giovedì 15 giugno 2017

#Consigli di lettura: ovvero ‘cosa leggere sotto l’ombrellone’

Come direbbe Stephen King, a volte ritornano. Purtroppo, per colpa del lavoro e di molte altre preoccupazioni che non sto qui a spiegarvi, non riesco mai ad essere costante nella pubblicazione dei post, nonostante la mia voglia matta di mettermi davanti al mio supernuovo PC. La mia occupazione mi prosciuga tutte le energie che ho e quando torno a casa, l’unica cosa che sono in grado di fare è scaraventarmi sul letto e non muovermi di li fino all’ora di cena. Spero che questo calvario finisca presto perché ne sto risentendo molto: sveglia alle 4, vai al lavoro, sgobba fino alle due o più senza nemmeno avere il tempo per andare a fare la pipi, torna a casa, discuti con le persone perché non capiscono come mai tu il venerdì sera non abbia voglia di uscire. Provare per credere, amici. La cosa che mi da più fastidio è la gente che finge di capire quello che stai attraversando, però quando rifiuti gli inviti perché ti senti morta dentro e l’unica cosa che vorresti fare è dormire, si offendono perché insomma non ci vediamo più, ci metti secoli a rispondere ai messaggi e tante altre belle cose. Allora, se quando io faccio proposte per uscire, rifiuti perché ti sei dimenticata che eri d’accordo con quell’altra a cui non piace andare al cinema, organizzi grigliate con la nostra compagnia e nemmeno mi inviti, cosa ti aspetti che faccia? Che ti stenda un tappeto rosso e che ti consegni il premio come amica dell’anno? Forse anche no. Io non sono un essere umano che rincorre gli altri; se vi piace la mia compagnia, bene. Altrimenti non sarò di certo io a cercarvi. ognuno per la sua strada e tanti cari saluti.
Perdonatemi lo sfogo, ma questa cosa mi sta davvero rodendo il cervello (che già è messo abbastanza sotto pressione). 
Sono approdata qui sul blog per consigliarvi qualche lettura da fare quest’estate sotto l’ombrellone. I primi cinque libri sono romanzi che ho letto da un anno a questa parte circa, alcuni letti durante il periodo estivo scorso e che poco anno a che fare con il caldo, il sole e il mare (anzi), altri li ho letti all’inizio di quest’anno e sono romanzi che secondo me hanno tutte le caratteristiche necessarie per essere considerati dei bellissimi libri da spiaggia. 
Come primo romanzo vi voglio consigliare Cime Tempestose di Emily Bronte. Ho letto questo libro ormai due estati fa e nonostante tutto lo associo a questo periodo dell’anno (anche se hanno poche caratteristiche atmosferiche in comune). Si parla di Inghilterra, di brughiere, di erica che cresce sulle montagne rocciose e che resiste a qualsiasi intemperia che sia neve o temporale con fulmini e saette. Si parla di un amore folle e impossibile, si parla di un amante che brama la persecuzione della sua amata anche da morta pur di averla vicina. Secondo me è il libro più bello del mondo (insieme ad Anna Karenina) e mi ha tenuto compagnia durante i turni notturni in hospice. Quindi, se non avete idea di che cosa leggere, prendete e amate Cime Tempestose. Inseritelo nella categoria “libri che rinfrescano, nonostante la calura”.
Come secondo romanzo ho deciso di inserire Nel Guscio di Ian McEwan. Ultimo romanzo pubblicato di questo autore molto prolifico, e primo che ho letto attratta dalla trama e dalla fama dello scrittore (che ormai lo precede), si tratta di un esperimento letterario molto ben riuscito, una rivisitazione moderna dell’Amleto di Shakespeare. Devo dire che le mie aspettative sono state soddisfatte pienamente. È proprio un libro dal quale non riesci a staccarti, la sua prosa molto Shackespeariana è tale per cui rimani incatenato alle pagine. Il punto di vista è alquanto inusuale, infatti il narratore è un feto ancora nel ventre materno e ci racconta le vicende viste attraverso le pareti uterine. Questo romanzo fa parte della categoria “vado a fare un bagno in mare veloce che poi devo leggere”. 
Prossimo in lista è Eileen di Ottessa Moshfegh. Se dovessi descrivere questo romanzo con un sostantivo sarebbe ‘squallore’. Lo squallore mi interessa enormemente, come direbbe una certa Esme. la protagonista è Eileen, una ragazza di ventiquattro anni, nonostante dal modo di vestire e di comportarsi ne dimostra almeno cinquanta. Vive con il padre ex poliziotto e ormai dipendente dall’alcool e lavora presso il carcere minorile della città. Le vicende che vengono narrate sono quelle che precedono il giorno della scomparsa di Eileen. La categoria quindi è “scandagliamo, armati di maschera e boccaglio, i fondali della perversa psiche umana, tra un brivido di orrore e l’altro”. 
Dello stesso stampo è Radiomorte di Gianluca Morozzi. Un romanzo thriller molto breve, che si legge in un pomeriggio, ma che vi farà rimanere con lo sguardo fisso su un punto imprecisato per delle ore, mentre ripensate a che cosa diamine avete appena letto. 
Che sia una lista della spesa o altro, io un libro di David Foster Wallace ce lo devo inserire. Una cosa divertente che non farò mai più non ha bisogno di spiegazioni (anche perché credo di avervene già parlato in qualche altro post). È un reportage nato come articolo di giornale dell’esperienza di Wallace su una nave da crociera extra lusso. È divertentissimo, pazzo e la scrittura di Wallace è tale per cui pure un articolo di giornale, diventa godibile durante i mesi estivi, quando si sa, la voglia di vivere o di svolgere qualsiasi attività è sotto lo zero assoluto. Se poi le vostre ferie le passerete su una nave, non c’è libro più adatto. Da inserire tra “non so perché l’ho iniziato, ma so che ora voglio leggere solo David Foster Wallace (e voglio fare una crociera per vedere con i miei occhi il disagio descritto da lui)”.
Se poi fate parte di quella cerchia di lettori che d’estate decidono di imbarcarsi nella lettura di romanzoni dalle dimensioni bibliche perché non c’è momento dell’anno migliore per farlo, allora questi faranno per voi. 
Moby Dick. Romanzo che sto leggendo in questo momento con un gruppo di lettura su Twitter e Facebook. non credo che sia necessario spiegarvi di che cosa parla, ormai la storia è talmente famosa che appena viene nominato il capodoglio lo si associa inevitabilmente al romanzo di Melville. Se poi le balene vi affascinano a tal punto che avete bisogno di un libro che ve ne parli in maniera affascinante e con gli occhi a cuoricino, eccovi Leviatano di Philip Hoare (anche di questo sono sicura di avervi già parlato da qualche parte qui sul blog). si parte con la storia della baleneria, anatomia e fisiologia di una balena (e non è una palla come leggere un atlante di anatomia umana) e le diverse specie che popolano i nostri oceani, e perché venne intrapresa la caccia a questi giganti marini. Questo è uno di quei libri che consiglio ogni volta che mi pone la domanda “non so cosa leggere, suggeriscimi qualcosa”.
I tre moschettieri di Dumas. Per coloro che hanno voglia di un po’ di avventura, intrighi di palazzo e scontri a colpi di spada. 
I miserabili di Hugo. Tralasciando gli excursus vari sul sistema fognario di Parigi, è un bel big book in grado di soddisfare qualsiasi esigenza. Per chi vuole leggere di amore, chi invece desidera ardentemente una storia che parli degli scontri durante la rivoluzione, per chi invece ha voglia di incontrare un personaggio che si redime e riesce in qualche modo a ricostruire la sua dignità che gli era stata tolta nel momento in cui era stato condannato ai lavori forzati per aver rubato un po’ di pane per sfamare la sua famiglia. È il romanzo perfetto, adatto a qualsiasi tipo di lettore.
Vi mancano le fresche campagne inglesi (e avete già letto Cime Tempestose)? Potete dedicarvi a Jane Eyre di Charlotte Bronte. Anche in questo romanzo possiamo trovare qualsiasi cosa: amore, follia, fresca aria inglese. se vi piacciono i romanzi lenti e descrittivi non potrete non amarlo.
Questi ultimi cinque romanzi sono quelli che ho intenzione di leggere io questa estate (senza contare Moby Dick che è già in lettura): il Conte di Montecristo, per sopperire alla carenza di Dumas, da uomini a dei di Harari, perché un buon saggio sulla storia dell’uomo non può mancare in estate, gli anni della leggerezza della Howard (romanzo famigliare, non ho altro da aggiungere) e Roderick Duddle di Michele Mari e Exit West di Hamid, romanzo politico contemporaneo. 
Spero che questi consigli siano gradi e spero di non farvi attendere troppo prima di pubblicare il prossimo post. Non so a quanti di voi possa interessare, ma volevo scrivere qualcosa su David Foster Wallace, visto che ormai ho letto un po’ di suoi romanzi. Fatemi sapere cosa ne pensate e quali saranno i libri della vostra TBR estiva.
A presto.
M. 



domenica 5 febbraio 2017

#FIERADEGLISPOSI ovvero ‘come diventare pazza prima del tuo matrimonio’

Questo weekend a Bergamo è in atto la fiera degli sposi, evento annuale in cui atelier d’abiti, ristoranti, ma anche fotografi, party e wedding planner, addobbano i loro stand per fare colpo sulla miriade di sposine che percorrerà quel labirinto di tulle e confetti alla ricerca del dettaglio particolare e studiato che renderà la sua cerimonia il giorno più bello della sua vita, quello che ricorderà negli anni a venire con più felicità e nostalgia.
Io mi ci sono recata venerdì sera, primo giorno di apertura, dopo un turno particolarmente sfiancante di otto ore in casa di riposo (seriamente distruttivo, non ho avuto nemmeno il tempo per fare la pausa pranzo), insieme alla mia Gym Buddy Stef, con la quale condivido le torture medievali che ci propina il nostro allenatore nei giorni in cui decidiamo di palesarci in palestra perché l’estate si avvicina e fare solamente la dieta non serve a nulla.
Iniziamo la nostra candida serata con una magica piadina vegetariana e la promessa di rimpinzarci di confetti una volta giunte in fiera; fuori dall’ingresso dell’edificio ospitante troviamo in bella mostra delle automobili di vario tipo, una limousine, una Porsche e una non identificata, tutte e tre ovviamente bianche e corredate di fiocchi.
Una volta all’interno, inizia l’esposizione vera e propria. Si respira già aria di festa quando, alla consegna dei biglietti, ci troviamo di fronte tre manichini con tre diversi abiti da sposa molto principeschi che io non indosserei mai, ma che, devo ammetterlo, facevano proprio un bell’effetto. Certo, se una ha la fortuna di avere il fisico da barbie, taglia 38, senza culo e senza tette.
Nel labirinto di stand vieni assalita da personaggi strambi di ogni genere che cercano di propinarti i loro depliant e ti convincono che il loro atelier/ristorante/cantante è il migliore sul mercato quindi devi per forza scegliere loro per il giorno più bello della tua vita.
Partendo dal presupposto che io avevo solo una vaga idea di quello che bisogna organizzare per il matrimonio, sono rimasta parecchio sconvolta: pensavo fosse solo una roba che si vede nei film, le spose che diventano pazze isteriche perché si ritrovano a dover coordinare i sottopiatti ai centrotavola e i centrotavola ai segnaposti. Pensavo fosse solo finzione, solo un’estremizzazione di ciò che si cela dietro la preparazione di questa cerimonia. Invece no. Tutto viene curato nei minimi dettagli: la composizione del tavolo, le sedie, la disposizione dei tavoli, per non parlare poi ovviamente della distribuzione degli ospiti perché un invitato non si può sedere dove cavolo gli pare, no, tizio deve essere vicino a caio anche se non si sopportano e le rispettive fidanzate devono trovarsi nel mezzo per non far scaturire la terza guerra mondiale.
Per fortuna, se siete delle spose che si fanno prendere facilmente dall’ansia e non volete dover ricorrere allo psichiatra prima di dire il fatidico Si, potrete sempre implorare che un wedding planner vi offra i suoi servigi, così che penserà a tutto lui. Voi dovrete solo approvare quello che questo carinissimo personaggio vi proporrà.
Oltre alle esposizioni di ristoranti che propongono le loro composizioni sui tavoli in perfetto stile ‘foresta amazzonica’ (seriamente, un tavolo addobbato sembrava la perfetta replica della giungla e ci siamo chieste come gli invitati potessero parlarsi l’un l’altro con davanti una pioggia di liane e piante che crescevano di fronte ai loro bicchieri) correndo però il rischio di trovarsi un bellissimo insetto dai colori iridescenti nel bicchiere, siamo incappate anche in una dimostrazione di acconciature dove, probabilmente una scolaresca perché si trattava per lo più di ragazze e qualche ragazzo, si prodigavano in giochi di maestria con i capelli di teste mozze di plastica e poi, una volta finita la loro creazione, correvano in giro per la fiera con il loro capo di bambola in mano tutti soddisfatti. Non mi dilungherò particolarmente sulle teste mozze perché mi hanno fatto parecchia impressione ma, devo confessare che alcune acconciature erano molto belle e particolari.
Purtroppo, il giro della fiera è stato breve e, una volta giunte alla fine, ci siamo trovate d’innanzi alla immancabile dimostrazione del folletto (la mitica aspirapolvere) dove quattro uomini si dilettavano ad illustrare i molteplici usi di questo manico di scopa elettronico e ne decantavano le doti manco fosse l’ultimo ritrovato d’ingegneria aerospaziale.
Ovviamente, non poteva mancare la scena in cui la mitica Stef rimorchia uno dei rappresentanti: non poteva che essere quello più strambo e più rotondo dell’intera fiera. Segue discussione sul Bimby (altro prodotto della casa del folletto che non scriverò perché non ho idea di che lettere compongano questa parola), su cosa mangiare quando si è a dieta e “tu non ti preoccupare, ci penso io a prepararti una favolosa insalatina lattughina croccante, aggiungendo pomodorini, quattro mozzarelline ciliegine e un po’ di tonno”. Liquidato il simpatico signore con un “scusaci, ma necessitiamo di un secondo giro”, ripartiamo dall’inizio.
Vi avevo anticipato che il nostro intento era quello di scroccare qualche confetto e nasconderlo in borsa per poi mangiarcelo in tranquillità prima degli allenamenti. Ecco, il nostro piano è andato in fumo. A quanto pare venivano concessi gli assaggi solo alle vere spose e a nulla sono serviti i nostri tentativi di ingannare il sistema perché, si sa, entrambe siamo pessime nell’arte del camuffamento e della truffa.
Tipico dialogo del venerdì sera:
“allora chi si sposa delle due?”
“LEI!!” risposta all’unisono con indici che puntavano reciprocamente l’altra.
Con tono di rammarico “si spera entrambe. Prima o poi. Intanto ci rifacciamo gli occhi per gli altri”
“buon giro allora. Intanto vi lascio il mio depliant e il mio biglietto da visita”   
Alle 20,45 poi abbiamo assistito ad una sfilata di abiti da sposa che vedeva protagoniste delle ragazze non modelle, agghindate e acconciate come se dovessero sposarsi la sera stessa. Prima di goderci questo spettacolo però, siamo state intrattenute con un quiz nel quale ci siamo classificate ottave con lo stupore di entrambe: si trattava di domande riguardanti le regole da rispettare per organizzare una cerimonia con i fiocchi. Da come deve essere il vestito della sorella della sposa – rigorosamente non rosso – a dove vanno fatti sedere gli invitati dello sposo – ovviamente non al bar dell’oratorio, risposta che ho dato io per beffarmi del conduttore che credeva fermamente nelle sue potenzialità di Enrico Papi dei poveri.
Finalmente dopo un’inutile attesa inizia la sfilata.  Abbiamo assistito alla performance di tre diversi tipi di ragazze:
- quella “non so perché sono qui ne tantomeno cosa sto facendo”, in cui anche io e Stef ci siamo rispecchiate. La tipica ragazza timida, che viene convinta dal proprio fidanzato perché “amore sei bella non vedo il motivo per tirarsi indietro”, dalla camminata molto incerta sui trampoli brillantati che non sa minimamente come posare. Hai tutta la nostra stima.
- Quella “sono figa e lo so per questo me la tiro” non ha bisogno di ulteriori descrizioni. Vi dico solo che camminava anzi, fluttuava sulla passerella come se avesse un palo nel culo (esattamente le parole che sono uscite dalla mia bocca) con lo sguardo fisso sul riflettore e, scommetto lo stipendio, a fine serata si sarà ritrovata con le retine strinate.
- Quella “sono figa ma fingo di non saperlo così tutti mi rassicurate sul fatto di essere figa”. Colei che si crede una dea greca, ma non lo ammette perché è più bello sentirselo dire dalle persone e farsi convincere di essere belle anche senza tonnellate di mascara.  
Ci siamo lanciate in svariati commenti durante tutta la durata della sfilata facendo anche la nostra consueta figura di merda. Nel bel mezzo di un commento particolarmente acido sul secondo tipo di ragazza, le nostre vicine di posto si mettono a fotografare la modella in questione. Abbiamo dedotto fossero le amiche, ma comunque di questo non ci siamo rammaricate, anzi, abbiamo proseguito per la nostra strada impersonando due perfette Enzo e Carla.
Come poi dimenticare il fidanzato della prima ragazza che ha sfilato. Quella che riveste perfettamente i nostri panni. Quella “non so perché lo sto facendo”. Fortunatamente i nostri pensieri riguardo a questa bambolina erano positivi e infatti abbiamo ricevuto la benedizione del suo fidanzato, seduto a due posti di distanza da noi. Con la nostra maestria siamo riuscite a scongiurare un disastro di dimensioni astronomiche, ma ciò che pensavamo era tutto vero. Il suo vestito era il più bello di quelli presentati e lei era molto simpatica e spontanea. Urrà per te cara amica non so come ti chiami. Purtroppo so già che non avrà vinto lei, avranno sicuramente premiato le donzelle da palo nel sedere, però si è comunque aggiudicata il titolo di eroina della serata.
Siamo dovute fuggire prima della proclamazione della vincitrice, perché io avevo tremendamente sonno e la Stef aveva un’uscita programmata per quella stessa sera.
Comunque sia ho imparato diverse cose in queste poche ore di deliranti e svolazzanti abiti di tulle e ristoranti dal dubbio gusto per l’arredamento:
1.       Se non vuoi diventare una pazza psichiatrica prima del tuo matrimonio, assumi un Wedding Planner.
2.       Odio definitivamente i vestiti rossi. In generale, che siano da sposa o per una serata qualsiasi. Il rosso non è il mio colore e mai lo indosserò. Per il mio matrimonio (se mai mi sposerò) opterò per un vestito corto, semplice e che non mi faccia cascare con la faccia per terra e stampare tutto il mio trucco sul pavimento della chiesa.
3.       Ovviamente non indosserò tacchi ma comodissime converse.
4.       Sono tornata a casa con una voglia matta di confetti che non è stata soddisfatta.
5.       Stef ormai l’hai detto che sarò la tua testimone di nozze quindi mi aspetto una bellissima e buonissima bottiglia di vino come bomboniera. Solo per me. Gli altri si arrangiano.
Era mia intenzione corredare questo sproloquio di foto (si perché io mi sono recata in fiera con l’intento principale di fare tante foto per Instagram), ma sto avendo parecchi problemi ad inviare mail dal cellulare e le mie doti di hacker non sono così avanzate quindi credo proprio che dovrò ricorrere al servizio Genius Bar della Apple.
Vi auguro una buona domenica ricca di confetti.
Con affetto,

M.

venerdì 30 dicembre 2016

Il 2016 in pillole

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Ebbene eccoci giunti agli sgoccioli di questo 2016. Un altro anno è volato via ed è impossibile non sentire il peso di altri 365 giorni che si ammucchiano sulla nostra schiena.
Il 2016 è stato un anno strano sotto molti punti di vista (non parlerò della strage di morti di personaggi famosi che hanno colorato di nero questi 12 mesi perché non sono solita scrivere post necroscopici). Diversi erano i New year resolution che mi ero posta a gennaio e devo dire che ho fallito in pieno, ma, proprio come la mia opel, funziono con motore Diesel e ho bisogno di tempo prima di ingranare la marcia giusta.
Mi ero proposta di essere più positiva. Io e positiva non siamo sostantivi che vanno proprio a braccetto, anzi. Sono esattamente l’opposto e anche il mio amore platonico non fa che ripetermelo, ma purtroppo il mio colore è il nero e quindi favola.
Volevo riprendere a studiare e in parte ci sono riuscita. Ho dovuto preparare il concorso per l’ospedale e ho provato anche ad iscrivermi ad un master in 118 non riuscendo ovviamente ad entrare perché il mio curriculum va bene solo se utilizzato come carta igienica. Ma non demordiamo e confidiamo nel 2017. Frequentare un master darebbe veramente una svolta al mio essere infermiera ed è ciò che al momento ho più bisogno.
Dovevo smaltire i libri accumulati e non ho idea se ci sia riuscita o meno. So che quest’anno ho comprato tanto con la banale e fragile scusa dell’avere due nuove Billy da riempire (perché una libreria vuota non è bella da vedere).
Era mia intenzione leggere quattro big books. Sorvoliamo. Ho iniziato il primo a dicembre (il conte di montecristo).
Mi ero ripromessa di andare in palestra costantemente. Ovviamente non è stato così e ovviamente è una cosa che mi prefiggerò anche per l’anno a venire (fallendo miseramente di nuovo).
Volevo dimagrire. In un’altra vita magari ce la farò.
Volevo essere una valida infermiera. La me autocritica si sta strappando i quattro capelli che ha in testa. Ai miei occhi farò sempre cagare e sarò sempre fermamente convinta di non aver dato il massimo. Tuttavia, in un posto di lavoro malsano come quello in cui sono ora è molto difficile restare concentrati sul proprio lavoro e non spedire a quel paese i tre damerini che comandano.  
Ero decisa ad essere un’amica sempre presente per tutti. È quel per tutti che è venuto un po’ a mancare, soprattutto perché ho capito per chi vale la pena esserci e chi invece non merita la mia presenza. Ed è un punto a mio favore credo. Comunque, ci sono stata per chi l’ha veramente meritato ed è stato molto gratificante.
Volevo viaggiare. Ho viaggiato, tanto, senza mai uscire dalla mia cameretta. Anche se credo che questo punto fosse inteso come visitare nuovi posti e non è stato così perché tra il cambio di posto di lavoro e il resto ero rimasta senza energie. 
Posso dire che il 2016 è stato una merda (ritornando al punto di cui sopra che riguarda l’essere positiva)? Si, lo è stato. E non vi elencherò i motivi perché sono futili e stupidi e ovviamente non vi interessano, ma sono questioni che non mi hanno concesso di vivere con serenità questo ventiquattresimo anno della mia vita e soprattutto di viverlo come una ragazza di quell’età.  
Per quest’anno l’obiettivo sarà solo uno, riprendere il controllo su me stessa e imparare ad amarmi. E so già che si tradurrà in un “voglio mettermi a dieta per sentirmi meglio e non nascondermi perché mi vedo come una balena”, ma va bene così. Probabilmente lo farò già da inizio anno, anzi, ho già iniziato visto che il giorno di natale sono stata male, ho preso una brutta gastroenterite e ancora oggi ne sto risentendo quindi sono stata immune alla solita abbuffata di queste feste (anche perché il giorno di natale ero impegnata a deprimermi in reparto tra un brivido di freddo e l’altro e il giorno di santo Stefano stavo morendo sul divano di mia zia con la febbre e il mal di stomaco). Quindi grazie mille gastroenterite per aver anticipato l’inizio della mia dieta.
Per quanto riguarda i libri, invece, è stato un anno abbastanza proficuo: ho letto molto, ma soprattutto, ho letto moltissimi libri belli belli in modo assurdo. Siccome selezionarne dieci era cosa pressoché impossibile, ne ho scelti 16:
I MISERABILI – non c’è bisogno che io vi dica perché questo libro lo dovete leggere. Potrebbe spaventare la mole, ma è scritto talmente bene che non risulterà affatto pesante.
IL GIOVANE HOLDEN – Salinger è una garanzia come sopra, quindi non mi dilungo.
IO E MABEL – straziante quanto stupefacente.
COLAZIONE DA TIFFANY – struggente e tenero e coccoloso.
LA BAMBINA PUGILE – adatto a chi soffre per amore. Leggerete tra le righe di ogni poesia il nome della persona che tanto amate.
KOBANE CALLING – cosa c’è da dire ancora su Zerocalcare? Fa ridere, tanto. Ma fa anche riflettere e i disegni di Michele sono i miei preferiti.
SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE – tenero e delicato.
LEVIATANO – illuminante e magico.
UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARO’ MAI PIU’ – David Foster Wallace è stata una piacevole scoperta e mi ha fatto piangere per le risate.
IL COLORE DELLA MAGIA – un bel fantasy di quelli veri, con un mago strampalato che ha imparato un solo incantesimo che non può utilizzare.
IL GGG – miravibondo!
MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO – la coperta di pile che ci tiene caldo nei pomeriggi invernali, grigi e nevosi.
RAGNAROK – se amate la storia di Thor e Loki non potete non aver letto questo libro. Parla di guerra tra dei, morte, distruzione. Urrà!
LO STRANIERO -  un viaggio nella mente di un condannato a morte.
DISASTRI – una buona dose di humor grottesco che non è mai abbastanza, soprattutto se nella vita siete come me e vedete quasi sempre tutto nero. Daniil Charms è riuscito a strapparmi delle risate vere, come solo David Foster Wallace era riuscito a fare.
BLANKETS – una graphic novel che parla della vita dell’autore e, perno principale, è la storia d’amore. Per chi l’amore non lo vede nemmeno con il binocolo, questo libro vi strapperà il cuore. Ma riuscirà anche a rimettere insieme i pezzi.
Non ho intenzione di stilare una lista di libri per l’anno che viene perché so già che non la rispetterei. Voglio semplicemente continuare a leggere quello che mi piace, in barba a chi dice che fanno schifo, che leggo cose pesanti, che c’è di meglio, prova con qualcosa di diverso dai soliti russi, classici e altre storie.
Nella mia vita fatta di insicurezze, un lavoro sfibrante e umore quotidianamente sotto la suola delle scarpe, ho bisogno di qualcosa che mi faccia dimenticare per qualche ora chi sono e mi trasformi in qualcosa di meglio, in attesa che riesca a farlo da sola.
Dopo questo post fatto di praticamente solo cose brutte, ma anche libri belli dai, vi auguro un buon anno e che sia ricco di fantastiche letture.
Con affetto,

M.  

mercoledì 21 dicembre 2016

CONSIGLI PER RITARDATARI CRONICI: COME RENDERE FELICE UN LETTORE DURANTE LE FESTE

Ammettetelo. Quanti di voi sono ancora in ballo alla ricerca del regalo perfetto per quell’amico che proprio non ne vuole sapere di aprire un libro e affogare tra le pagine perché ritiene la lettura noiosa? Chi ha esaurito le idee perché “ormai ha la libreria piena e sicuramente quello che compro già ce l’ha”?
Accorro in vostro soccorso e vi propongo qualche idea dell’ultimo minuto, non impossibile da reperire in questi ultimi giorni prima del tanto temuto momento dello scambio dei regali. Ovviamente si tratterà di solo libri e un bonus un po’ particolare.

Il potterhead incallito, ma senza soldi o l’amico appena convertito al mondo magico
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Un’idea magnifica - ovviamente – non può che essere quella di regalare le edizioni illustrate dei primi due volumi della saga di Harry Potter: oltre che perfette per una rilettura durante questo periodo dell’anno che, diciamolo, si adatta perfettamente al clima di Hogwarts, sono anche delle piccole opere d’arte che potrete esporre con fierezza sulla vostra libreria (proprio come ho fatto io).
Se poi non siete sicuri che questo tipo di dono possa piacere (non scherzate, solo a Lord Voldemort potrebbe far ribrezzo un’opera del genere) e se il vostro amico è un amante dei film, potrete puntare sulla collana dedicata alla Magia del Film. Quello riguardante la saga principale non so se in italiano si trovi ancora (io l’ho reperito facilmente su Amazon, ma in inglese), ma con l’uscita del film Animali Fantastici e dove trovarli, hanno appena pubblicato anche il libro riguardate quella pellicola e un’altra cosa magnifica sulla quale non vedo l’ora di mettere le mie mani. La valigia di Newt Scamander. Così renderete felice una persona e la farete ritornare bambina. Orsù, non attardatevi, prima che vadano fuori catalogo.
Risultati immagini per la valigia di newt scamander. esplora i segreti del film animali fantastici e dove trovarliSe poi i vostri fondi non sono proprio illimitati, potreste puntare su qualcosa che comunque si rifà al mondo della Rowling, ma che non vi porterà sul lastrico (purtroppo quei libri non sono proprio economici, però sono delle opere d’arti grafiche), su internet, in particolare su Amazon, potreste trovare diversi shop che vendono le sciarpe relative alla casata di appartenenza. Io, siccome ho adorato il film, ho comprato la riproduzione della sciarpa di Newt Scamander e ho deciso di regalarla pure a mia cugina.




L’amante dei romanzoni russi (per costoro che non si sono spaventati di fronte alla mole di Guerra e Pace o dei fratelli Karamazov)
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Se avete un amico appassionato di letteratura russa non posso non consigliarvi Disastri di Daniil Charms. Questo libro è un collage di brani tratti dai diari e dai racconti dello stesso autore, il tutto permeato con un’atmosfera irreale e assurda. Alcuni di questi racconti sono talmente illogici da sfociare nell’assurdo e non sarà impossibile strapparvi qualche risata durante la lettura.
Un altro libro che mi sento di consigliarvi anche se non l’ho ancora iniziato si intitola I Posseduti di Elif Batuman: in questo volume si ripercorrono le vicende di alcuni dei più famosi romanzi della letteratura russa. Un bell’approfondimento per una persona che già è un’appassionata di Tolstoj o Dostoevskij.

L’amante dei classiconi ciccioni (colui che non ha vacillato di fronte alla mole di Moby Dick o de I Miserabili, che ha giurato vendetta insieme ad Edmond Dantes)
Se il vostro amico è un amante di questo genere, perché non fiondarsi su un bel classico contemporaneo? Albert Camus fa al caso vostro. Il romanzo che mi sento di consigliarvi di questo autore è Lo Straniero: offrirà al vostro caro non solo una bella storia, ma anche diversi spunti di riflessione (in fondo è anche questa una delle fantastiche proprietà dei classici: farci pensare).
Se poi è un appassionato di Shakespeare, uno di quei fanatici che ha letto tutte le tragedie e le commedie, potrete puntare su Figlie Sagge di Angela Carter: divertente, ironico e con due signorine di 70 anni che vi faranno sbellicare per la loro verve, il loro cinismo e la loro ironia, ma non solo, questo romanzo è pieno di riferimenti alle opere Shakespeariane e sono sicura che un vero amante le saprà cogliere senza indugi.
Altrimenti, se non sapete proprio quali pesci pigliare, potreste sempre fare colpo con una bella edizione, magari illustrata. In particolare quelle della Bur sono perfette come regalo di Natale. Oltre che donare un bel classico (magari il preferito di quella persona), sarà anche corredato di fantastiche illustrazioni che renderanno più piacevole la ri-lettura e farà anche una bella figura sullo scaffale della libreria (l’anno scorso mi sono fatta regalare l’edizione di Moby Dick illustrata e per una settimana l’ho tenuta insieme a me nel letto quando dormivo).

L’amante del fantasy (quello vecchio stile, Tolkien per intenderci)
Questa potrebbe suonare come una scelta molto scontata, in realtà il numero dei fan italiani di questo autore si aggira intorno a dodici, quindi sicuramente farete cosa giusta. Sto parlando di Terry Pratchett. I caroni di Salani quest’anno ci hanno deliziati con una nuova edizione della saga di Mondo Disco: al momento sono usciti i primi tre volumi e, per il prezzo che hanno, potreste regalarli tutti. Altrimenti potrete diluirli sulle varie festività così da non dover pensare ai prossimi regali di compleanno, befana, pasqua e natale prossimo.
Questo autore riempie i suoi romanzi di personaggi strambi a cui accadono cose altrettanto surreali, in un mondo che è assurdo ed è tutto fuorché reale, tuttavia ha la capacità di renderli talmente vivi e veri che vi sembrerà impossibile che non esistano veramente. Vi do anche un motivo in più: se non siete ancora certi che questo sia l’acquisto che fa al caso vostro, pensate al fatto che uno dei personaggi principali è la Morte. Vale la pena di regalarli anche solo per la sua presenza esuberante.  

L’amante dei fumetti
Non sono molto ferrata sull’argomento Graphic Novel perché purtroppo non riesco a leggerne quante vorrei, comunque, se il vostro amico è un appassionato del genere illustrato, allora non potrà non piacergli Zerocalcare. Potreste donare qualsiasi cosa di questo autore, farete cosa giusta. In particolare, il mio preferito è Kobane Calling: un bel reportage, diario di guerra, di uno che la guerra la vede per la prima volta con i propri occhi. Il tutto condito con una mamma Lady Cocca il cui primo pensiero, dopo aver appreso la notizia che il figlio sarebbe partito per la Siria, è stato di stare attento alla guida di questi soggetti, perché non si sa mai. Questa graphic novel saprà farvi piangere e farvi ridere nello stesso esatto momento e vi farà conoscere un po’ più da vicino una realtà non troppo lontana dalla nostra, ma che i nostri media stentano a farci conoscere perché forse troppo cruda e crudele.

Colui che non vuole impegnarsi: l’amante delle raccolte di racconti
Una delle raccolte di racconti più belle che io abbia mai letto è Nove racconti di Salinger. Anche qui, il rischio di trasformarsi in bozzolo frignante è sempre nascosto dietro l’angolo, ma è comunque piena di piccole chicche che, chi ama Salinger non può non conoscere. Se poi volete fare proprio bella figura, potreste puntare sul magnifico cofanetto che contiene il giovane Holden (altro perfetto regalo di Natale, magari per un giovane uomo di sedici anni che saprà riconoscersi nel personaggio), Franny e Zoey, alzate l’architrave carpentieri e Seymour e appunto i Nove Racconti.
Orsù, facciamo conoscere al mondo questo autore tanto odiato e tanto amato. La gente ha bisogno di un po’ di Salinger nella propria vita.

Aiuto, ho a che fare con un nipotino under 12, che cosa potrà mai apprezzare? Cosa posso regalargli senza che mi consideri una zia noiosa che gli regala libri?
È sempre un buon momento per regalare Roald Dahl. Matilda, il GGG (a gennaio esce anche il film), le Streghe, la magica medicina, Boy, sono solo alcuni dei titoli che potreste acquistare e assicurarvi il titolo di zia o zio dell’anno.
Se poi volete colpire nel segno, ho visto qualche tempo fa in libreria un cofanetto coloratissimo che conteneva la fabbrica di cioccolato e il suo seguito, l’ascensore di cristallo. Oltre che un bel libro da leggere è anche qualcosa di magnifico per gli occhi e, ovviamente, trattandosi di un libro per bambini, sarà corredato di illustrazioni: in questo modo la lettura sarà percepita come meno noiosa e super divertente. Anche se Roald Dahl non ha bisogno di disegni, la sua scrittura è già magica di per sé, le immagini fanno solo da contorno.

L’amica amante delle storie d’amore
Da quando in qua le storie d’amore devono avere tutte un lieto fine? Al posto dei soliti After, Disastri della natura e voglio amarti ma non posso, amami ma non ti amo, regalate Cime Tempestose. Struggente fino al midollo, vi farà piangere anche le lacrime che non avete. Si parla di amore tra due personaggi, ma non solo. Si parla di pazzia, fantasmi e uomini che perdono qualsiasi voglia di vivere dopo la morte dell’amore della loro vita. Ringraziamo gli dei per averci dato l’onore di far nascere su questa terra le sorelle Bronte e i loro drammoni di fine ottocento.
Se però la vostra amica non è particolarmente avvezza alle storie struggenti, a tratti dense, ma comunque non disprezza un po’ di sano dramma: Colazione da Tiffany. Parlare di dramma è improprio perché non da il giusto peso a questa storia. Abbiamo una protagonista problematica che scappa da una situazione un po’ particolare, e che non riesce ad integrarsi fino in fondo nell’America degli anni ’20. L’unico luogo in cui si sente a casa è Tiffany (il negozio di gioielleria), ma non fraintendetemi, non è una storia assolutamente frivola e vi lacererà il cuore. Va bene, abbiamo appurato che faccio schifo a descrivere le storie, ma fidatevi, regalate Truman Capote.

L’amico avventuriero
Se avete un amico che adora i romanzi d’avventura, non potrà non amare il Conte di Montecristo o i Tre Moschettieri entrambi di Alexandre Dumas. Si tratta di due romanzi d’appendice che sanno intrattenere il lettore con diversi momenti di tensione, cacce all’uomo, duelli, intrighi di palazzo e storie d’amore supertristi. Vi si trova di tutto in questi due romanzi e, data la mole, vi terranno impegnati per diversi giorni (o mesi).

L’amico “io leggo solo biografie”
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Facciamolo uscire dalla sua sacrosanta Comfort Zone e doniamogli Io e Mabel o Leviatano. Entrambi narrano del rapporto dell’uomo con la natura. Nel primo romanzo vediamo la protagonista alle prese con un lutto famigliare (la perdita del padre) e per non essere sopraffatta dal dolore decide di dedicarsi all’addestramento di uno dei rapaci più difficili da educare, l’astore. La sua Mabel riuscirà non solo a farle capire come affrontare il dolore della perdita, ma le insegnerà che nascondersi per non soffrire la porterà solo alla distruzione, che le mani degli uomini non sono solo fatte per fare da posatoio ai loro rapaci, ma anche per stringere e aiutare altre mani. Questo romanzo non è solo un libro di Non Fiction, una biografia, è un memoir astronomico di un rapporto tra un essere umano e un uccello apparentemente indomabile e apparentemente che non ha nulla da insegnare al proprio addestratore. Sta proprio in questo il bello del romanzo, Hellen insegnerà alla sua Mabel a volare e ritornare sulla sua mano al momento del richiamo, ma Mabel aiuterà la sua amica e addestratrice a superare quello che ai suoi occhi si presenta come un muro invalicabile.
Leviatano invece parla di balene e lo fa in maniera molto affascinante e veramente personale. L’autore stesso ha coronato il sogno di una vita ed è riuscito a nuotare insieme a questi giganti marini e ve lo racconterà per filo e per segno nel suo romanzo. Volete far luccicare gli occhi di una persona? Regalategli uno di questi due libri e sarete ringraziati per il resto della vostra vita.

BONUS TRACK
Siete ancora in alto mare? Non siete ancora giunti ad una conclusione? Ecco qui qualche soluzione di ripiego. Queste scelte sono azzeccate per qualsiasi persona perché sono libri talmente belli che non possono non piacere.
Qualsiasi cosa di David Foster Wallace va bene, in particolare una cosa divertente che non farò mai più, corto, ma tanto divertente.
Molto forte, incredibilmente vicino, dolorosamente struggente, ma che vi lascerà con il sorriso sulle labbra a fine lettura, perché insieme a Oskar riuscirete finalmente a trovare una risposta alla chiave lasciata dal padre.

Con questo ho terminato. Buona caccia ai regali a tutti e buon natale.
Con affetto,

M. 

domenica 18 dicembre 2016

GUIDA GALATTICA PER INFERMIERI (come prepararsi ad affrontare i concorsi)

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Da qualche mese a questa parte in tutta Italia sono spuntati come funghi i concorsi per posti a tempo indeterminato nelle aziende ospedaliere. Da Bologna a Pavia, da Venezia fino a Bergamo. Ovviamente, il mio animo pigro da orso polare, mi ha portata ad iscrivermi solo a quello per l’ASST di Bergamo, ben consapevole che mai avrei superato la preselezione. E invece le mie non proprio rosee aspettative si sono frantumate a favore di un bel “dai che forse non sono così incapace ed ignorante”. Lunedì di questa settimana ho sostenuto l’ultima prova, il tanto temuto orale, portandomi a casa un bel 18/20. Sono quasi certa che se mai mi chiameranno sarà tra qualche anno: ricordatevi che la sfiga ci vede benissimo e che la graduatoria del concorso dura solo tre anni, dopodiché si deve ripetere tutta la tiritera.
Ora. Affrontare tutto questo non è roba da poco, soprattutto per una persona che non da molto a vedere la propria ansia e la tiene ben nascosta all’interno del suo cuoricino ormai atrofizzato. Non è tanto la questione del dover affrontare svariate prove che a Katniss Everdeen bagnate il naso, ma quanto il fatto di non sapere come si svolgeranno suddetti test.
Quindi, non so quanti infermieri ci siano li fuori e non so quanti mai leggeranno questo post, ma voglio comunque lasciarvi con una guida pronta all’uso per affrontare con tranquillità le varie fasi del concorso senza farsi prendere dal panico.

Fase 1: la PRESELEZIONE (anche chiamata, ‘ammazza quanti siamo, è tutta una questione di fortuna’)
Si tratta della fase di scrematura. La fase a cui partecipano più persone, delle più svariate età e da ogni parte d’Italia (perché un concorso per 5 posti a tempo indeterminato in un ospedale, ovviamente, non capita tutti i giorni e nemmeno tutti gli anni). Ricordatevela bene perché questa frase la ripeterò fino alla morte: il tipo di test e il metro di valutazione sono scelti a discrezione dell’azienda. Questo significa che non tutti sono uguali (tranne forse questa fase per la quale si opta quasi sempre per il test a risposta multipla).
Come ho già anticipato, solitamente si tratta di test a risposta multipla: 30 domande, la maggior parte di pertinenza con la professione, ma si possono trovare anche quesiti di farmacologia, calcoli di dosaggio, domande sulle patologie, sulle vaccinazioni e così via (figuratevi che nella mia prova ho trovato una sequenza numerica da completare).
Di libri per prepararsi ce ne sono a bizzeffe, io ho utilizzato il libro dei quiz per concorsi. Siccome sono una persona un po’ esigente nei miei confronti e non mi piace minimamente presentarmi ad un esame impreparata, avevo svolto tutti i test presenti nel libro e questa cosa ha giocato a mio favore. Alcune domande inevitabilmente si ripetono, infatti ad alcune, alle quali non avevo saputo rispondere durante la mia settimana di preparazione, ho dato la risposta corretta proprio perché le avevo trovate identiche nel libro. Ricordatevelo, orsù: prepararsi non è sinonimo di essere dei luridi SOTTUTTOIO, anzi.
“ma tu? Ti sei preparata?”
“beh si dai, ho fatto qualche quiz sul libro”
“eh ma non serve a niente, tanto entra chi è raccomandato”
Non fidatevi assolutamente di chi vi parla in questa maniera. Trattasi di infermieri Hipster, brutta specie. Se voi passate la preselezione, credetemi, che il più grosso è fatto e se entrate in graduatoria prima o poi vi chiameranno.
Comunque sia, in questa fase mi sono portata a casa un bel 27/30. Sempre a discrezione dell’azienda sta la decisione di togliere o meno punti a risposta errata. Noi siamo stati molto fortunati perché hanno deciso di non togliere punti, ammettendo così più persone alla fase successiva.
In questa fase è molto importante l’organizzazione. Con il concorso di Bergamo siamo stati molto fortunati. Siamo stati divisi per fasce orarie in ordine alfabetico distanziate di due ore una dall’altra. Con precisione militare, entravamo in auditorium, riconoscimento, svolgimento della prova, fuori tutti e via al turno successivo. In questo modo si sono evitati i sempre presenti spargimenti di sangue e le inevitabili lamentele di quell’infermiere che, iscritto ad ogni concorso indetto su tutto il territorio italiano, trova sempre la  pecca per sopperire alla sua mancanza di preparazione, ma di questo vi parlerò dopo.
Questa fase comunque è passata via liscia e all’incirca la metà dei presenti è stato ammesso all’esame successivo. La vera e propria prova scritta.

Fase 2: la PROVA SCRITTA (anche detta ‘cosa chiederanno? Come sarà? OMMIODDIOMIVIENEDAVOMITARE’)
Da questa fase in poi vige la regola dell’incognita: a qualsiasi concorso parteciperete, non sarà mai uguale al precedente. C’è chi propina un test a risposta multipla sulla falsa riga di quello della preselezione, magari più difficile e togliendo punti; c’è chi decide di fare una parte a quiz e una parte con domande a risposte aperte, c’è chi ti chiede di esplicare in dieci righe come eseguiresti una sternotomia con solo l’utilizzo dei mignoli e con gli occhi bendati.
Con questo non voglio spaventarvi, ma soltanto dirvi: preparatevi a tutto.
Io, da profana quale ero, non avendo mai partecipato ad alcun concorso, non avevo assolutamente idea in che cosa consistesse la seconda prova, ne tantomeno come venisse svolta. Per questo quando ho visto le tre domande a risposta aperta, per poco non mi veniva un infarto (fortuna che il palazzetto era pieno di infermieri, qualche anima pia - si spera - mi avrebbe soccorsa. Ricordatevi: NON RIANIMATEMI).
Ovviamente, ripensandoci, le tre domande non erano poi così surreali e si potevano anche facilmente intuire. La prima riguardava le infezioni nosocomiali e il lavaggio delle mani (se non lo chiedono almeno una volta in ogni test non sono contenti perché sia mai che un infermiere non sappia che se tocca la cacca di un paziente poi deve assolutamente provvedere a lavarsi le zampe perché non vogliamo che lo sterco di quella suddetta persona venga poi fatto trasmigrare da un letto all’altro); nella seconda ci chiedevano di dare una definizione di processo infermieristico ed elencarne le fasi (intuibile anche ai meno propensi allo studio); e l’ultima ovviamente non poteva che essere una domanda riguardante una patologia e quindi ecco approdare la definizione di ictus, elencazione delle diverse tipologie e delle conseguenze sul paziente di carattere infermieristico.
Per questa fase la mia preparazione è stata un po’ molto lacunosa, infatti è anche la prova dove ho preso meno punti (21/30 passata per un pelo). Non sapendo comunque che tipo di prova fosse, non avevo idea di che cosa preparare, quindi ho optato per non preparare nulla. Sbagliato! Prepararsi sempre e comunque deve diventare il vostro mantra se volete essere pronti a qualsiasi cosa. Certo è che studiare per qualcosa di cui non si conosce nemmeno la modalità di valutazione è una cosa molto difficile, ma se fosse anche questo parte della prova? Valutare come i concorrenti si adattino alla situazione. Si aspettano il quiz a risposta multipla? Bene. Proporremo allora un test a risposta aperta e vediamo se poi si comporteranno ancora da bulli delle giostre che hanno passato la preselezione senza studiare. Forse penserete che sia una bastardata, e in effetti, lo è. Io sono rimasta fermamente convinta di non aver passato questa prova fino alla settima volta che aprivo il file della graduatoria e vedevo il mio nome con accatto idoneo.
Riguardo allo studio non so dirvi granché, perché anche ora non avrei assolutamente idea di che cosa studiare per prepararmi. L’unico consiglio che posso darvi è di aspettarvi l’impossibile. Magari rileggete le domande dei quiz che avete svolto per la fase successiva (sono corredate di soluzione con spiegazione molto utile per un ripasso generale di argomenti studiati all’università. Nulla vieta di approfondirli se vi sentite particolarmente ignoranti in quella materia). Qui ha giocato molto l’elemento sorpresa. Molti probabilmente non si aspettavano questo tipo di test e sono rimasti spiazzati.
La modalità di valutazione delle prove è sempre a discrezione dell’azienda. In questo caso si basavano su una griglia di parole chiave per ogni domanda, e se queste parole chiave erano state inserite nella risposta, veniva assegnato un tot di punti per un massimo di trenta. Ancora oggi non ci è dato sapere quali fossero quelle parole.
Per l’esecuzione di questa prova noi siamo stati stipati tutti e 1500 all’interno di un palazzetto sportivo, ci hanno fatto accomodare sugli spalti con un posto libro tra un candidato e l’altro. Inutile dirvi quanto fosse facile copiare durante questa prova. Tuttavia, immancabilmente ci si ritrovava di fronte ad un bivio: a questa domanda non so rispondere, ma siamo sicuri che quello seduto sotto di me sappia quello che scrive? Mi fido di lui o del mio cervello? Vi dico una cosa. Fidatevi del vostro cervello. Non potrete mai avere la certezza che l’infermiere davanti a voi sappia la risposta, quindi perché rischiare di non essere ammessi alla fase successiva solo perché avete deciso di copiare dalla persona sbagliata? Ovviamente c’è anche chi, trascrivendo la stessa risposta di un altro candidato, è riuscito ad ottenere un punteggio astronomico. Questa è la peggior specie di persona, e se ne possono trovare in tutte le professioni. Stategli alla larga, questi soggetti non sapranno nemmeno riconoscere un’arteria da una vena quando la devono incannulare.
Poi la situazione non può non sfociare nel comico quando, al momento della distribuzione dei test ancora chiusi, la gente inizia a leggere in controluce le domande e si iniziano a sentire i bisbigli del tipo “mi sai dire quali sono le cinque fasi del processo di assistenza?”. Già voi siete super in ansia e state cercando di tenere a mente tutte le nozioni che avete imparato, anche che cosa mangiava Florence Nightingale durante la guerra in Guinea, se poi il vostro vicino di posto inizia a tartassarvi di domande, tempestandovi con una sequela di “aiuto non so niente”, “ti prego dimmi quello che sai”, state pur certi che se commettete un omicidio non verrete puniti, anzi, farete un favore al resto dell’umanità. In questi casi la risposta adatta è “guarda che sono anche io sulla tua stessa barca, ergo, non so un emerito nulla”.
Immancabile e sempre presente, come il prezzemolo che spunta nei luoghi più improbabili, quel soggetto che deve trovare qualcosa per cui lamentarsi e per cui ritardare immancabilmente l’inizio della prova. Questa volta la polemica verteva sul fatto che sul foglio delle risposte non era presente il codice a barre per il riconoscimento della prova e quindi “voi come fate a sapere che questa è la prova di quel candidato? Noi come facciamo ad essere certi che le prove non vengono manomesse?”. State alla larga da queste persone, sopperiscono alla loro mancanza di preparazione con inutili rimostranze che ovviamente non hanno né capo né coda.

Fase 3: la PROVA PRATICA (che però si fa scritta, altrimenti detta ‘come confondere i candidati ed istigarli al suicidio di massa’)
Per l’organizzazione di questa prova ci si è rifatti a quella della preselezione. Precisione svizzera nel registrare i canditati, consegna delle prove, esecuzione in tempi record (10 minuti perché a Bergamo siamo fulminei), riconsegna e via con il turno successivo. Sempre distanziati di due ore, sempre divisi in fasce orarie in ordine alfabetico.
Anche qui il tipo di prova è un’incognita. Alcune strutture decidono di propinare una procedura e mettere in ordine di esecuzione i diversi punti della checklist (ad esempio, esecuzione del prelievo ematico, mettere in ordine cronologico le fasi di esecuzione). Nel nostro caso ci hanno deliziati con un facilissimo test vero o falso che avrebbe potuto svolgerlo anche mia cugina di dodici anni. In questa prova sono stati registrati i punteggi più alti nella storia dei concorsi per infermieri (non mancano mai i bocciati però, bene o male in ogni prova qualcuno perisce, proprio come negli Hunger Games).
Per quanto riguarda la preparazione, io ho deciso di ripassare tutte le checklist che ci avevano assegnato durante gli anni di università e che avevo già dovuto studiare a memoria per l’esame di stato. Ovviamente, studiare le procedure non è servito assolutamente a niente visto che le domande non vertevano minimamente sull’esecuzione, quanto più su questioni di carattere teorico come ad esempio il nome della scala di valutazione del rischio di lesioni da decubito, mettere pomate antibiotiche sul punto di inserzione del cvp previene o no l’insorgenza di infezioni, il calibro del sondino naso gastrico adatto alla decompressione gastrica e alla somministrazione di farmaci. Domande molto semplici, a cui si può rispondere anche con minime conoscenze, ma che con le procedure hanno poco a che fare (soprattutto quelle inerenti le scale di valutazione). Fortunatamente, tutte le procedure le avevo corredate di spiegazione teorica: cosa fare, perché fare così, perché questo e non quello. Comunque sia questa fase è volata via senza troppi intoppi, giungendo così, inaspettatamente, all’orale.

Fase 4: L’ORALE (ovvero ‘non sarò mai ammesso in graduatoria’)
Chiunque abbia frequentato l’università, sa benissimo che affrontare un esame orale ci sottopone ad un altissima dose d’ansia, tanto da mettere in ginocchio anche i cuori di pietra che non si spaventano di fronte a nulla. Ecco. Io ero una di quelli. Una di quei studenti che preferisce svolgere l’esame orale e non scritto perché (e di questo mi vanto quotidianamente) ha una capacità di eloquenza tale da riuscire a dire qualcosa anche di un argomento di cui non sa praticamente nulla. Ma partiamo dal principio: come prepararsi?
Come ad ogni orale che si rispetti, non si sa mai che cosa potrebbero chiedere, ma, trattandosi di un esame di un concorso, volete che non chiedano argomenti riguardanti la vostra professione, prettamente giurisprudenziali? Quindi ripassate fino alla morte il profilo professionale del 1994, il codice deontologico –OVVIAMENTE – e la legge 42 del 1999 (una delle più importanti in ambito infermieristico). Poi volete che non ci sia una domanda riguardante gli operatori di supporto e la responsabilità dell’infermiere nei loro confronti? Studiatevi la loro storia, la loro evoluzione nel tempo e quali sono i doveri dell’infermiere nei loro confronti.
Se volete poi essere pronti a tutto, riguardatevi le leggi di riordino del SSN, il consenso informato, la legge sulla privacy, la questione sulle contenzioni, i vari rischi (caduta, lesioni da decubito) e il dolore. Se poi avete abbastanza tempo ripassate tutto in generale (ho sentito di altri concorsi durante i quali veniva chiesto la definizione di melena, di bilancio idroelettrolitico).
Le due domande che sono capitate a me riguardavano appunto gli operatori di supporto e cosa valutare nell’immediato post operatorio. Due domande molto semplici a cui ho saputo rispondere non prima di aver fatto la mia quotidiana figura di merda, iniziando a sparare parole a caso senza nesso logico tra una e l’altra. Per fortuna che la commissione si è accorta del mio stato d’ansia e mi ha concesso di ricominciare.
Forse questo è il consiglio meno utile di tutto il post, ma ricordatevi di non farvi prendere dal panico. Perché se siete fortunati la commissione potrebbe capire che siete spaventati e vi metterà a vostro agio. Ma se capitate al tavolo con tre coordinatrici frustrate che proveranno gioia a vedervi così, state pur certi che vi tempesteranno di domande fino a che vi ritroverete a piangere in un angolo e addio sogno ospedaliero.
Comunque sia, la maggior parte degli esaminatori capisce il vostro stato d’animo e vi aiuterà se vede che tentennate in una risposta. In fondo sono stati giovani e ignoranti anche loro.
Ora attendiamo la pubblicazione della graduatoria finale, so già per certo di non essere tra i cinque a cui va di diritto il posto, ma sono convinta che prima o poi chiameranno anche me e potrò finalmente dare sfogo a tutte le mie conoscenze e, soprattutto, non dovrò più lavorare in un posto dove faccio tutto meno che l’infermiera, ma questa è un’altra storia.
Spero che questi miei consigli vi siano utili in qualche modo, alla fine è sempre bello avere una linea guida da seguire.
Con affetto,
M.