venerdì 12 gennaio 2018

Libri migliori 2017

Finalmente. Dopo giorni in cui mi ripeto come un mantra “accendi il computer e cerca di rimettere insieme la tua vita”, in questa sera post turno di mattino, ho raccolto lo straccio di forze che mi rimane per fare il resoconto delle letture migliori di questo 2017.
Non mi dilungherò nel dire che questo è stato un anno con più bassi che alti, in cui ho visto soffrire moltissime persone a cui tengo, e durante il quale il lavoro ha assorbito gran parte delle mie giornate, lasciandomi a fine turno come una crisalide vuota senza la minima voglia di vivere. 
Ho deciso che per questo 2018 le cose cambieranno, o quanto meno mi impegnerò per fare in modo che io non faccia dipendere completamente la mia vita dal lavoro e dal quel posto tossico che è. 
Ma questo ve lo racconterò in un altro post, che spero di riuscire a pubblicare prima della mia partenza di lunedì: perché si, me ne vado dieci giorni in Brasile per provare a ricolorare la mia vita.  
Nonostante siamo quasi a metà gennaio, il resoconto delle letture di questo 2017 è d’obbligo. Perché sarà stato pure un anno - fatemi trovare la parola meno scurrile e più sanitaria che conosco per descriverlo - di melena, ma almeno le letture mi hanno regalato qualche bella soddisfazione.

La scopa del sistema di David Foster Wallace

Un’opera che ha un po’ dell’assurdo. Ci sono geni che colloquiano amabilmente con i loro arti protesici e nei quali nascondono massicce dosi di droga. Ci sono coppie che credono di amarsi, ma nel profondo è più quasi un desiderio di essere amati. Ci sono dei pazienti di una casa di riposo che scappano capitanati dalla nonna della protagonista e nessuno sa dove siano diretti o dove si siano nascosti. C’è un pappagallo, Vlad l’Impalatore, che chissà per quale astruso motivo inizia a ripetere le conversazioni delle sue coinquiline quasi tutte incentrate sul sesso e finisce per essere il protagonista di un programma televisivo a sfondo religioso. È uno dei miei libri preferiti perché è in grado di farti tenere gli occhi incollati alle pagine, perché alcune teorie sono assurde, ma talmente vere da sembrare quasi banali e farci pensare “perché non è venuta in mente a me una cosa del genere”. Perché nessuno di noi è David Foster Wallace. La cosa giusta da fare è centellinare i suoi romanzi, visto che è morto suicida nel 2008, per non rimanere a corto nel giro di poco tempo.

Nel guscio di Ian McEwan

Un esercizio letterario perfettamente riuscito. La narrazione della pianificazione di un omicidio vista dagli occhi di un feto non ancora nato. È un’entità onnipresente e pensante da risultare talmente vera da farci dimenticare a volte che chi sta narrando è un essere umano non ancora nato e quindi è pressoché impossibile che abbia consapevolezza di ciò che lo circonda. Ma, effettivamente, chi ci assicura che non possa già essere presente una certa dose di coscienza di sè anche in un essere che ai nostri occhi diventa più vero solo nel momento in cui lo vediamo nascere. McEwan gli concede la parola e tutto ciò sembra tanto reale quanto vedere il piccolo feto tramite l’ecografo.

Il libro delle mie vite di Aleksandar Hemon

Un libro a tappe, quindici stazioni in cui vengono narrate le vicende autobiografiche dell’autore. Viene ripercorsa la sua vita tra Sarajevo e gli stati uniti, raccontandoci di eventi crudi quanto l’assedio della sua città natale e altrettanti in cui si parla di sport, di calcio e di integrazione. Fino ad arrivare all’ultimo, il più doloroso, il più straziante. Hemon ha trovato le parole perfette per narrare un evento mostruoso che nemmeno con le parole asettiche della medicina appare facile da affrontare. È un libro breve, strano, ma pieno di tesori strabilianti. Secondo libro preferito.

Roderick Duddle di Michele Mari

Credo di avervi già parlato di questo romanzo in un vecchio post qui sul blog. Si tratta di un romanzo di formazione, nel quale si respira aria di classiconi, di Charles Dickens e avventure rocambolesche. Dove troviamo rimandi ai grandi libri, dove si parla di mare e pirateria. È un libro che nonostante racconti di vicende non esattamente divertenti, è dolce e saprà farvi entrare in sintonia con il piccolo protagonista. E vi farà desiderare di leggere qualsiasi cosa Michele Mari abbia scritto.

Exit west di Mohsin Hamid 

Un altro romanzo con cui vi ho già ammorbato. Ed è uno dei migliori di quest’anno perché è attualissimo e racconta di eventi che ci interessano quotidianamente, anche se lo fa in un modo del tutto originale. Ciò che fa riflettere è il senso di estraneità che provano i protagonisti nel trovarsi in un luogo che non è nemmeno lontanamente casa loro, che non li accetta e fa di tutto per non farli integrare. Assurdamente angosciante quanto vero.

Stardust di Neil Gaiman

Un favoloso libro per ragazzi che narra le vicende di un giovane uomo che parte alla ricerca di una stella caduta e che gli permetterà di conquistare il cuore del suo grande amore. Tenerissimo, scorrevolissimo da leggere e in grado di farvi sognare. 

Macerie prime di Zerocalcare

Ormai si sa, zerocalcare è una garanzia. Si attende l’uscita del nuovo libro con lo stesso desiderio di sapere, la stessa voglia di vedere cosa si sarà mai inventato questo mago della penna, di quando, da piccoli, aspettavamo l’arrivo nelle librerie dell’ultimo romanzo sfornato dalla pazzesca mente di J.K. Rowling. La storia è tremendamente vera e il lettore non può non rivedersi nei disegni. Il resoconto di una generazione tormentata, che deve barcamenarsi tra lavoro precario, matrimoni, figli e il pregiudizio di non essere all’altezza dei giovani di una volta.

4321 di Paul Auster

Primo libro che leggo di questo autore. Ultimo romanzo letto nel 2017. Direi che ho chiuso in bellezza. Posso dire senza troppi giri di parole che questo è in assoluto il libro migliore letto durante l’anno appena concluso. 
La vita dello stesso personaggio raccontata in quattro versioni differenti. Il what if: cosa sarebbe successo se al posto di quello avessi scelto quell’altro? Paul Auster ci prova e ci riesce, senza risultare banale, noioso o ripetitivo. È un grandissimo puzzle, divertente e challenging da leggere, per nulla faticoso (forse solo fisicamente vista la mole) e che vi lascerà soddisfatti a fine lettura.

E con questo ho terminato la mia lista. Mi auguro che questo 2018 sia altrettanto soddisfacente per quanto riguarda le letture. Un ringraziamento particolare ai miei due aiutanti dai pettorali immensi, Kylo Ren e Ben Solo.

Un buon anno a tutti e che la forza sia con voi.

sabato 30 settembre 2017

#AUDIBLEMANIA: la Sovrana Lettrice, ovvero anatomia di un lettore

Risultati immagini per la sovrana lettrice

Come già si evinceva nel post precedente, ho deciso di usufruire del servizio di audible grazie al periodo di prova di 90 giorni. Ho iniziato quindi ad ascoltare audiolibri nel tragitto tra casa e il lavoro e mi sto già facendo qualche idea su questa modalità di “lettura” (della quale vi parlerò quando avrò ascoltato un buon numero di audiolibri per farmi un'idea chiara). 
L’ultimo file che ho ascoltato è stato La Sovrana Lettrice di Alan Bennett. 
Il romanzo è letto da Paola Cortellesi la cui voce secondo me si presta particolarmente bene per questo tipo di narrazione che coinvolge una regina, persone politicamente impegnate e uno svariato numero di dipendenti della sovrana. Come ho potuto constatare, non si tratta solo di mera lettura piatta e impersonale, ma presuppone piuttosto un recitare e dare una voce propria a tutti i diversi personaggi. 
Parlando del libro ci troviamo di fronte la regina di Inghilterra che, in punta di piedi, si avvicina alla lettura quasi per caso, convinta dal giovane Norman (uno dei camerieri) che viene trovato nei pressi di un furgoncino della biblioteca intento a scegliere un libro.
Inizia così in modo puramente casuale quasi come se fosse un’esperienza totalmente nuova per lei: si ritrova a scoprire un piacere che mai aveva provato prima tanto era sopraffatta dal suo immenso carico di lavoro che il suo titolo comporta. 
Ogni mercoledì si reca dal gestore della biblioteca ambulante per consegnare il libro letto e chiederne in prestito uno nuovo, fino a che un romanzo alla volta non le basta più. 
Man mano che ascoltavo mi rendevo conto che ciò che viene descritto è il profilo di un qualsiasi lettore, ovviamente in questo caso è tutto estremizzato trattandosi della sovrana d’Inghilterra. 
La regina trova in Norman un amico e un lettore a cui poter confidare le proprie letture e le proprie impressioni, tant’è che i due si chiudono più volte nello studio di sua maestà per dedicarsi ai loro libri senza che nessuno li disturbi. Cerca inoltre di convincere la propria famiglia a leggere i romanzi che più le sono piaciuti, addirittura obbliga i nipoti a farlo interrogandoli per accertarsi che avessero veramente letto il libro. 
Incarna lo stereotipo del lettore. Colui che divora romanzi e cerca con ogni stratagemma possibile di convincere i suoi amici a leggere i suoi preferiti per poter poi condividere le impressioni, discuterne. 
Colui che corroborato dalla curiosità, dopo essersi presentato alle persone chiede “che libro state leggendo?”, allo stesso modo la regina pone questa domanda durante le sue conferenze o durante i colloqui con il primo ministro. Non c’è cosa più bella e interessante che curiosare tra le ultime letture delle altre persone così da farci un’idea su che tipo di esseri umani siano e che cosa gli piaccia. Ma tutto questo esula dalle responsabilità della sovrana; infatti il suo nuovo hobby inizia ad essere malvisto da tutti, in particolare modo dai suoi parenti e dal primo ministro. A causa di ciò il giovane Norman sarà costretto a lasciare la reggia reale per recarsi nell’East Anglia per seguire i corsi di letteratura inglese in università.
La regina non si lascia scoraggiare dalla dipartita del suo amico di lettura e continua imperterrita a far accrescere la sua passione. Ora, oltre che dedicarsi meramente ai libri, inizia a tenere anche dei taccuini in cui annota i passaggi che più le sono piaciuti dei suoi romanzi e azzarderà anche qualche commento e riflessione personale. Si cimenterà infine anche nella scrittura, decidendo di scrivere la sua storia, non come narrazione semplicistica dei fatti (se ne trovano a bizzeffe di biografie sulla regina), ma cercando di inserire una sua personale visione del mondo. 
Alan Bennett è uno scrittore comico e infatti non mancano momenti di ilarità. Uno dei sudditi chiede alla regina se ha mai letto Harry Potter e lei un po’ imbarazzata afferma “no, non è ancora arrivato il suo momento”. Alzi la mano chi non ha mai detto questa frase. Il classico epiteto per giustificare una lettura che tutti amano che non è nelle nostre corde. Piuttosto che ammettere la dura e cruda verità dicendo che no, questo libro non mi intriga anche se è un classico centenario e tutti lo amano, e quindi non lo leggerò. Ci lanciamo piuttosto in affermazioni del tipo ci vuole il momento giusto, adesso sono troppo impegnata per dedicarmi ad una lettura del genere. Il nostro essere lettori è determinato anche dalle letture che non faremo: nessuno ci lapiderà se non leggiamo il conte di Montecristo o se abbandoniamo Delitto e Castigo. 
Ovviamente non mancano riflessioni serie in merito alla letteratura. La regina si rende conto che inevitabilmente tutto ciò le permette di vedere le cose in maniera differente. Per anni ha viaggiato il mondo concentrandosi solamente sul suo compito e non permettendo ai suoi occhi di ammirare la bellezza che la circonda. Le è stato detto e insegnato che si deve comportare in una certa maniera e così ha sempre fatto fino a che non ha scoperto che forse si poteva fare diversamente. Non ha mai avuto un’opinione semplicemente perché non le era permesso, scopre di non avere voce, di essere afona. La lettura è anche questo, costruirsi la propria voce, la propria concezione delle cose che è nostra e di nessun altro: possiamo condividerla con altri, ascoltare i pareri altrui, cambiare idea. Tutto ciò grazie ai libri che ci hanno insegnato a pensare, a ragionare e ad avere uno sguardo critico sul mondo e sugli esseri umani. 
Consigliassimo come primo audiolibro: irriverente, spassoso e riflessivo. 
Leggete Alan Bennett e condividete con la sovrana le vostre letture. Sarà più che felice di ascoltarvi.

sabato 23 settembre 2017

Harry Potter e la magia che non svanisce mai


I miei programmi sono stati letteralmente annientati. Avevo intenzione di scrivere un post sull’ultimo libro che ho letto, una sorta di recensione/volo pindarico su ‘Le prime quindici vite di Harry August’, ma questa mattina ho avuto la brillantissima idea di scaricare Audible e iniziare ad ascoltare Harry Potter e la pietra filosofale mentre cuocevo la mia formidabile ratatouille e ciò che ne è scaturito, oltre a delle verdure perfettamente cotte e condite in maniera che anche Cracco apprezzerebbe, è un groviglio di nostalgia e lacrime e uno sproloquio interno.  
Già dall’incipit “il signore e la signora Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di affermare di essere perfettamente normali, e grazie tante” sono riaffiorati alla mia memoria dei ricordi che pensavo fossero completamente svaniti, in realtà erano solo sopiti sotto cumuli e cumuli di letture da persona adulta, sotto i disagi che quotidianamente colorano le mie giornate (sia lavorative che non) e sotto i miei ormai navigati 25 anni di età. 
Mi ero dimenticata cosa volesse dire leggere Harry Potter, anche se questa volta lo sto facendo in una maniera completamente diversa. Se negli anni passati mi capitava qualche volta di riaprire i romanzi della saga, in maniera randomica, e leggere qualche passaggio di quella che è stata la storia che mi ha accompagnato negli anni più bui della mia vita (sfido chiunque a non considerare bui gli anni del passaggio tra infanzia e adolescenza), questa volta ho deciso di ripercorrere questo viaggio tramite l’audiolibro.
Grazie ad Audible e alla possibilità di effettuare 90 giorni di prova gratis, ho deciso di sfruttare questa opportunità non solo per rivivere la storia tramite un’esperienza del tutto nuova, ma anche cercare di approfondire il vasto mondo degli audiolibri e capire se effettivamente è un formato che potrebbe fare al caso mio e sostituire la lettura nel senso classico del termine nei momenti in cui il mio cervello non ne vuole proprio sapere di concentrarsi e capire il significato di parole scritte su un foglio di carta (si veda i pomeriggi post turno di mattino con allegata sveglia alle ore 4 con ancora i gufi che bubolano). 
Come vi dicevo ho iniziato la lettura mentre preparavo la ratatouille da portare al lavoro il giorno seguente come alternativa al solito episodio dei Simpson che mi propone la Fox e che mi tiene compagnia mentre cucino. E niente. Ho ritrovato esattamente lo stesso clima permeato di magia che avevo respirato quando, alla tenera età di otto anni (o erano sette non ricordo) avevo iniziato a leggere La Pietra Filosofale.
Il timbro di Francesco Pannofino è perfetto per la narrazione di questa storia e, FunFact, lui è anche il doppiatore che ha prestato la sua voce ad Hagrid. 
Una volta terminata la cottura delle mie verdure mi sono chiusa in camera, ho recuperato la mia coperta e ho ripreso l’ascolto dell’audiolibro accompagnato dalla concomitante lettura del libro illustrato (più che leggere mi soffermavo sulle illustrazioni).
Ancora una volta mi sono ritrovata a pensare a quanto questa saga sia perfetta e a quanto io sia stata fortunata ad averla letta proprio nel momento in cui avevo più bisogno di un rifugio accogliente, di un amico che potesse farmi compagnia, di credere nella magia e che l’impossibile fosse possibile. 
Ad ogni rilettura si scoprono dettagli sempre nuovi che la volta precedente erano rimasti celati tra le righe scritte. Il fatto che la bacchetta di Harry, al momento della scelta nel negozio di Ollivander, spruzzi lampi rossi e oro non potrebbe essere un’anticipazione del fatto che il nostro protagonista verrà smistato in Grifondoro? 
Man mano che gli anni passano, inizio a comprendere sempre più la piccola Petunia che vede sua sorella sparire per interi anni scolastici, tornare a casa nel mondo babbano e parlare di quanto sia bellissimo in modo indescrivibile essere una strega, poter fare incantesimi, cuocere pozioni, volare su una scopa e respirare la magia in ogni piccola cosa che si fa. 
Petunia ne è così vicina da poterla quasi toccare. Ma mai così vicina da farne parte. Lei rimarrà sempre la sorella ordinaria, che frequenta una scuola ordinaria, che impara materie ordinarie e che la porteranno a svolgere un lavoro ordinario. Qualsiasi essere umano si sentirebbe una nullità e sarebbe pervaso da un costante moto di invidia nei confronti di chi, invece, possiede la magia come parte integrante del proprio essere. 
Purtroppo per lei, l’opzione Oblivion, scelta - a mio parere - più che azzeccata di Jacob Kowalski che nel finale di animali fantastici implora i maghi conosciuti e ormai diventati suoi amici di fargli dimenticare tutto quello che ha visto perché così è meno doloroso, non potrebbe funzionare. 
Rileggere (o ascoltare) Harry Potter a 25 anni suonati potrebbe far pensare che ormai la magia sia svanita, che la storia venga percepita solo come narrazione di fatti inventati e che mai potrebbero verificarsi e che non trasmetta più le emozioni suscitate in precedenza. Invece no. Quel senso di calore che pervade il lettore appena si trova davanti la porta d’ingresso del numero 4 di Privet Drive si fa risentire. 
La rabbia nel leggere di Harry che viene maltrattato dai suoi parenti. Le ingiustizie che è costretto a sopportare senza apparenti ragioni. Le vessazioni di Duddley che agisce senza controllo anzi, viene incitato dai genitori ad assumere comportamenti di predominio nei confronti di Harry. Il sollievo nello scoprire che tutta questa sofferenza sta per finire, che il giovane mago non dovrà più sopportare le cattiverie a cui era stato abituato fin da piccolo. La gioia nel vedere Diagon Alley per la prima volta, salire sull’Hogwarts Express e vedere il maestoso castello che spunta tra le montagne sotto un cielo puntellato di stelle.
Tutto questo è ancora li, pronto per essere stanato dal suo ripostiglio nel nostro cervello e farci riscoprire un po’ quel mondo magico che tanto sognavamo da piccoli e che ora, costretti dagli impegni che si accompagnano al fatto di diventare adulti, avevamo chiuso in un cassetto della nostra memoria. 
Le persone che si stupiscono e ridacchiano quando affermo fieramente di adorare Harry Potter e il mondo creato dalla Rowling è evidente che non hanno mai provato emozioni del genere. Emozioni che solo una storia ben costruita e narrata in modo ineccepibile può generare. 
Tutto è curato nei minimi dettagli e l’esperienza è talmente immersiva da regalare al lettore la sensazione di trovarsi veramente all’interno della sala grande del castello in attesa dello smistamento. 
Non posso che ritenere il primo approccio con l’audiolibro più che positivo: non so se sia la voce di Pannofino che richiama inevitabilmente l’immagine di Hagrid, o il fatto che la storia narrata regali anche un’esperienza visiva all’essere umano che decide di immergersi. 
Sta di fatto che non posso che consigliarvi Audible, almeno provarlo e scoprire se fa per voi, partendo magari proprio da Harry Potter se ancora non l’avete letto o se, come me, siete irrimediabilmente legati a questa storia. Si tratta di un pensiero a caldo (dopo aver ascoltato senza interruzioni i primi cinque capitoli), di una persona che ha appena iniziato a conoscere questa nuova modalità di lettura e che si è sentita sopraffatta da vecchie emozioni che non provava più da tempo. Sicuramente, quando avrò approfondito in maniera più estesa le conoscenze con Audible potrò parlarvene meglio. In attesa, scaricate l’applicazione e iscrivetevi per i 90 giorni gratis. Fatemi sapere se già lo state utilizzando e cosa ne pensate.
Con affetto, 

M.

lunedì 11 settembre 2017

MID YEAR freak out book tag

Buongiorno a tutti. In questo lunedì di ripresa delle normali attività settembrine (ma quale ripresa, è tutto agosto che lavoro), sono qui per ammorbarvi con un book tag che spopola da qualche settimana su booktube. Visto su svariati canali, ho deciso di riproporlo qui sul blog, visto che ormai è da tempo che non si parla di libri e la cosa mi manca immensamente. 
Quindi via con le domande!

Best book you’ve read so far in 2017 (miglior libro che hai letto finora)
Goodreads challenge alla mano - perché si, la vicinanza con gli anziani mi ha portata a manifestare dei sintomi paragonabili all’alzheimer in quanto a perdita di memoria- posso senza indugiare troppo affermare che il miglior libro che ho letto quest’anno è sicuramente Exit West di Mohsin Hamid. Un romanzo che affronta con delicatezza un tema molto attuale quale l’emigrazione utilizzando un espediente fantastico (non inteso come bellissimo o formidabile, ma fantastico perché inserisce elementi “fantasy” - prendete con le pinze questa assunzione) per descrivere il movimento dei popoli. L’attraversamento di porte che sono in grado di trasportare i nostri personaggi da un paese all’altro, dove dovranno poi fare i conti con la popolazione nativa e le varie situazioni che porta con sé il dover lasciare la propria casa per colpa della guerra e cercare conforto in un altro stato che non sempre è ben disposto nei confronti degli stranieri. Parallelamente si sviluppa una bellissima storia d’amore tra i due protagonisti che rende il tutto ancora più credibile e attuale. Consigliassimo. 

Best sequel (miglior sequel)
Non ho letto saghe quest’anno, però conto di iniziarne una al più presto. È da tempo ormai che rimando la lettura e, complice la promozione della Fazi di qualche mese fa, adesso non ho più scuse perché la possiedo al completo e non posso più lanciarmi in sentenze quali “non la inizio finché non ho anche gli altri volumi, altrimenti poi sei mi piace devo aspettare secoli prima di leggere il successivo”. Sto parlando della Saga dei Cazalet consigliata da un’infinità di persone di cui mi fido. Quindi non appena avrò terminato il mio libro attualmente in lettura, mi lancerò a capofitto in questa saga famigliare. 

New release you haven’t read yet, but you want to (nuova uscita che non hai ancora letto)
Quest’estate è sbocciato il mio amore per Michele Mari, quindi non vedo l’ora di leggere Leggenda Privata. Essendo una biografia dell’autore necessito del momento adatto per iniziarla, ma conto di farlo al più presto.

Most anticipated release for the second half of the year (l’uscita più attesa della seconda metà dell’anno)
Non sono molto ferrata in merito alle nuove uscite. Le mie fonti per scoprire nuovi libri da leggere (che siano nuovi o pubblicati da tempo) sono i fedelissimi booktuber, Ilenia Zodiaco e Jen Campbell e ovviamente la formidabile Tegamini (da seguire assolutamente su Instagram, Snapchat e ovviamente il suo blog, dove non parla solo di libri). La mia routine solitamente è questa: viene nominato un libro da una di queste persone, ascolto i suoi pareri, leggo la trama e poi decido se acquistarlo, prenderlo in biblioteca o leggerlo in ebook. 

Biggest disappoint (la più grande delusione)
A questa sezione se la giocano Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo e Milk and Honey di Rupi Kaur. 
Per quanto riguarda il primo è un libro che racchiude un gran numero di eventi che idealmente dovrebbero portare alla felicità di chi legge, ma che in realtà non sono altro che accadimenti quotidiani della vita di tutti i giorni. Sinceramente non mi sono sentita in linea con l’autore, ne tantomeno mi sono ritrovata in quello che leggevo. I veri momenti di felicità sono pochi in confronto al numero che ne viene narrato. Nonostante il libro non sia lunghissimo, ho fatto una fatica immensa a terminarlo. 
Il secondo invece è una raccolta di poesie che l’autrice ha pubblicato dapprima sul suo profilo instagram, decidendo poi di raccoglierle tutte in un solo volume per essere così pubblicato e gettato nelle mani di noi poveri lettori vittime del marketing. Non posso dire di bocciare completamente questa raccolta perché qualche poesia con del sentimento la possiamo trovare, ma non superano la metà di quelle contenute nel libro. Non mi ha lasciato alcun che e purtroppo sono molto poche le poesie che mi hanno permesso di provare empatia nei confronti della scrittrice. Molto apprezzate invece le illustrazioni. 

Biggest surprise (la più grande sorpresa)
Assolutamente Ian McEwan. Mi ci sono avvicinata con il suo nuovo libro uscito quest’anno - nel guscio, per chi non l’avesse letto non esiti ad acquistarlo, un esperimento letterario più che riuscito - e mi sono innamorata subito del suo stile di scrittura a tratti artificioso e pomposo, ma che non sfocia mai nella pesantezza. I suoi personaggi sono delle sagome ed è in grado di dar voce anche ad un essere che fisiologicamente voce non ha. Avendo letto solo due dei suoi libri non posso sbilanciarmi molto, ma posso assolutamente consigliarveli.  Non credo di avervi nominato l’altro, si tratta de l’inventore di sogni, una raccolta di racconti il cui protagonista è un bambino che affronta diverse fasi più o meno significative nella vita di ogni essere umano, fino ad arrivare all’ultima, la più cruciale. Fatemi sapere se anche voi li avete letti.

Favourite new author, debut or new to you (nuovo autore preferito)
Sicuramente Michele Mari, non ho altro da aggiungere se non “leggete Roderick Duddle e Cento poesie d’amore a Ladyhawke”.

Newest fictional crush (nuova crush)
Non è proprio una crush, ma un sentimento di profonda stima. Il capitano Achab, il capitano del Pequod. L’uomo che aveva giurato vendetta e aveva giurato di uccidere quella maledetta balena bianca che, durante il suo precedente viaggio in mare, ha perso la gamba dopo uno scontro con Moby Dick. 

Book that made you cry (il libro che ti ha fatto piangere)
Il libro delle mie vite di Aleksandar Hemon. è un libro stranissimo, fatto di racconti che narrano degli aneddoti della vita dell’autore, dal suo emigrare in America alla guerra a Sarajevo. Fatto di calcio, di Chicago, di amore e di morte. Una piccola chicca, un piccolo tesoro che sarà in grado di distruggervi il cuore e poi ricomporlo come se fosse un puzzle. 

Book that made you happy (il libro che ti ha reso felice)
A questa domanda non so proprio cosa rispondere. Quasi tutti i libri che ho letto finora hanno contribuito alla mia felicità, che si tratti della felicità per averlo terminato, della felicità perché in qualche modo hanno arricchito il mio bagaglio culturale o perché sono stati in grado di mostrarmi un lato della società che non conoscevo e che faticavo a capire. Hanno tutti contribuito in un modo o nell’altro a farmi raggiungere questo stato di felicità e soddisfazione che accompagna la vita di un lettore e che ci fa affermare senza indugi che “questo libro mi ha proprio lasciato il segno”. 

Ora aspetto di conoscere le vostre risposte. Se scriverete un post a riguardo lasciatemi il link nei commenti così potrò andare a leggere il vostro tag.
Con affetto,

M.

domenica 27 agosto 2017

Zoom Torino: come rinnovare l’amore per il mondo.

Risultati immagini per zoom torino
Era da un anno che con le mie cugine pianificavamo questa giornata e, finalmente, dopo mille mila giorni passati a guardare video e fantasticare su quanto potesse essere magico camminare tra animali mai visti prima dal vivo, il 6 agosto ci siamo decise ad imboccare l’autostrada in direzione Zoom Torino, il bio parco immersivo che si trova ad una mezz’ora circa da Torino. 

Già all’ingresso si ha l’impressione di venire catapultati in un’altra dimensione: ci troviamo subito di fianco una immensa vetrata dalla quale si possono osservare i Suricati (Timon per capirci) intenti ad ammirare dall’alto dei loro massi tutti i visitatori che premono le loro facce contro il vetro. 
Tuttavia questo non è solo un parco in cui poter ammirare animali rinchiusi in gabbie. Qui vengono studiate e protette numerose specie in pericolo e in via di estinzione. Oltre che girovagare tra i vari habitat e perdersi in quella che a tutti gli effetti potrebbe sembrare una zona della savana africana, il parco offre anche numerosi incontri con i biologi che raccontano non solo aneddoti divertenti sui vari animali, ma insegnano anche al visitatore quali siano i fattori che contaminano alcune zone del pianeta e quali siano gli sforzi che si devono compiere per salvaguardare queste creature in difficoltà.
L’esperienza di vicinanza con animali mastodontici (non solo in termini di dimensioni ma anche di fama) insegna anche ai più piccoli, che probabilmente sono il principale target di riferimento visto che saranno le persone che abiteranno questo mondo in futuro e che necessitano maggiormente di essere educati, come convivere con la natura e rispettarla.

Ecco che vi ritroverete ad assistere al concetto vero e puro di amore: amore per gli animali, amore per la scienza, amore per la natura. Sarà impossibile non venirne travolti e non pensare almeno per un secondo che si, forse tutti dovremmo essere un po’ biologi così da riuscire a salvare un pezzetto del nostro mondo che con le nostre mani stiamo, consapevolmente o inconsapevolmente, distruggendo.

Ora che abbiamo terminato la premessa filosofica, passiamo a qualcosa di molto più divertente e che forse riuscirà a convincervi a recarvi a Torino, zaino in spalla e macchina fotografica al collo.

I SURICATI
Ve li ho già presentati ad inizio post, i suricati sono i primi animali che vedrete entrando nel parco e gli ultimi che saluterete prima di intraprendere il viaggio di ritorno verso casa. Inutile dirvi che io e mia cugina ci siamo lasciate un po’ andare alla vista dei piccoli Timon tanto che alla fine della nostra giornata gli abbiamo promesso di ritornare l’anno prossimo.
La cosa bella di questo parco e che vale per qualsiasi altro animale, è che non sono chiusi in gabbia. La loro location riproduce meticolosamente il loro habitat di origine tanto che avrete l’impressione che la bestiolina si trovi totalmente a suo agio nonostante si trovi a miglia e miglia di distanza dalla sua vera casa. 
Quasi si ha l’impressione di essere noi stessi ad essere osservati dagli animali e non viceversa.

LE LONTRE
Che cosa dire sulle lontre se non che sono delle bestiole tanto tenere e che uno dei sogni della vita è quello di poterne stringere una tra le braccia?

LA PASSEGGIATA CON I LEMURI
Come vi ho già anticipato, a partire dalle 10,30 è possibile partecipare agli incontri con i biologi che ci raccontano deliziosi fun facts sui loro amici a quattro zampe. In particolare, nella zona riservata ai Lemuri, l’isola di Madagascar, è possibile passeggiare con una miriade di Re Julian che corrono tra i piedi dei visitatori.

ATLANTE, URSUS e l’altra TESTUGGINE di cui purtroppo non ricordo il nome
Mastodontiche tartarughe che all’occorrenza si trasformano in temutissimi ninja, ingannano le apparenze del visitatore poiché, se deciderete di partecipare all’incontro dedicato a loro, sarà difficile ammirarle mentre svolgono una qualsiasi attività. Per lo più le troverete immerse nel loro torrente o ferme immobili a dormire. Il sogno di una vita, desiderare di essere una testuggine.

LISA E ZEMARIA i due giovani ippopotami
Avete idea di quanto possa arrivare a pesare un ippopotamo adulto? All’incirca 3000 chili. Sapete che questi animali sono i più pericolosi e che in Africa sono la principale causa di morte?
Un fatto che mi ha colpito enormemente, forse un po’ per deformazione professionale, è l’enorme quantità di cacca che questi animalini producono ogni giorno (circa ottanta chili) ed è composta principalmente da acqua. È stato divertentissimo assistere al loro addestramento, durante il quale il keeper lanciava letteralmente pezzi di mela all’interno della bocca enorme dei due ippopotami. Ci è stato spiegato dalla biologa che questo è un allenamento che devono fare quotidianamente per abituare gli animali a spalancare le ganasce al momento della visita con la veterinaria. Immaginate voi se una donna, magari minuta, dovesse obbligare dei bestioni di tre tonnellate a spalancare la bocca per controllargli i denti. Credo che sia un’impresa quasi impossibile.

Un'altra cosa molto divertente. All’interno della loro vasca sono presenti anche dei pesci; la domanda che sorge spontanea e che un impavido bambino ha posto alla biologa è stata se i pesci non venivano mangiati dagli ippopotami. Altrettanto esilarante è stata la risposta: no tranquillo tesoro, gli ippopotami sono erbivori. Ma non escludiamo che qualche pesce sia finito nel loro stomaco mentre giocano a fare le capriole sul fondo della vasca. 

LE TIGRI
Al tempio delle tigri siamo passate due volte: durante la prima visita i tre maschioni erano intenti a dormire con la pancia all’aria nell’angolo d’ombra direttamente dietro la vetrata. Verso fine giornata poi siamo ritornate per assistere all’incontro con la keeper che ha esordito dicendo “adesso le vedete che dormono contro il muro e sicuramente andranno avanti così fino a che non ho finito di parlare, poi inizieranno a giocare proprio mentre tutti stanno per andare via”. E, inaspettatamente agli occhi di tutti, come se avessero sentito e volessero smentire le parole della loro amica umana, una ad una si sono alzate dal loro giaciglio e si sono tuffate all’interno della loro piscina privata. Dall’acqua spuntava solo il loro musone, come se volessero mettersi comodi per osservare tutte quelle facce di fronte a loro. 
Fun facts: il colore arancione della loro pelliccia richiama i toni del cielo durante il tramonto. Le strisce nere invece riprendono le ombre proiettate dagli alberi. Per questo le tigri scelgono proprio questo momento della giornata per cacciare, così da mimetizzarsi tra gli alberi e tendere agguati alle loro prede. 

IL VOLO DEI RAPACI
Purtroppo di questo evento posso allegare solo alcune prove fotografiche. È stato l’incontro che più mi è piaciuto e che avrei tanto voluto rivedere. Vedere questi animali così regali e immensi, volare sulle teste degli spettatori e allo stesso tempo seguire le direttive del loro falconiere è stata una delle esperienze più belle e che tanto avrei voluto provare in prima persona (se volete capire quello che sto dicendo leggete Io e Mabel di Hellen Mcdonald). C’erano rapaci di ogni genere: aquile e avvoltoi dall’apertura alare infinita. Piccoli falchi dalla mira impeccabile che riescono a prendere il loro boccone di cibo lanciato in aria dalla keeper al volo, senza farlo cadere.
Simpaticissimo poi il piccolo esemplare di poiana che al posto di volare, zampettava all’interno dell’anfiteatro alla ricerca del cibo nascosto sotto i massi. 
Vi dirò, alla vista di questi animali mi sono anche un po’ emozionata e mi rammarico di non aver prenotato l’attività di falconeria: era assolutamente da fare. Non scherziamo, quando ci ricapita di vedere un rapace volare in picchiata e posarsi sul nostro braccio guantato?

Il parco è abbastanza grande, ma non dispersivo. Non disperate se la vostra compagnia è composta per 2/3 di persone che odiano camminare: non dovrete fare i chilometri tra un animale e l’altro e non rischierete di perdervi i vari eventi perché “adesso ci sono i Gibboni, ma dobbiamo percorrere l’equivalente della lunghezza del Nilo quindi non li vedremo mai” sarà una frase che non direte. 

Sicuramente è un’esperienza che arricchisce e che rifarò il prossimo anno, sperando magari di partecipare anche a qualche evento a pagamento (muoio dalla voglia di tenere sul braccio un falco). Il parco è stato apprezzato anche dalle mie due cugine più piccole che non amano molto camminare e che preferiscono di gran lunga sguazzare in una piscina piuttosto che assistere agli incontri con i Keeper. Però ne sono rimaste estasiate e mi hanno chiesto quando le riporto a vedere il panda rosso (purtroppo di giorno se ne sta sdraiato su un ramo del suo albero a dormire ed è anche molto difficile fotografarlo). 
Questo parco mi ha lasciato una maggior consapevolezza del mondo che ci circonda e degli animali che condividono il nostro stesso pianeta che rischiano di estinguersi per cause prettamente umane. E si. Se tornassi indietro studierei biologia.
Non fatevi scappare l'occasione di scattare una foto insieme al simpaticissimo cammello. Io, che non faccio esattamente parte dell'esercito dei Selfie, non ho resistito e ho dovuto, in compagnia delle mie tre amiche di avventura, immortalare questo straordinario evento. 

Spero che questo post vi sia piaciuto e che vi abbia invogliato a visitare questo parco immersivo. 
Fatemi sapere cosa ne pensate anche delle fotografie: ho comprato da poco una reflex e queste sono sostanzialmente le prime che ho scattato fuori di casa. 

Un saluto a tutti.
Con affetto,

M.

lunedì 31 luglio 2017

traveler's diary: Croatia.

Mettete insieme due infermiere, amiche dai tempi dell’università. Mettete insieme due occupazioni da turniste. Aggiungete poi il fatto che una delle due lavora in un posto di disadattati mentali e che per un soffio non si è vista le ferie bruciare davanti ai suoi occhi perché la responsabile delle risorse umane non ha voglia di fare il suo lavoro e quindi fare colloqui per assumere persone in più per coprire i turni. Mescolate tutte queste cose e otterrete una vacanza di sei giorni all’insegna dell’ignoranza, dei cibi-porcheria e di tanto ma tanto sole.
Questo vuole essere un resoconto della nostra vacanza, corredato di foto. È una cosa che non ho mai scritto, ma siccome per quest’anno ho in programma qualche viaggio interessante, vorrei provare a raccontarvi quello che vedo. 
La scelta della meta non è stata troppo difficile: le opzioni erano due e vista la nostra estrema pigrizia abbiamo scelto quella che ci ha proposto nel più breve tempo possibile un hotel a poco prezzo, in un bel posto, abbastanza facile da raggiungere (perchè saremmo anche brave con aghi e pastiglie, ma la geografia non è proprio una nostra amica). 
Abbiamo optato quindi per Baska (Croazia, l’ultimo paesino dell’isola di Krk) complici anche i miei genitori che, essendoci già stati, ci hanno deliziate con dei resoconti più che entusiastici. 
La partenza era prevista per lunedì mattina all’una di notte. Ma grazie al cielo e alla stanchezza di entrambe, abbiamo posticipato l’orario alle quattro (per fortuna aggiungerei visto che alle 6 ci eravamo già perse e mio padre per un caso fortuito era già sveglio quindi ci ha potute aiutare). Insomma, il problema di fondo del viaggio in macchina era evitare la tanto temuta autostrada della Slovenia per la quale serve il bollino. La suddetta strada è stato l’incubo peggiore della mia compagna di viaggio che ha passato l’intero tragitto dell’andata a domandarmi se l’avevamo evitata, se ero riuscita a imboccare la strada statale e se era vero che rischiavamo l’espatrio in Burundi se anche solo avessimo messo una ruota in quella stramaledetta autostrada. 
Alla fine in Croazia ci siamo arrivate senza problemi e ad un orario più che accettabile. Alle dieci e trenta abbiamo messo piede in hotel e ci han consegnato le chiavi della stanza. Il nostro primo problema è stato quello di dover cambiare gli euro in Kune: prima di farvi cambiare dei soldi accertatevi che il cambio sia accettabile e soprattutto senza commissioni. La scelta migliore è sempre quella di recarsi in banca (a Baska era situata proprio dietro al nostro hotel, Corinthia). Non fidatevi dei baracchini perché cercheranno sempre di spillarvi qualche euro in più e soprattutto non ascoltate i vostri amici impazienti che al primo cartello di exchange vi obbligheranno ad entrarci. Perseverate nella ricerca o in extremis recatevi in un infopoint che saprà indicarvi la banca più vicina. 
La prima giornata l’abbiamo trascorsa esplorando il paese e nella piscina dell’hotel perché troppo stanche per recarci in spiaggia a litigare per uno straccio di posto. 
Il secondo giorno, alzate di buonora e dopo aver fatto una mega colazione in hotel (grazie, grazie buffet), ci siamo arenate su una spiaggetta libera tutta sassi. se avete in programma un viaggio in Croazia e non volete spendere soldi per affittare sdraio e ombrellone, assicuratevi di portarvi almeno il secondo da casa altrimenti vi scioglierete al sole. Per me che non sono proprio un’amante del caldo, questa prima giornata di mare è stata veramente atroce. Ho passato praticamente tutto il giorno in acqua, uscivo solamente per rimettermi la crema solare, perché, giustamente, oltre che una non fan del sole, sono anche bianca come un cadavere quindi il rischio ustione di quarto grado era dietro l’angolo. La mia amica invece si è trovata benissimo essendo una specie di donna lucertola. 
Mercoledì invece abbiamo deciso di affittare l’ombrellone per la bellezza di ottanta kune (circa dieci euro, cinque a testa. Mica male vero?). così io mi sono potuta nascondere all’ombra con la comodità della sdraio. 
Venerdì abbiamo deciso di cambiare mare, così, grazie alle indicazioni del mio adorato zio, ci siamo spostate verso una specie di caletta dall’altra parte della costa. Il luogo si chiama Stara Baska e dirvi che è spettacolare è poco. Dalle immagini non si riesce a capire quanto fosse azzurra l’acqua del mare, pulita e piena di pesci e ricci. Per me che sono un’amante dell’acqua e dei suoi abitanti è veramente un luogo paradisiaco. Mi sono attrezzata di occhialini e sono partita all’esplorazione: oltre alla moltitudine di ricci nella prima parte rocciosa e di pesci dove cominciava il fondale sabbioso, ho visto anche una stella marina che non vedevo da quando sono stata in Egitto. Purtroppo non ho voluto fare foto sott’acqua non fidandomi pienamente della cover subacquea, ma per l’anno prossimo credo di munirmi di GoPro e di maschera e boccaglio così da fare le cose per bene. 
Anche in questa spiaggia non c’erano gli ombrelloni, perciò mi sono adattata utilizzando un normalissimo ombrello da pioggia. Inutile dirvi quanti sguardi perplessi ho ricevuto, ma almeno mi sono un minimo riparata.

Per quanto riguarda i ristoranti non posso dirvi granché perché avendo la mezza pensione, facevamo colazione e cena abbastanza abbondanti in hotel e pranzo a spiluccavamo qualcosa in spiaggia senza troppe pretese. 
Sabato però, come conclusione della vacanza, abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola e ci siamo concesse un pranzo come si deve in un bel ristorante in riva al mare (consigliato anche questo da mio zio). Il ristorante in questione è il Cicibela e se andate a Baska lo riconoscete essendo situato sulla via principale e l’interno è stato arredato in modo tale da somigliare ad un veliero. Cibo impeccabile e location spettacolare. Poi, visto l’orario, non c’era nemmeno tanta gente e non abbiamo dovuto aspettare per mangiare. Noi abbiamo preso un polpo tiepido con zucchine saltati nel wok (sublime), poi io per rimanere in tema grassocci mi sono fiondata su un fritto misto che era la fine del mondo, mentre la mia collega ha deciso di fare la salutista e si è presa un’insalata. Abbiamo mangiato molto bene e non abbiamo nemmeno speso una cifra eccessiva, quindi assolutamente consigliato. 
Vai in vacanza e vuoi non portare dei souvenir? Ebbene vista la nostra estrema indecisione, ci siamo ritrovate ogni sera a percorrere la stessa strada, a visitare i medesimi negozi e a guardare le sempre le stesse cose. Alla fine abbiamo deciso di svaligiare un banchetto che vendeva tutti cosmetici fatti con la lavanda, dalle creme corpo, ai saponi, ai burricacao. Le fragranze erano buonissime e in più la commessa era davvero carina e gentile. Alla fine ci ha viste talmente tante volte che ci ha donato un sacchettino pieno di lavanda profumatissima. Non abbiamo trovato niente di tipico a parte i mille stand del miele, per il resto solo braccialetti, collane e gingilli vari che si trovano in ogni posto di mare con un minimo di turismo. 
Una piccola menzione la merita anche l’hotel Corinthia e i suoi dipendenti: tutti molto gentili, il posto molto pulito e accogliente e il cibo buono considerando che è una struttura a tre stelle. Sicuramente le mie aspettative sono state pienamente soddisfatte e non posso che essere felice di questa vacanza. 
Fun fact: se andate a Rimini o in qualsiasi altra spiaggia in Italia troverete sempre qualche strambo personaggio che cerca di vendervi l’ultimissima Louis Vuitton ad un prezzo stracciato o il simpaticissimo omino del cocco bello. Ecco no. In Croazia non troverete nessuno di questi due soggetti, bensì, se siete fortunati, troverete il signore che vende popcorn e bomboloni alla crema. Ci sono anche simpaticissime persone che vi propongono delle escursioni da fare in altre isole oppure al parco nazionale dei laghi di Plitvice (che era una delle cose che più volevo visitare durante queste vacanze e ovviamente non ci siamo andate). 
Durante queste vacanze all’insegna del relax ho letto principalmente il racconto dell’ancella (sconvolgente quanto bello) e ho iniziato Roderick Duddle di Michele Mari che sto adorando tantissimo. 
Spero che questo resoconto della mia settimana in Croazia vi sia piaciuto e, se ne volete altri, fatemelo sapere perché per fine agosto ho in programma un paio di giorni a Monaco e a novembre un bel viaggio in America. 
Per il momento vi saluto. 
Con affetto,

M.