lunedì 26 gennaio 2015

HOW I BECAME A NURSE || storia di un’indecisa cronica

Si, sono una pessima persona. Oggi avrei dovuto pubblicare il recap del gruppo di lettura, ma ancora una volta sono rimasta indietro: pensavo di avere un po’ di tempo in più per leggere, ma ieri, dopo il turno, ho deciso di andare a vedere una partita di pallacanestro per passare un po’ di tempo con le mie compagne di squadra e poi sono dovuta andare fuori a cena. Stamattina invece (oggi è il mio giorno di riposo) ho dovuto sbrigare alcune commissioni per il lavoro e ho anche portato la mia moto dal meccanico. Verso le quattro dovrei andarla a ritirare: quindi potete vedere come tutto il mio tempo programmato per leggere Anna Karenina sia stato speso per fare altro.
Oggi, su richiesta di Francy che mi segue ormai da un po’, ho deciso di scrivere un post riguardo alla mia esperienza scolastica. Cara Francy, questo post è tutto per te e spero di non confonderti ancora di più le idee, se comunque avrai qualche domanda la mia mail ce l’hai.
Allora. Diciamo che sono sempre stata molto sicura riguardo a quello che avrei voluto fare da grande. Tranne alle elementari, ogni anno cambiavo: prima volevo essere la cavallerizza del circo, poi la segretaria della banca (adoravo scrivere a computer), poi la scienziata e infine il medico. L’idea di studiare medicina mi ha accompagnata per tutto l’arco dei miei studi obbligatori ed ero anche abbastanza sicura e decisa. Poi però, arrivata in quinta, ho constatato che non mi interessava solo la medicina: adoravo anche la filosofia, mi sarebbe piaciuto molto approfondire e studiare i pensieri e le correnti filosofiche; allo stesso tempo però mi piacevano da morire le materie scientifiche, come matematica e fisica. Infatti avevo partecipato all’open day di ingegneria fisica al Politecnico di Milano: questa idea venne scartata immediatamente dal mio professore di Fisica che “no, se vuoi fare le cose fatte bene allora studia Fisica pura”. Quindi i pesi della bilancia del mio futuro erano Fisica e Medicina.
Fisica era un porto sicuro, Medicina invece era la variabile di incertezza, non sapevo come sarebbe andato il test anche per il fatto che non avevo avuto molto tempo per prepararlo, ma comunque ho deciso di rischiare e provarci lo stesso.
Ad agosto visito il sito dell’Università di Brescia (non chiedetemi perché ho deciso di andare li, non lo so nemmeno io!) e vedo che oltre al test di medicina si tenevano anche i test di altri corsi, quindi ho deciso di iscrivermi anche a quello di Infermieristica (scelto puramente per l’enorme quantità di posti che offriva che per me significavano una possibilità in più di non buttare un anno al vento) e anche a Biotecnologie che aveva molti esami uguali a medicina.
Alla fine, come ormai saprete, vengo ammessa ad Infermieristica. E mi iscrivo solo con l’intento di ritentare poi il test di medicina l’anno successivo, cosa che effettivamente ho fatto, ma con il senno di poi credo che avrei potuto evitare di rifarlo di nuovo e risparmiare 50 euro.
Comunque sia, a ottobre 2011 inizio a frequentare le lezioni: mi piacevano, si, ma erano anche argomenti molto generali e, permettetemi, anche abbastanza noiosi, quindi non è che mi entusiasmava molto.
Ad aprile invece, dopo aver già dato qualche esame, veniamo catapultati direttamente sul campo di battaglia, l’ospedale. Alla paura iniziale si sostituisce l’entusiasmo del novellino, quel pivello che non sa nulla in confronto a tutti i dipendenti del reparto ma che comunque si sente realizzato perché a 20 anni è l’unico, tra la sua schiera di amici, che può vantare di aver preso parte ad interventi chirurgici di grande importanza e a scene di emergenza ad alto tasso adrenalinico.. ok.. la realtà non è proprio così: il mio primo reparto è stato la Chirurgia e non ho visto nulla di splatter o sanguinolento a parte qualche medicazione un po’ schifosa e un bruttissimo tumore cutaneo. Ho visto per la prima volta, un’emergenza, anche se ripensandoci ora, quell’intervento è stato solo accanimento terapeutico: tentare di rianimare una donna anziana effettuando 45 minuti di massaggio cardiaco è da pazzi. Però ti sentivi grande quando dicevi a tutti i tuoi amici che avevi visto intervenire la squadra di rianimazione, che avevano usato il defibrillatore, ma che poi però ti è toccato aiutare a pulire la salma e prepararla per essere vista dai parenti. Ecco, diciamo che alla parte bella ed interessante di questo lavoro si accompagna sempre una certa nota di disagio quando ti ritrovi di fronte un corpo esanime. Però avevo abbastanza fegato da sopportare tutto ciò (e senza fare una piega.. diciamo che i morti non mi fanno alcun effetto).
Quindi ero davvero contenta della scelta che avevo fatto.
Il problema arriva d’estate. Vecchie amicizie che credevi perdute si rifanno vive e tu decidi di dargli una seconda possibilità (la decisione migliore che io abbia mai presto): vecchi migliori amici del liceo che frequentano ingegneria e tu immancabilmente ti ritrovi a pensare a quanto sarebbe stato bello poter tornare a lezione con loro, o quanto meno affrontare insieme il viaggio in treno. Avevo pensato davvero di abbandonare la mia strada per percorrerne un’altra di nuovo con loro, ma la paura di affrontare i miei genitori era talmente grande che ho deciso di lasciar correre e di continuare il mio viaggio da sola.
Tuttavia non ero felice: si mi piaceva da morire fare l’infermiera, però tante volte pensavo a quanto sarebbe stato bello studiare fisica a Milano e sentirmi finalmente una persona intelligente. Si, dovete sapere che i miei genitori hanno sempre creduto che fare l’infermiera non richiedesse alcun tipo di preparazione, che fossimo negli ospedali solo per pulire i vari orifizi delle persone e per fare i camerieri. Nessuno teneva in conto l’importanza che abbiamo nel piano di cura delle persone: forse prima la nostra opinione non era tanto tenuta in considerazione e venivamo visti solo come assistenti dei medici. Ora non è più così (anche se alcune realtà sono ancora restie a questo cambiamento): ora i medici, soprattutto se giovani, chiedono consigli su come impostare una terapia, su come affrontare una data situazione e su quali siano i mezzi migliori per eseguire determinate procedure. Si perché c’è un motivo se il nostro corso di laurea magistrale si chiama Scienze Infermieristiche: perché anche la nostra conoscenza non smetterà mai di ampliarsi, perché anche nel nostro campo è richiesta una sana dose di ricerca e di sperimentazione per migliorare sempre più l’assistenza.
Diciamo che i miei hanno rivalutato la professione quando ho iniziato a scrivere la tesi: hanno visto quanto impegno ci ho messo e quanto tempo ci ho dedicato (l’argomento era l’educazione del caregiver di paziente portatore di tracheostomia, come eseguire la medicazione dello stoma e l’aspirazione tracheale al domicilio), chiedendo aiuto anche al mio amico P. che ha riprodotto su carta le mie idee molto, molto confuse su come dovesse essere l’opuscolo informativo che andavo ad allegare alla tesi.
Il percorso che ho fatto è stato sorprendente sotto tutti i punti di vista: al secondo anno inizi a capire che l’infermiere non è solo un lavatore di culi professionista, ma che fa ben altro. Al terzo invece capisci che dedicare del tempo alla ricerca è importante, ed è altrettanto importante cercare di cambiare in meglio la pratica rimuovendo quei comportamenti che a lungo andare si dimostrano nocivi per i pazienti. Un esempio pratico: per scrivere la mia tesi ho letto tantissimi articoli in inglese riguardanti le norme da rispettare durante le procedure di medicazione dello stoma e di aspirazione tracheale. Non sapete però come queste due tecniche siano state stuprate dalla maggior parte dei professionisti che, un po’ per pigrizia e un po’ perché con poche conoscenze in materia, si cimentavano in eroiche imprese molto, molto dannose per il paziente (semplicemente, per aspirare dalla tracheostomia si richiede la sterilità quando si è in ambiente ospedaliero.. e allora perché la maggior parte degli infermieri non utilizza i guanti sterili e/o non getta il sondino di aspirazione una volta che ha finito?).
Un’altra cosa che si apprende durante i tirocini non sono solo le tecniche che poi ti verranno chieste agli esami pratici, ma anche cosa NON bisogna fare per essere dei bravi infermieri e dei bravi tutor. Questo l’ho imparato a mie spese con il mio assistente di tirocinio della Rianimazione, che mi ha fatto passare un mese di inferno, facendomi addirittura credere di non essere tagliata per questo lavoro. Per fortuna poi le infermiere della sala operatoria, dove ho frequentato l’ultimo mese, mi hanno fatto ritornare l’autostima e la voglia di migliorare.
Ora, dopo due mesi di relax prima e noia poi, ho finalmente ripreso in mano la mia vita e ho iniziato a lavorare: all’inizio ero un po’ spaventata perché non credevo di riuscire a gestire un reparto completamente da sola, senza il supporto di un infermiere esperto. Poi però, grazie anche ad una grande donna, una grande dottoressa e spero, tra qualche anno, una futura grande responsabile di struttura, che mi ha assicurato il suo aiuto, dicendomi che “la mia porta è sempre aperta se hai bisogno di una mano”, che ha detto a tutti quelli che lavorano in hospice di starmi vicini i primi giorni, ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura e diventare finalmente quell’infermiera esperta responsabile del reparto per quelle otto ore di turno (che sono sempre troppo poche quando lavori accanto a persone brave ed intelligenti).
Questa è la mia seconda settimana di lavoro e sono felicissima: sono convinta che questa sia la migliore strada che potessi intraprendere. Ad ottobre voglio iscrivermi ad un master: vorrei fare Emergenza territoriale, ma non escludo di cambiare idea strada facendo e seguire le orme della mia dottoressa e studiare Cure Palliative. Voglio diventare insegnante e trasmettere tutto quello che ho imparato sia durante i tre anni di interminabili ore di lezioni teoriche, sia durante i tirocini (non sembra, ma se uno li sa sfruttare come si deve, sono molto più utili di una lezione sui banchi di scuola). Vorrei far capire alle persone che fare gli infermieri non vuol dire solo fare le cure igieniche al mattino o dispensare le medicine agli orari stabiliti, ma anche offrire sostegno ad una madre che sta per perdere il suo primogenito, vuole anche dire sapere cosa fare in momenti di emergenza, mettere da parte le proprie paure e affrontare la situazione con il sangue freddo perché è su di te che contano i pazienti. Vuol dire stare in silenzio quando le parole sono superflue. Vuol dire convincere una moglie a rivelare la prognosi infausta al marito, così che possa godersi fino in fondo gli ultimi istanti della sua vita. Ora non c’è più la gerarchia che albergava prima in tutte le strutture: il medico è il capo, mentre l’infermiere è il suo braccio destro. No, ora ognuno ha la possibilità di coordinare l’altro, ma non perché uno sia più importante dell’altro, ma semplicemente perché i ruoli sono diversi. Giusto ieri mi è capitato di spiegare ad una dottoressa come si preparano le pompe elastomeriche perché lei non le aveva mai viste. È così che dovrebbe essere: il medico si rivolge all’infermiere quando la situazione che gli si presenta di fronte esula dalle sue conoscenze, e la stessa cosa deve fare l’infermiere.
Ed è così che sarebbe dovuto essere fin dal principio, ci saremmo così evitati l’oscena reputazione che abbiamo ora: ogni volta inorridisco quando, digitando infermiera su google, vedo apparire come primo link le immagini di costumi carnevaleschi decisamente succinti e poco veritieri.
Dopo questo sproloquio lungo 1927 parole, anche se ce ne sarebbero ancora da dire a riguardo, vi saluto! Spero, Francy di aver risposto alle tue domande. Comunque sia, qualora tu abbia qualcosa da chiedermi, sai dove trovarmi!
Con affetto,

C.

11 commenti:

  1. Ho letto questo post con interesse nonostante il mio mondo universitario non centra niente con il tuo e devo dire che sono contenta che la pensi cosi e che ci sono persone come te che fanno questo lavoro per passione. Probabilmente e vero che delle infermiere si pensino quelle cose ma non siamo tutti uguali!! Continua cosi ;)

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    1. L'opinione pubblica è una brutta bestia! Per fortuna ci sono persone intelligenti che vedono oltre la gonnellina striminzita del vestito di carnevale!

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  2. È bello quando si ama ciò che si fa spero di poter fare anche io la stessa cosa, trovare la mia strada e aiutare con tutte le mie forze qualcuno sarà difficile ma ce la metterò tutta :)

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    1. Impegnati e credi in te stessa e vedrai che non sarà poi così difficile come credevi!

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  3. che bella storia...io ancora non so bene cosa fare della mia vita..vorrei tanto lavorare con i libri, ma non so se riuscirò....lo spero!!!

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    1. Ti auguro di trovare la tua strada e soprattutto che ti renda felice!

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  4. Cerrie! Grazie mille <3 ho letto soltanto adesso il post! Anzi, in realtà ancora ho letto soltanto la prima parte ma prima di continuare dovevo dirti un grossissimo grazie, non potevo assolutamente aspettare! :3 sei stata gentilissima<3 leggo tutto per bene e poi lascio un altro bel commentino <3

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  5. Grazie. Sul serio, Cerrie. Non so quanto tempo tu possa aver trascorso scrivendo questo articolo ma ti assicuro che è illuminante e pieno di fortissime emozioni. Mi hai praticamente dedicato un intero post; e non un post qualunque! ci hai raccontato una grande parte della tua vita che ti ha fatto diventare la splendida ragazza che sei adesso e l'infermiera competente che ti sei dimostrata essere, facendo vedere al tuo assistente che tu sei una persona tagliata per fare del bene alle persone e riuscendo a far capire ai tuoi genitori piuttosto scettici quanto sia importante e difficile la strada e la professione da te intrapresa.
    Grazie a te ho capito molte più cose sia sull'esperienza universitaria sia su di te sia sulla figura del l'infermiera: girando su Google -oltre alle immagini oscene di cui parli XD- ci sono tanti pregiudizi e tanti pareri davvero poco incoraggianti. Ed altri pieni di voglia di svolgere il proprio compito al meglio, proprio come il tuo.
    ma il TUO testo... è stato qualcosa di speciale! Sarà che alla fine è come se ti conoscessi un po' ed è come sentire il parere di una persona cara di cui mi fa piacere percepire l'entusiasmo.. sarà per il fatto che sai scrivere divinamente... sarà perché sei stata tanto buona e disponibile da 'dedicarmi ' un post... ma ti assicuro che il tuo pensiero mi rimarrà nel cuore a lungo ^^sia che faccia infermieristica sia che non la faccia: non ti nascondo che se dovessi scegliere ORA andrei ad Infermieristica! per quanto possa essere difficile è un lavoro magnifico, se fatto con lo stesso spirito umano con cui lo affronti tu.
    Ho ancora tempo per scegliere e probabilmente potrei tempestarti ogni tanto con qualche domanda per email: però rispondi con calma, che sarai super impegnata! :)
    Non sapevo volessi fare anche fisica! E medicina! fisica io non la sceglierei mai perché non mi piace molto; amo biologia e chimica ma fisica. .. proprio no! Anche se ammetto che ha il suo fascino ;-) e medicina! Si, sai che mi piacrebbe pure questa strada ma essere infermieri sembra essere -non so come dire- più 'umano', nel senso che l'infermiera appare più vicina/legata al paziente del dottore.
    Mi spiace per i brutti momenti che hai passato e per quelli difficili ma sei stata bravissima a superarli: hai raggiunto un traguardo importantissimo! aiutare la gente -in un modo o nell'altro- è uno dei compiti più belli del mondo, e chi lo fa con il cuore -come te, Cerrie, è una persona da ammirare e a cui fare tanti complimenti ^^
    Starei qui a scrivere ore e ore ma devo finire di ripassare per poi andare a dormire ad un orario decente ;) grazie di tutto di nuovo <3 ti meriteresti piu' di una parola cosi semplice, in realtà <3

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    1. in realtà è nato di getto.. così come l'ho scritto in quella pagina di word, è stato pubblicato qui sul blog, senza troppe revisione che avrebbero distorto il messaggio che volevo far trasparire!
      comunque sia, qualsiasi cosa tu decida di fare, l'importante è che ti soddisfi e che ti renda felice.. se così non sarà, rischierai di fare male il tuo lavoro e di non dargli la giusta importanza! che sia il medico, l'infermiera o la domatrice di leoni..
      se deciderai di fare l'infermiera io sarò contentissima perché vorrà dire che qualcuno ha ascoltato le mie parole e ne ha compreso il vero significato! hai ancora tempo per decidere però dai! ora goditi gli anni del liceo dei quali conserverai un bellissimo ricordo!

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  6. E' stata una lettura interessante, e ti faccio un grandissimo in bocca al lupo per il tuo lavoro e per i tuoi obiettivi!!!! :)

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