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giovedì 12 marzo 2015

Le Letture di Cerrie #40 Il Signore degli Anelli – Le due Torri di J.R.R. Tolkien

Buongiorno a tutti!
Oggi vi vorrei proporre la recensione di un libro che ho finito ormai parecchio tempo fa. Complice anche il fatto che il film tratto da questo capitolo de Il Signore degli Anelli è uno dei miei preferiti, non sono riuscita a godermi a pieno la lettura, anche se è stata lo stesso molto positiva e il libro si è meritato comunque quattro stelline. A questo ho preferito La Compagnia dell’Anello.
TRAMA
In questo secondo romanzo della trilogia di Tolkien, gli amici della Compagnia dell'Anello lottano separati. Merry e Pipino sono fatti prigionieri dalle forze del Male, ma riescono a fuggire e trovano soccorso in uno strano mondo di esseri giganteschi, mezzo vegetali e mezzo umani. Aragorn, un enigmatico personaggio che si era unito alla Compagnia all'inizio dell'impresa, stringe alleanza con i guerrieri di Rohan, un popolo fiero che per secoli ha resistito all'assalto delle tenebre. Frattanto Frodo e il devoto Sam si imbattono in Gollum, un viscido essere che era stato l'antico possessore dell'Anello, e lo costringono a condurli verso Monte Fato. Ma spaventose creature li attendono al varco e il loro cammino si interrompe tragicamente.


RECENSIONE
Come già vi ho accennato nell’intro, questo romanzo mi è si piaciuto, ma non è stato in grado di soddisfare tutte le mie aspettative elevate dalla visione del film. Forse è anche perché il film è uno dei miei preferiti e mi aspettavo dal romanzo lo stesso respiro e la stessa suspance.
Non fraintendetemi, l’opera di Tolkien è bellissima e non vedo l’ora di continuarne la lettura, ma ciò che mi è rimasto al termine de Le Due Torri è ben poco rispetto a quanto mi viene trasmesso durante la visione dell’omonimo film.
La mia parte preferita, ossia la battaglia del fosso di Helm, nel romanzo viene trattata in un modo completamente diverso: nel film sono riusciti a trasformarla in una scena epica, una battaglia alla quale tutti gli amanti del fantasy vorrebbero partecipare. Una battaglia che ti fa sentire potente, che ti fa desiderare ardentemente di possedere arco e frecce e di essere in compagnia di Legolas e Gimli per fare la gara a chi uccide più orchi. Nel libro invece è stata trattata in modo molto frettoloso e sbrigativo e ciò mi ha lasciato parecchio l’amaro in bocca.
Per il resto Tolkien è stato impeccabile, un maestro del fantasy in tutto e per tutto. I nuovi personaggi introdotti sono delle icone, le descrizioni sono formidabili e riescono a trasmettere tutto ciò che provano i personaggi.
Vi lascio di seguito un pezzetto tratto dal capitolo di Barbalbero che è uno dei miei preferiti dell’intero romanzo:
Sembrava vi fosse dietro le pupille un enorme pozzo, pieno di secoli di ricordi e di lunghe, lente e costanti meditazioni; ma in superficie sfavillava il presente, come sole scintillante sulle foglie esterne di un immenso albero, o sulle creste delle onde di un immenso lago. Non so, ma era come se qualcosa che cresceva nella terra quasi in letargo, o consapevole soltanto della propria presenza tra la punta delle radici e quella delle foglie, tra la profonda terra ed il cielo, si fosse improvvisamente destato e ci stesse considerando con la stessa lenta attenzione che aveva prestato ai propri problemi interiori per anni e anni.
Ho apprezzato molto anche la suddivisione della narrazione per punti di vista. Questa cosa mi aveva fatto storcere il naso durante la lettura de Il trono di spade, tanto da arrivare ad abbandonarlo: in quel romanzo, i punti di vista erano troppi e troppo diversi tanto da creare confusione nel lettore che si ritrovava così tra le mani un’accozzaglia di personaggi collocati in diverse parti e che narrano di avvenimenti apparentemente disconnessi tra loro. Siccome per me leggere vuol dire relax, vuol dire godermi quel poco di tempo libero che mi rimane lasciando da parte il nervosismo.. ecco diciamo che quella narrazione non faceva che aumentare in me gli istinti omicidi verso Big George tanto da rinunciare alla lettura del suo primo romanzo (non sono nemmeno arrivata a metà) preferendo la visione della serie televisiva che, a mio parere, fa meno sbalzi tra un reame e l’altro e poi alcuni personaggi sono, secondo me, trattati meglio.
Nell’opera di Tolkien invece i diversi punti di vista (in partenza sono tre, diventeranno poi due verso la metà del romanzo), non creano confusione poiché vengono trattati separatamente: non vi è un’alternanza tra uno e l’altro, bensì prima vengono trattate le vicende di taluni personaggi e successivamente si passa agli altri. Credo che questo sia il metodo più efficace per parlare di vicende che avvengono in luoghi e tempi differenti. Il lettore in questo modo riesce a seguire il filo della narrazione senza perdersi passaggi importanti e senza chiedersi da dove sbuchi questo personaggio (cosa che mi capitava spesso di chiedermi mentre leggevo Il Trono di Spade).
Per il resto non ho molto altro da dire. I miei personaggi preferiti rimangono sempre Legolas e Gimli, perché di sì e perché è impossibile non adorarli quando fanno a gara a chi uccide più orchetti.
  
★★★★
- Exceed Expectations. -

Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.

mercoledì 18 febbraio 2015

Le Letture di Cerrie #39 Anna Karenina di Lev Tolstoij

Buongiorno a tutti!
Eccoci qui con la recensione di Anna Karenina.
Come potete notare, nella barra laterale a destra, ho inserito il sondaggio per scegliere il prossimo libro da leggere per il READING CLASSICS. Se avete altro da proporre, fatemelo sapere qui sotto così posso aggiungerlo alla lista.
Scusate per questi giorni di completa assenza, ma il lavoro mi ha completamente risucchiata.
TRAMA
Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. "In Anna Karenina è rappresentata - scrive Natalia Ginzburg - la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità." Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: "Anna Karenina è un'opera d'arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa... e che pure sarebbe necessaria ai popoli d'Occidente."



RECENSIONE
Perdonatemi il ritardo con cui pubblico questa recensione, ma ogni volta che aprivo la pagina di Word non trovavo mai le parole adatte per parlarvi di questo capolavoro e immancabilmente mi trovavo a rimandare l’inevitabile. Oggi finalmente mi sono decisa e ho cercato di mettere insieme le mie idee molto confuse e scrivere qualcosa di decente per farvi capire quanto mi sia piaciuto questo romanzo.
La trama è stata già ampiamente narrata nei vari recap del gruppo di lettura, vi rimando ad essi se volete sapere qualcosa in più a riguardo.
Oggi voglio fare qualcosa di diverso dalla solita recensione: colgo l’occasione per fare un confronto con il film che ho visto una settimana fa e che non mi è piaciuto per niente. Il film si apre con un vero e proprio teatro che sarà poi il collante che terrà unite tutte le varie vicende narrate, proprio come se fosse rappresentazione teatrale. Questo espediente potrebbe anche essere un simbolo per rappresentare la falsità che si cela dietro i comportamenti dei diversi personaggi, tuttavia io non l’ho apprezzato, anzi mi ha irritata e non mi ha fatto godere la visione. Un altro punto a sfavore del film è Anna: nel libro è impossibile non amarla, ci si immedesima nel suo personaggio, la si capisce perché per noi è molto più semplice ammettere di non amare una persona, ma di provare questo sentimento per un altro. Il divorzio è all’ordine del giorno in questi anni, quindi non riteniamo sia uno scandalo se una moglie decide di lasciare il marito. La Anna di Tolstoj è una donna forte, che non si piega al volere della società e che cerca in tutti i modi di non far pesare quel giudizio tanto osceno che le è stato assegnato dopo che ha reso nota la sua relazione con Vronskij.
La Anna del grande schermo è tutta un’altra storia: forse Keira Knightley non era la persona adatta per interpretare un personaggio di tale importanza, infatti secondo me è stato completamente sminuito. Non aveva quell’importanza, quell’eleganza, quel fascino misterioso che ci viene descritto da Tolstoj; era semplicemente una donna aristocratica russa che tutti rispettano per il suo matrimonio con Karenin.
Il gesto estremo che compirà Anna sembrerà dettato solamente dal peso della gelosia: infatti l’ultima immagine che ci viene concessa di Anna è quella di una donna disperata che, pur di non sopportare l’idea del suo amante con un’altra donna, si uccide sotto ad un treno. In realtà il movente che l’ha portata a ciò non è solamente questo: ciò che l’ha spinta è soprattutto il fatto di non riuscire più a sopportare il peso del giudizio delle persone, il fatto di non poter vivere una vita normale insieme a suo figlio, di non poter essere in buoni rapporti con Karenin e di essere additata come una sgualdrina.
Keira Knightley è brava a fare la pazza: la sua Anna sembra appunto una psicopatica corrosa dalla gelosia nei confronti del suo amante che non passa tutto il tempo in sua compagnia.
Poco da dire sul conte Vronskij: solo mi è parso un po’ troppo bambino, troppo poco virile per interpretare l’uomo che ha fatto crollare il mondo finto dell’aristocratica Anna a favore di un castello di sabbia pronto a cedere al primo soffio di vento. Di lui non vediamo nemmeno l’ombra in quella che dovrebbe essere la rappresentazione della parte ottava, ossia il post suicidio. Chi non ha letto il libro non saprà che fine fa e che cosa farà dopo la morte della sua amata.
In generale il film non mi è piaciuto anche perché è troppo confusionario. Alcuni personaggi sembrano inseriti solo perché di dovere, non ci viene spiegato la loro vera funzione: un esempio lampante è Levin. Lui si pensa essere l’alter ego di Tolstoj stesso, nel libro ha un suo peso, compirà un viaggio verso la riscoperta della propria fede perduta anche grazie al suo matrimonio con Kitty. Nel film invece sembra solamente un ragazzino, rifiutato dalla ragazza che ama, che si rifugia in campagna per fuggire dall’umiliazione.
Tutti i personaggi della trasposizione cinematografica non hanno minimamente l’impronta di quelli di Tolstoj, nessuno di loro riesce a trasmettere tutto ciò che caratterizza i veri protagonisti di questa storia.
Forse il personaggio più simile a quello del romanzo è proprio il marito di Anna, Karenin: entrambi sono molto rigidi e fieri, sono dediti al lavoro e alla famiglia quasi fossero degli obblighi imposti, sembra che non provino amore né per Anna né tantomeno per Sereza. Accettare il divorzio vorrebbe dire macchiare la propria immagine di uomo politico ed essere ricordato per sempre come l’uomo che è stato tradito da una donna. Forse questo è l’unico personaggio che trasmette quella psicologia che permea anche il Karenin del romanzo, infatti non possiamo fare a meno di odiarlo un pochino, almeno quanto abbiamo odiato l’Aleksej del libro.
Tutti gli altri assolutamente bocciati: Stiva è solamente un uomo che cede alle tentazioni, Dolly una donna che perdona il marito pur di non rinunciare alla bella vita, Kitty, depressa prima per la perdita di Vronskij, si getta tra le braccia di Levin come se fosse un ripiego, Levin uno zerbino fatto uomo.
Forse sono stata un po’ troppo dura nei confronti del romanzo, ma il libro mi è piaciuto troppo e non posso sopportare l’idea che dei personaggi tanto complessi siano stati banalizzati sul grande schermo. L’unica cosa che posso dirvi è LEGGETE IL ROMANZO.
★★★★★
- Outstanding! -

Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,

C.

venerdì 6 febbraio 2015

Le Letture di Cerrie #38 Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson

Buongiorno a tutti!
Preparatevi ad essere sommersi da una carrellata di recensioni. Purtroppo ne avevo in arretrato parecchie quindi sto cercando di recuperare. La prossima sarà Anna Karenina, non appena avrò visto anche il film così potrò fare un confronto.
Oggi vi voglio parlare di questo libro fantastico: ora sto facendo tutto il possibile per recuperare l’intera opera di Shirley Jackson. Un’altra donna scrittrice veramente formidabile.
TRAMA
"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.
RECENSIONE
Preparatevi. Se decidete di iniziare la lettura di questo libro assicuratevi di non avere impegni perché non riuscirete a posarlo.
A tratti mi ricorda molto Una Serie di Sfortunati Eventi dove i tre protagonisti devono affrontare il malvagio Conte Olaf che vuole sottrargli la loro eredità.
Nel romanzo di Shirley Jackson abbiamo due sorelle che abitano nell’immensa casa di famiglia con lo zio mentalmente instabile. Le ragazze vivono in equilibrio, la loro quotidianità è dettata da piccoli gesti che ripetono ritmicamente ogni giorno.
Questo loro ecosistema si romperà nel momento in cui il cugino Charles si presenterà alla loro porta con intenti tutt’altro che docili. Il suo obiettivo sarà quello di impossessarsi dell’imponente somma di denaro racchiusa nella cassaforte di casa Blackwood rimasta inalterata dal quel terribile giorno di sei anni prima quando quasi tutti i membri della famiglia hanno perso la vita, avvelenati. La colpa di tutto ciò ricade su Constance che, per paura dell’opinione pubblica e di ciò che potrebbe farle la gente, non esce di casa e si occupa prevalentemente della cucina e del suo orto, gli unici piaceri che le sono rimasti.
Rimarrete davvero stupefatti quando scoprirete l’età delle due sorelle: si relazionano come se fossero due bambine che giocano. Mary Catherine addirittura crede di poter andare sulla luna, crede che sotterrando le cose a lei care potrà scaturire una barriera invisibile che proteggerà la loro casa dagli intrusi.
Questa recensione mi risulta particolarmente difficile da scrivere perché non vorrei rischiare di rivelare troppi elementi che poi non vi permetterebbero di gustarvi a pieno la lettura. Questo libro parla del Male, si. Ma non sempre è come ci appare. All’inizio crediamo che la colpa di tutto ciò debba cadere esclusivamente sulle due sorelle. Con il proseguire della lettura si verificherà un capovolgimento dei ruoli: a causa di Charles, Mary Catherine compirà un gesto esasperato nella speranza che questo Intruso se ne vada da casa loro. Verranno molestate dai compaesani, che demoliranno la loro casa senza pietà, nonostante fosse già mezza distrutta.
Un romanzo thriller senza però quegli elementi sanguinolenti che l’avrebbero reso troppo poco speciale e troppo uguale a quei romanzi splatter che vengono pubblicati oggi, con assassini che si inventano i modi più strani per compiere i loro omicidi.
È un romanzo sul male, che ci fa capire come esso alberghi in tutti noi e che si può manifestare in diversi modi: che sia uccidere i genitori, isolare due ragazzine e distruggere la loro casa, tutto ciò che gli rimaneva della loro vecchia vita.
Mary Catherine è un personaggio stupendamente riuscito: una ragazza dalla mente contorta, che pensa come un bambino ma che agisce come un adulto. Conosce per filo e per segno i veleni che possono uccidere, ma che vive comunque nel suo mondo fiabesco fatto di cavalli alati e case sulla luna dove nulla di brutto può accadere. Questo personaggio che grazie ai suoi poteri magici (che il giovedì sono al massimo della loro potenza) costruisce protezioni per la sua famiglia.
Una volta terminata la lettura di questo romanzo non potrete far altro che fare congetture sul perché le due ragazze abbiano compiuto quel gesto tanto estremo: il loro movente non ci viene specificato dalla scrittrice, ma questo non impedisce al nostro cervello di macchinare le più strambe motivazioni.
È un romanzo che si legge tutto d’un fiato e che vi farà tenere gli occhi incollati alle pagine, nonostante alcuni passi presentino una carica dal forte impatto psicologico e l’unica cosa che vorrete fare voi sarà quella di tirare un sospiro e rimuginare su quanto avete appena letto.
Ancora una volta, abbiamo avuto la conferma che le donne non sono inferiori agli uomini: addirittura King ha affermato di aver preso spunto da Shirley Jackson per i suoi romanzi. Onore al genere femminile che non si dedica solo alla scrittura di fan fiction ispirate a Twilight o a romanzetti fatti con lo stampino che parlano dell’amore tra due adolescenti, che si fidanzano, ma poi si mollano, poi si riprendono, e così via fino all’infinito.
Onore a Shirley Jackson che ha reso giustizia alle donne scrittrici. Questo libro è diventato uno dei miei preferiti e ora, approfittando della promozione Adelphi, ho deciso di recuperare tutti i suoi scritti e custodirli come tesori sulla mia mensola vicina al letto, dove potrò raggiungere senza fatica questo libro per essere pervasa ancora una volta da quella magia nera che alberga tra le sue pagine.
★★★★★
- Outstanding! -

Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.


mercoledì 4 febbraio 2015

Le Letture di Cerrie #37 Perché ci siamo lasciati di Daniel Handler

Buongiorno a tutti!
Sono rimasta indietro anche con le recensioni, ne ho un paio da recuperare a partire da questa. Purtroppo il lavoro mi ha davvero occupato la maggior parte del tempo e, quando decidevo di mettermi al computer, finivo sempre per guardarmi un episodio di Game of Thrones. Ora vi lascio alla recensione.
TRAMA
Una storia d'amore che finisce. Due persone che si lasciano. Min e Ed hanno 16 anni e stanno insieme. Min ha la passione del cinema e vorrebbe diventare regista, Ed è il capitano della squadra di basket. Parlano due lingue diverse, sono l'una l'antitesi dell'altro. All'inizio la sfida è entusiasmante, ma presto si rivela per quello che si sapeva già fin dall'inizio: impossibile. Min lascia Ed, e per spiegargli il perché gli scrive una lettera destinata ad accompagnare una scatola contenente tutti gli oggetti che hanno segnato la loro breve, intensa storia d'amore.




RECENSIONE
Nonostante io non sia un’amante dei libri d’amore, questo non ho potuto fare a meno di adorarlo. Perché non è uno di quei romanzi da due soldi che invadono le librerie con annunci tipo “best seller New York Times” o “autrice da 23456765432 milioni di copie vendute”, “fenomeno editoriale”. No, non è niente di tutto questo. Addirittura questo libro difficilmente lo si trova nei negozi (io per esempio l’ho preso su Amazon), quindi potete immaginare quanto sia conosciuto e apprezzato.
Questo romanzo ripercorre tutti i passi di una storia d’amore nata tra Min e Ed, due ragazzi adolescenti uno l’opposto dell’altro, ma che si attraggono, proprio come i poli opposti di una calamita. Min è una ragazza alternativa, che guarda film di nicchia e che rincorre il sogno di diventare regista; Ed invece è il co-capitano della squadra di basket della scuola, il ragazzo più popolare e più voluto. Si ritrovano così a parlare e a scambiarsi i numeri di telefono. Questa loro storia d’amore non è destinata a durare: Min decide di lasciarlo e solo alla fine del romanzo scopriremo perché. Nel libro viene ripercorsa questa loro avventura amorosa attraverso tutti i ricordi che insieme hanno collezionato, ma che Min decide di recapitarli, all’interno di una scatola, e abbandonarli sul ciglio di casa sua. Il romanzo è la lettera che scrive Min (diminutivo di Minerva) in cui spiega il significato di ogni oggetto contenuto nella sua scatola dei ricordi e il perché ha deciso di lasciarlo. Quasi ogni parte termina con un “ed è per questo Ed che ci siamo lasciati”.
È un libro dolce e triste allo stesso tempo, che non parla solo di amore, ma anche di amicizia e di come questa, molto spesso, venga messa in disparte per coltivare quel sentimento effimero che potrebbe anche morire da un giorno all’altro. Esattamente come è successo a Min: aveva abbandonato i suoi amici, quelli di una vita, per poter passare del tempo con Ed. Quando però questo nostro amore ci spezza il cuore e noi siamo convinti di non meritare più l’affetto di nessuno, i nostri amici sono lì, pronti a tenderci la mano e ad accompagnarci sul loro furgoncino a riconsegnare quella storia d’amore ormai finita al mittente.
Daniel Handler non è solo Lemony Snicket, è anche uno scrittore che sa arrivare ai cuori di lettori più maturi e sa come raccontare una storia d’amore finita con il suo solito umorismo un po’ dark che tanto mi piace e che si ritrova anche in Una serie di sfortunati eventi. È proprio questo che lo rende uno scrittore capace e versatile: il fatto di rendere una cosa triste come la fine di una storia d’amore, qualcosa su cui riflettere e che comunque lascia qualcosa di positivo nel cuore delle persone.
★★★★ ½
- Exceed expectation! -

Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.


venerdì 23 gennaio 2015

Le Letture di Cerrie #36 La Compagnia dell’Anello di J.R.R. Tolkien


Buongiorno a tutti!
Ormai siamo giunti al fine settimana anche se, per me, ormai non esistono più sabati e domeniche, sono giorni come altri.
Oggi sono qui per parlarvi del primo capitolo della trilogia de Il Signore degli Anelli: devo dire che questo 2015 è iniziato nel migliore dei modi, ho letto sempre libri da cinque stelline e che consiglio praticamente a tutti! Speriamo continui così. In questo momento sto leggendo Perché ci siamo lasciati di Daniel Handler: è davvero spassosissimo e triste allo stesso tempo.. comunque ve ne parlerò meglio una volta terminato. Ora vi lascio alla recensione.
TRAMA

In questo primo romanzo della trilogia di Tolkien, il lettore conosce gli Hobbit, minuscoli esseri saggi e longevi. Frodo, venuto in possesso dell'Anello del Potere, è costretto a partire per il paese delle tenebre. Un gruppo di Hobbit lo accompagna e, strada facendo, si associano alla compagnia altri esseri: Elfi, Nani e Uomini, anch'essi legati al destino di Frodo. Le tappe del cammino li conducono attraverso molte esperienze diverse, finché la scomparsa di Gandalf, trascinato negli abissi da un'orrenda creatura, li lascia senza guida. Così si scioglie la Compagnia dell'Anello e i suoi membri si disperdono, minacciati da forze tenebrose, mentre la meta sembra disperatamente allontanarsi.

RECENSIONE
 Parlarvi di questo romanzo è un’impresa assai difficile: non solo perché è talmente immenso che non saprei proprio da dove partire, ma anche perché è un capolavoro e verso i capolavori si prova sempre un po’ di quel timore reverenziale che ci fa credere che non esistano parole adatte per descrivere la perfezione.
Si perché questo romanzo è la perfezione, il Fantasy con la F maiuscola difficilissimo da eguagliare.
Non narra solo di nove personaggi che partono all’insegna del Monte Fato per distruggere l’anello: parla anche di collaborazione tra razze diverse che prima non riuscivano ad andare d’accordo (nei film adoro vedere l’amicizia che si instaura tra Legolas e Gimli), parla di uomini che cedono al potere dell’anello e alla smania di conquista, che vogliono diventare invincibili con la promessa, impossibile da mantenere, di essere un buon governatore. Parla di amicizia e di sacrificio, parla di uno stregone vecchio e grigio che si sacrifica per poter salvare i suoi compagni di viaggio così che possano proseguire la loro avventura verso Mordor.
Non è, come tanti credono, solo un fantasy che parla di un mezz’uomo costretto a portare l’Unico Anello al collo: Frodo è solo un tassello dell’enorme puzzle che Tolkien ha costruito.
Questo libro non va letto solo perché è ormai ritenuto un classico e un lettore non può considerarsi tale se non lo legge almeno una volta. No, nessuno di questi motivi. La Compagnia dell’Anello va letto perché è bellissimo e perché ci fa veramente viaggiare insieme a questi personaggi e ci fa vedere le meraviglie della Terra di Mezzo.
Al contrario di molti, non l’ho trovato affatto noioso, e credo che le descrizioni che Tolkien inserisce siano necessarie per farci vedere attraverso gli occhi dei personaggi i paesaggi che attraversano.
Paragonato al film (il mio preferito della trilogia è Le due torri), il libro è migliore: non ho nulla da dire sulla produzione, ho apprezzato moltissimo come siano riusciti a riprodurre su pellicola quello che Tolkien ha creato, ma comunque leggere di queste avventura è tutta un’altra cosa. Leggere La Compagnia dell’Anello è un’esperienza unica e che ti fa vivere in prima persona il viaggio compiuto dai nostri compagni. Il lettore è il decimo membro della Compagnia, anche lui attraversa le miniere di Moria e si dispera quando vede il grande Gandalf cadere, trascinato dal Balrog, tira un sospiro di sollievo quando giunge al cospetto di Elrond che offre la sua ospitalità, prova paura quando per la prima volta si ritrova ad affrontare gli Orchi o gli Spettri dell’anello sui loro cavalli neri.
L’unica diciamo critica che mi sento di fare non è rivolta all’opera in sé, quanto più all’edizione: la mia riporta addirittura il prezzo in lire quindi potete intuire quanto sia vecchia e anche la traduzione riporta alcuni termini non usati ai giorni nostri. Comunque sia, nonostante questo piccolo inconveniente, ho apprezzato lo stesso questo romanzo tanto da voler iniziare subito a leggere Le Due Torri, ma ho deciso di aspettare e godermi il secondo capitolo a febbraio.
Mi sembra inutile dirvi che gli ho assegnato cinque stelline e su GoodReads è entrato di diritto nello scaffale dei miei preferiti!
★★★★★
- Outstanding! -

Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.

venerdì 16 gennaio 2015

Le Letture di Cerrie #35 Le Fiabe di Beda il Bardo di J.K. Rowling


Buongiorno a tutti!
Come state? io finalmente ho iniziato a lavorare in un hospice, anche se il contratto dura solo due settimane perché sostituisco un’infermiera che è in malattia. Intanto inizio a portare a casa qualche soldino così da potermi togliere qualche sfizio.
Per questo motivo non so quanto riuscirò ad essere attiva sul blog: non mi rimane molto tempo per leggere e avrò anche difficoltà a preparare i post da pubblicare. Farò tutto il possibile per continuare a scrivere però comprendetemi se per alcuni giorni non ci sentiremo!
Mercoledì avrei voluto pubblicare l’Into the Movie riguardante The Imitation Game che sarei dovuta andare a vedere domenica, ma la mia amica si è ammalata e quindi niente cinema. Peccato perché quel film mi ispirava davvero tantissimo. Spero di riuscire ad andare a vedere La teoria del tutto almeno. Ora vi lascio a questa recensione!
TRAMA

“Le Fiabe di Beda il Bardo sono una raccolta di storie scritte per giovani maghi e streghe. Sono state popolari favole serali per secoli, perciò il Pentolone Salterino e la Fonte della Buona Sorte sono altrettanto familiari a molti studenti di Hogwarts quanto Cenerentola e la Bella Addormentata nel Bosco lo sono ai bambini Babbani (non magici)… siamo oggi lieti di pubblicare in questa sede i commenti del Professor Silente, insieme a una nuova traduzione del testo di Beda a cura di Hermione Granger. Confidiamo che le intuizioni del Professor Silente, che includono osservazioni sulla storia della magia, ricordi personali e informazioni illuminanti sugli elementi chiave di ogni fiaba, faranno apprezzare a una nuova generazione di maghi e di  Babbani le Fiabe di Beda il Bardo.” (J.K. Rowling)

RECENSIONE
Beh, come parlarvi di questo libro. Non so davvero da dove iniziare. Forse è bene partire con il dirvi che è fantastico e che la Rowling è geniale: non solo è riuscita a creare un mondo immaginario a cui tutti noi ci siamo affezionati e nel quale noi tutti vorremmo vivere, ma ci ha anche permesso di avere un assaggio di quello che si prova ad avere tra le mani uno dei più famosi libri di fiabe nel mondo dei maghi.
Questo espediente non solo permette di ampliare la cultura sul mondo di Harry Potter, ma ci permette anche di essere dei veri e propri studenti di Hogwarts: ci sembrerà così di ascoltare Hermione mentre legge e traduce la fiabe di Beda, ci sembrerà di essere dei grandissimi esperti di Quidditch e potremo accompagnare Newt alla ricerca degli animali fantastici.
I destinatari di questo libro sono appunto i bambini babbani che, durante la loro infanzia, hanno sentito parlare solo di principessine che devono essere salvate dal principe azzurro. Queste fiabe invece nascondo messaggi molto profondi che permettono quindi di crescere rispettando il prossimo anche se diverso, non ingannando le altre persone etc.
La prima fiaba è Il Mago e il Pentolone Canterino: narra di un mago, il cui figlio rifiuta di aiutare i compaesani babbani fornendogli pozioni che potrebbero curare le loro condizioni. L’egoismo di questo mago viene così punito dal pentolone che si mette a saltellare e schiamazzare in giro riproducendo i malanni dei vicini di casa.
il mago, non riuscendo più a sopportare il pentolone, cede e inizia a curare tutti i concittadini.
Il messaggio che si cela dietro questa storia è che non bisogna mai rifiutarsi di aiutare qualcuno, soprattutto se questo qualcuno non è in grado di farlo per conto suo.
La seconda è La fonte della buona sorte. Credere in se stessi è la parola chiave: tre streghe e un cavaliere sventurato si trovano a dover scalare una collina per raggiungere la fonte della buona sorte che dovrebbe risolvere i problemi di ognuno di loro. Tuttavia, durante la scalata, i quattro personaggi capiranno che ciò di cui hanno bisogno si trova proprio sotto i loro occhi e che non necessitano dell’acqua della fonte. Si scoprirà poi che l’acqua non ha alcun potere magico, ma sono proprio le persone che, condizionate da questa credenza, riusciranno a cambiare il loro futuro per il meglio. Quindi, i successi che otteniamo, non derivano da nessuna fonte della buona sorte, ma sono frutto del nostro impegno e degli sforzi che incanaliamo per raggiungere questi obiettivi.
La terza fiaba narra di uno Stregone dal cuore Peloso. Questa storia narra di un mago che disprezzava l'amore per la debolezza che a suo giudizio esso arrecava e che per isolarsi da qualunque legame affettivo si inabissò nelle Arti Oscure. Dopo aver udito due servi parlare di lui, uno se ne prendeva gioco, mentre l’altro ne parlava con pietà, decise di cercare una moglie e mettere a tacere tutte le dicerie e scatenare l’invidia nei cuori della gente. La moglie tuttavia non poteva essere una donna qualsiasi, doveva essere bellissima. Ella però dimostra un po’ di riserve: afferma infatti che si sarebbe innamorata dello stregone quando egli le avrebbe mostrato il suo vero cuore. Il mago allora la conduce nei sotterranei del suo castello e le mostra il contenuto di uno scrigno: all’interno si trova il cuore del mago, rimpicciolito e pieno di peli a causa dello scorrere del tempo in cui è rimasto rinchiuso allo scuro. La donna chiede quindi allo stregone di rimettere il cuore al suo posto, nel suo petto, ma esso è diventato troppo forte da condurre entrambi alla morte.
Questa fiaba è un promemoria che invita i maghi a non abusare della magia oscura, la quale prima o poi si ritorcerà contro il mago che ha scagliato l’incanto.
Baba Raba e il ceppo Ghignante è una storia divertentissima che narra di un Re avido e folle, che vuole tenere la magia tutta per sé. Vuole dimostrare di essere un mago quindi invita tutti a palazzo alla ricerca dell’insegnante perfetto che possa così istruirlo sulle arti magiche. Ciò che però troverà è solo un ciarlatano che inventa stupidi trucchi che agli occhi del re sembrano dei veri e propri incantesimi.
Baba Raba vede i due esercitarsi e li deride: il re decide quindi di esibirsi di fronte a tutto il popolo e, qualora l’avessero deriso, avrebbe ucciso il ciarlatano che non aveva in alcun modo assolto il suo compito per il quale era stato assunto.
Il ciarlatano si reca quindi da Baba Raba e vedendola eseguire delle magie le chiede di eseguirle facendo in modo che sembri che sia il re stesso a farle. Riescono quindi a far sparire un cappello e a far levitare un cavallo ma, quando il re cerca di far resuscitare un cane morto, fallisce nell’intento e così il ciarlatano denuncia Baba Raba. Tutto il popolo si lancia all’inseguimento di questa strega e, giunti in prossimità di un albero ghignante il ciarlatano ordina che venga abbattuto: Baba Raba afferma che i maghi non vengono uccisi nemmeno se segati in due e dice di fare una prova sul ciarlatano stesso che aveva affermato di essere uno stregone. L’uomo così confessa tutto e verrà rinchiuso in prigione, Baba Raba chiederà al re di non perseguitare più nessun mago e nessuna strega e di permettergli di vivere in pace e tranquillità, inoltre chiede che sia costruita una statua a lei dedicata. Dopo che tutti se ne andarono, un coniglio sbucò da sotto il ceppo: scopriamo essere Baba stessa che, oltre ad essere una strega, era anche un animagus.
L’ultima è la fiaba più famosa che non credo necessiti di essere raccontata: la storia dei tre fratelli che ingannarono la morte costruendo un ponte per superare il fiume. L’ultimo fratello, Ignotus, è quello che riuscirà a sfuggire alla morte grazie al suo mantello. Gli altri due saranno sopraffatti dal potere e ne rimarranno uccisi.
Se ancora non l’avete fatto, vi consiglio vivamente di leggere questa raccolta perché è davvero ben fatta e i commenti di Silente sono davvero utili per capire un po’ il significato di queste storie (anche se sono di per sé abbastanza chiari).
★★★★★
- Outstanding! -

Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,

C.

mercoledì 7 gennaio 2015

Le Letture di Cerrie #34 Eragon di Christopher Paolini


Buongiorno a tutti!
Eccoci qui con la prima recensione di questo 2015. Devo dire che è iniziato nel migliore dei modi: i due libri terminati si sono aggiudicati entrambi cinque stelline e sono entrati di diritto a far parte dello scaffale dei favourites su Goodreads.
Le fiabe di Beda il Bardo non ho ancora deciso se recensirle o no: nel caso comunque pubblicherei il mio pensiero la settimana prossima.
Ora vi lascio alla mia recensione su Eragon.
TRAMA
Quando Eragon trova una pietra blu nella foresta, è convinto che gli sia toccata una grande fortuna: potrà venderla e nutrire la sua famiglia per tutto l’inverno. Ma la pietra è in realtà un uovo che, schiudendosi, rivela un contenuto straordinario: un cucciolo di drago. È così che Eragon scopre di essere destinato a raccogliere un’eredità antichissima. Forte di una spada magica e dei consigli di un vecchio cantastorie, dovrà cavarsela in un universo magico pieno d’insidie e dimostrare di essere il degno erede dei Cavalieri dei Draghi…





RECENSIONE
La prima volta che avevo provato a leggere questo libro ero un’immatura ragazzina delle medie che cercava in tutti i modi di assomigliare al suo amico amante dei libri: colui che aveva sempre pronta una battuta a tema Signore degli Anelli e che non esisteva libro al mondo che lui non aveva letto o di cui non avesse sentito parlare.
Per cui, dopo averne visto il film, ho deciso di buttarmi nella lettura del libro di Paolini: inutile dirvi che l’ho abbandonato dopo poco, perché troppo poco simile ad Harry Potter. In quel periodo avevo bisogno di Fantasy che fossero quanto più simili possibile a quello della Rowling: stavo attraversando una bruttissima Book Hangover che mi sono portata dietro finché non sono usciti anche gli altri libri della saga. Per questo motivo trovavo difficile iniziare un libro che non fosse scritto dalla penna esperta e fantasiosa della zia Row.
Dopo anni e anni ho deciso di riprendere in mano questa saga amata e criticata da molti per la sua somiglianza ad altri fantasy. Devo dire che questo nostro secondo incontro è stato più che positivo: questo primo libro mi è piaciuto moltissimo ed è molto, molto diverso dal film (che ai tempi avevo apprezzato tantissimo, soprattutto per l’attore maschile che interpreta Eragon stesso).
Le vicende narrate ricordano molto il fantasy vecchio stampo di Tolkien: il fatto che tre personaggi vaghino per terre sconosciute, inseguiti da un re smanioso di potere e che vuole ottenere il controllo su tutto il regno. Ricevono l’aiuto da creature magnifiche come elfi e nani e vengono ospitati all’interno di una montagna che ricorda molto Gran Burrone.
Notate come siano quasi sempre tre i personaggi di cui vengono narrate le vicende: qui all'inizio abbiamo Eragon che parte insieme a Saphira e Brom, che poi viene sostituito da Murtagh. Credo che il numero tre sia un po' il leit motiv di parecchi fantasy: ricorre anche in Harry Potter e anche ne Il Signore degli Anelli. Infatti, quando la compagnia si scioglie, i personaggi si ritrovano a viaggiare in gruppi di tre: abbiamo infatti Aragorn, Gimli e Legolas, Frodo, Sam e Gollum. 
Somiglianze a parte, ho amato Eragon dalla prima all’ultima pagina, anche se ci ho messo un po’ a terminarlo.
La storia è narrata magistralmente (ricordo che Paolini ha scritto questo romanzo a quindici anni), i personaggi sono ben caratterizzati e i misteri vengono svelati al momento giusto.
Ho apprezzato moltissimo la relazione tra Eragon e Saphira: come un climax cresce durante tutto l’arco del romanzo. All’inizio entrambi sono molto titubanti, poi però iniziano a fidarsi l’uno dell’altro e ad aver bisogno sempre più della presenza del proprio cavaliere o drago.
Credo sia il degno inizio di una splendida saga e la consiglio a tutti gli amanti del fantasy vecchio stile, dove si incontrano giovani uomini pronti a tutto, vecchi cantastorie che conoscono più di quanto vogliono far intendere, donne-elfo che sanno come badare a se stesse e un re malvagio che vuole annientare chiunque si opponga al suo volere. Insomma, una saga da leggere a tutti i costi!
Cinque stelline per Eragon e per la sua Saphira.
★★★★★
- Outstanding! -
Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.


mercoledì 24 dicembre 2014

Le Letture di Cerrie #33 Silver – la porta di Liv (la trilogia dei sogni #2) di Kerstin Gier


Buongiorno a tutti!
Come state? avete già iniziato a ricevere i primi regali di Natale? Io si.. con i miei amici, quest’anno abbiamo deciso di fare il Babbo Natale segreto.. io ho regalato un libro e ho ricevuto una felpa leggera di Stradivarius davvero carina che avevo visto in negozio qualche tempo fa! Grazie S. e S..
Poi, con ben un mese e mezzo di ritardo, ho anche festeggiato la mia laurea! Le mie compagne di università mi hanno regalato un libro sul nursing in emergenza-urgenza (che poi sarebbe l’argomento di master che vorrei fare), mentre gli altri miei amici mi han preso una lampada da appendere al muro a forma di palla da basket (appena la appendo poi vi faccio vedere) e in più una cover per il cellulare con Doctor Who.
Comunque sia, venerdì credo di pubblicare il post con le New Entries e vi farò vedere anche quelle!
Passiamo ora alla recensione del giorno, come avete potuto notare dal titolo.
TRAMA
Liv è sconvolta: Secrecy, la misteriosa autrice del blog più frequentato della scuola, conosce i suoi segreti più intimi. Come è possibile? E cosa le nasconde Hanry, il suo «fratellastro» da quando la mamma di Liv è andata a vivere con il padre di lui, trascinando anche Liv e la sorellina Mia in questa nuova avventura? Ma soprattutto, quale presenza oscura si aggira nottetempo negli infiniti corridoi del mondo dei sogni di Liv, un mondo che incredibilmente condivide con altre persone? E cosa significano gli improvvisi episodi di sonnambulismo di Mia? Incubi, misteriose apparizioni, cacce notturne, non favoriscono certo i sonni di Liv che di giorno, inoltre, è alle prese con una nuova famiglia decisamente complicata anche se con personaggi molto intriganti a partire da Henry per arrivare alla vecchia nonna. E con il fatto che ci siano in giro parecchie persone che hanno ancora dei conti in sospeso con lei, di giorno e di notte…
RECENSIONE
La Gier era una certezza. Ho amato alla follia la trilogia delle Gemme e, appena ho saputo che nell’inverno 2014 sarebbe uscito il suo nuovo libro, non stavo più nella pelle. Il primo di questa saga mi era piaciuto molto, un po’ meno rispetto a Red, Blue e Green, ma comunque l’ho apprezzato.
Ero curiosissima di leggere il seguito di Silver – il libro dei sogni, dovevo sapere cosa sarebbe successo e cosa si sarebbe inventata questa autrice.
Il punto è che non si è inventata proprio niente. Per la maggior parte, le pagine raccontano di Liv che continua a girovagare per i corridoi dove sono posizionate tutte le porte dei sogni. Incontriamo un nuovo personaggio che si fa chiamare Senator Morte, la cui funzione mi è ancora ignota. Sono convinta che sia stato aggiunto solo con lo scopo di allungare il brodo e ritardare sempre di più il momento principale, ossia quando Liv ed Henry scoprono chi si cela dietro gli episodi di sonnambulismo di Mia.
Diciamo che questo è quanto succede. Leggiamo poi di varie rotture tra fidanzati, un cespuglio distrutto e, la cosa più importante, facciamo conoscenza con dei buonissimi biscotti alla vaniglia preparati dalla dolce Lottie (la bambinaia di Liv e Mia), dei quali la gentilissima Kerstin ci lascia la ricetta a fine libro.
Grazie allo stile della Gier, sempre frizzante, ironico e molto nerd, riusciamo ad arrivare alla fine del libro senza annoiarci. Questa è l’unica nota positiva del libro.
I personaggi mancano di evoluzione. Sono piatti e rimangono per lo più gli stessi del romanzo precedente. Non c’è un accrescimento psicologico. Uno addirittura viene mandato a studiare in Francia, così da avere un soggetto in meno tra i piedi di cui dover parlare.
Ecco no. Sinceramente mi aspettavo molto di più da questa autrice. Avevo altissime aspettative nei confronti di questa saga e ora mi chiedo come sarà il finale. Sicuramente leggerò l’ultimo libro della trilogia perché devo assolutamente sapere chi è Secrecy. Ho la mia lista dei sospettati e devo scoprire se ho ragione!
Comunque sia, questo è il romanzo peggiore scritto dalla Gier. Spero davvero che si rifaccia con il terzo; avevo finalmente trovato una scrittrice che scrive Young Adult senza però sfociare sempre in quel romance da quattro soldi. Una cosa che apprezzavo dei suoi romanzi era appunto il fatto che la storia d’amore facesse da sfondo ad altri avvenimenti. Qui invece se ne avverte la presenza quasi prepotente.
A questo secondo romanzo assegno due stelline e mezzo.
★★ 1/2
- Poor -
Per oggi è tutto ragazzi!
Vi faccio anche tanti auguri di Buon Natale!
Con affetto,
C.


mercoledì 17 dicembre 2014

Le Letture di Cerrie #32 Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien


Buongiorno a tutti!
Come ben sapete, una settimana fa ho terminato la lettura de Lo Hobbit. Inutile dirvi che su Goodreads si è beccato 5 stelline. Si, l’ho apprezzato davvero tantissimo e lo vorrei rileggere se non fosse che ho altri romanzi che aspettano. Sicuramente entra di diritto a far parte della lista dei miei libri preferiti!
Ora vi lascio alla recensione. La trama l’ho trovata su internet!
TRAMA

Se vi piacciono i viaggi fuori del confortevole e accogliente mondo occidentale, oltre il Confine delle Terre Selvagge, per poi tornare a casa, e pensate di poter provare un certo interesse per un umile eroe, ecco la storia di questo viaggio e di questo viaggiatore. Il periodo è il tempo antico fra l'Età Fatata e il dominio degli Uomini, quando la famosa foresta di Bosco Atro esisteva ancora e le montagne erano piene di pericoli. Nel percorso verrete a imparare molte cose (come è capitato a lui) su Uomini Neri, Orchi, Nani ed Elfi e potrete dare uno sguardo alla storia e alla politica di un'epoca trascurata ma molto importante.

Infatti il signor Bilbo Baggins andò in visita a vari personaggi di rilievo; ebbe una conversazione con il drago Smog; fu presente alla Battaglia dei Cinque Eserciti. Tutto ciò è tanto più singolare in quanto egli era uno Hobbit. Finora gli Hobbit sono stati trascurati nella storia e nella leggenda, forse perché - in genere - preferivano le comodità alle emozioni. Questo resoconto, fondato sui ricordi di un anno elettrizzante nella vita solitamente tranquilla del signor Baggins, vi darà un'idea abbastanza chiara di questo rispettabile popolo che adesso (a quando si dice) sta diventando piuttosto raro. 
RECENSIONE
Qui nel profondo, presso l’acqua scura, viveva il vecchio Gollum, un essere piccolo e viscido. Non so da dove venisse, né chi o che cosa fosse. Era Gollum, scuro come l’oscurità stessa, eccezion fatta per due grandi occhi rotondi e pallidi nel viso scarno.
Lo so, è un po’ atipico iniziare una recensione con la descrizione del viscido Gollum, ma è uno dei personaggi che più mi affascina e che, secondo me, trasmette un messaggio importante al lettore. Ma partiamo dall’inizio. La narrazione si apre a casa Baggins, dove uno Hobbit cinquantenne vive la sua vita in calma e tranquillità, all’interno della sua casa sotto la collina. Un giorno si palesa alla sua porta uno stregone tutto grigio, Gandalf, il quale lo invita a prendere parte ad un’avventura. Ecco, non è che lo invita: con un simbolo magico posto sulla porta della sua casa, fa si che tredici nani si presentino a casa sua e gli spieghino il perché del loro viaggio: intendono recuperare il tesoro che si trova nella Montagna controllato dal drago Smog. Dopo varie pressioni da parte dei componenti del gruppo, Bilbo decide di partire, intraprendendo quello che sarà un viaggio lungo più di un anno.
Saranno molte le peripezie che dovranno affrontare. Si misureranno contro orchi, lupi mannari e elfi selvani non troppo gentili. Ma grazie all’aiuto di Bilbo, la compagnia riuscirà a raggiungere la meta.
Si tratta di un libro per bambini, ma secondo me può essere apprezzato anche da persone adulte. E’ una fantastica avventura, se letta in tenera età, con belle descrizioni e un lessico adatto in grado di arricchire il vocabolario del lettore. Se letto da adulti acquista un significato tutto nuovo; tanti sono i messaggi che si celano dietro le azioni dei personaggi, in particolare Thorin (il nano a capo della spedizione). L’avidità di questo personaggio, che reclamava l’oro della montagna come suo di diritto, ha fatto si che vi fossero delle divergenze con gli uomini del lago, che li hanno aiutati nel momento del bisogno, li hanno sfamati e riscaldati, dopo aver passato ore all’interno di casse immerse nel fiume.
Stesso discorso va fatto per Bilbo, il quale si impadronisce di un oggetto non suo, che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. L’oggetto in questione è appunto l’anello, di cui ci viene rivelato poco e nulla sulla sua origine. Sappiamo solo che apparteneva a Gollum e che l’aveva perso nella sua grotta.
Gollum era un essere che provava un attaccamento morboso nei confronti di quell’oggetto. Tanto che si dispera nel momento in cui capisce cosa nasconde Bilbo nelle sue tasche (Gollum sfida Bilbo ad una gara di indovinelli. Se vince lo hobbit, Gollum dovrà mostrargli la strada per uscire dalla grotta) cerca in tutti i modi di inseguirlo, ma Bilbo, dopo aver scoperto i poteri che questo anello conferisce, se ne approfitta e sparisce dalla vista di Gollum.
La lettura di questo romanzo mi ha fatto venire una gran voglia di tuffarmi nuovamente nella Terra di Mezzo. Penso che La Compagnia dell’anello sarà uno dei prossimi libri che leggerò!
Sono sempre più convinta che il fantasy sia il mio genere preferito, dove si raccontano storie di draghi, di elfi e di orchi cattivi. Dove gli amici combattono uniti per raggiungere un obiettivo comune e mettono da parte le loro divergenze per affrontare al meglio i nemici.
Dove ci sono stregoni buoni che compaiono al momento del bisogno. Che con il loro bastone riescono a sprigionare un fuoco potentissimo, tanto da far scappare i lupi mannari.
In questo romanzo non c’è spazio per le storie d’amore e direi che è un bene. Questo racconto Hobbit riguarda solamente la compagnia dei nani e lo scassinatore, non c’è spazio per il romance.
A questo romanzo assegno 5 stelline.
★★★★★
- Outstanding! -
Sono convinta che troverò altrettanto avvincente anche il Signore degli Anelli.
Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,

C.

lunedì 1 dicembre 2014

Le Letture di Cerrie #31 Eroi dell’Olimpo, il figlio di Nettuno di Rick Riordan

Buona sera a tutti lettori!
Come avete passato questo weekend? Io ieri pomeriggio ho oziato..
Oggi vi voglio recensire un libro che ho finito di leggere questa notte. Mi è piaciuto molto, ma credo che per il momento metterò in stand by questa saga per dedicarmi ad altre: ho iniziato infatti questa mattina Lo Hobbit, poi come ben sapete, domenica inizierà il gruppo di lettura su Anna Karenina e sono più che convinta che quel big books prosciugherà qualsiasi mio intento di leggere un altro libro in contemporanea!
Ora vi lascio alla recensione!
P.S.: vi piace il nuovo header?! Non mi convince molto il sorriso di Jack Skeleton! Datemi un consiglio!!
TRAMA

Percy si risveglia da un lungo sonno e non ricorda nulla di sé, a parte il proprio nome. Perfino il Campo Mezzosangue gli sembra un luogo estraneo, e l'unica traccia che riesce a evocare dal passato è una ragazza: Annabeth. Hazel dovrebbe essere morta, ma è più viva che mai. Ora, a causa di un terribile errore commesso nella sua vita precedente, il futuro del mondo è in pericolo. Frank discende da un dio, secondo i racconti di sua madre, eppure lui non ne è affatto convinto: quando si guarda allo specchio vede un ragazzo goffo e paffuto. Ma ora che si ritroverà coinvolto nella nuova missione di Percy Jackson e dovrà spingersi fino ai ghiacci dell'Alaska per salvare il mondo dall'ira della divina Gea, dovrà credere in se stesso più che mai. Percy Jackson torna con una nuova avventura, in cui i semidei della mitologia greca e romana dovranno unirsi per difendere la Terra e risolvere la misteriosa Profezia dei Sette.
RECENSIONE

- la guerra è un dovere – riprese Marte. – l’unica scelta reale è se lo accetti, e per cosa combatti.
Eccoci arrivati alla fine del secondo capitolo della saga Eroi dell’Olimpo.
Dopo aver trascorso un libro senza leggere del figlio del Dio del Mare, finalmente ritorna protagonista di una nuova avventura, questa volta accompagnato da due semidei romani. Ebbene si, se nello scorso volume abbiamo conosciuto una New Entry non proprio convenzionale al campo Mezzosangue, la stessa cosa succede qui. Infatti Percy, a cui è stata cancellata la memoria da Giunone (Era per i greci), viene fatto entrare all’interno del campo Romano, il Campo Giove. I due campi sono stati mantenuti a distanza e ignari dell’esistenza dell’altro poiché spesse volte si sono scatenate guerre tra le due fazioni. Greci contro romani. Tuttavia, ora che Gea si sta risvegliando, è fondamentale unire le forze e combattere insieme. Solo così sarà possibile sconfiggere i giganti.
Infatti adesso è più chiaro l’intento di Giunone. Il fatto di cancellare la memoria ai due semidei secondo me è stato un passo fondamentale per permettergli di integrarsi con l’altro gruppo. Altrimenti il pregiudizio avrebbe prevalso e i due gruppi di semidei non sarebbero mai riusciti ad andare d’accordo, tantomeno portare a termine un’impresa eroica.
La struttura del romanzo è pressoché simile a quella precedente. Tre semidei partono per un’impresa con l’obiettivo di sventare i piani di Gea e lasciarla a dormire ancora un po’.
Compagni di Percy, in questa avventura, sono Hazel e Frank. Hazel è figlia di Plutone (ossia Ade.. vi ricordate di Nico?!) che deve convivere con una maledizione. Mentre Frank è figlio di Marte (il dio della guerra, Ares).
La loro impresa consiste nel spingersi a nord, in Alaska, fuori dall’influenza degli dei, per recuperare lo stendardo di una legione romana che è andato perduto anni e anni prima e da allora sul Campo Giove aleggia la sfortuna. L’Alaska è anche la dimora di Alcione, uno dei giganti più potenti e praticamente impossibile da sconfiggere. In tutto questo devono anche fare i conti con il dio della morte.. no, non Ares, ma Thanatos (amo questo nome e dalla descrizione di Riordan credo di aver trovato il mio dio preferito): Il cappuccio si abbassò, le vesti caddero a terra e il dio spalancò le ali, restando con una semplice tunica nera senza maniche allacciata in vita. Era l’uomo più bello che Hazel avesse mai visto. La sua pelle era dello stesso colore del teak, scura e luccicante come il vecchio tavolino divinatorio di Regina Marie. Gli occhi color miele dorato, come quelli di Hazel. Era asciutto e muscoloso, con un volto regale e lunghi capelli neri che fluivano sulle spalle. Le ali scintillavano di sfumature blu, nere e violette.
“Bello” era la parola giusta per definire Thanatos. Non “attraente” o “sexy”, niente del genere. Era bello della bellezza degli angeli, senza tempo, perfetta, remota. (punto di vista di Hazel.. avete capito la nostra semidea!).
Thanatos era stato fatto prigioniero da Gea in modo che le porte della Morte rimanessero aperte. Così facendo tutti i mostri non potevano essere uccisi.  
Comunque, siccome non voglio spoilerarvi nulla (se avete intenzione di leggere la saga), vi dico solo che rivedremo il nostro caro Tyson, conosceremo una simpaticissima arpia un po’ booklover come noi e potremo ascoltare un video messaggio di Leo. Non vi anticipo più nulla. Se siete curiosi, leggetelo. xD
Amo davvero questa saga. credo che Riordan abbia fatto un passo avanti rispetto alla prima: l’intreccio tra mitologia greca e romana lo trovo geniale. Un buon modo per insegnare ai ragazzi di oggi qualche nozione di epica in più.
Credetemi, ho imparato più dai libri di Riordan che da quelli di scuola!
Quattro stelline e mezzo per questo secondo capitolo.
★★★★ ½  
- Exceeds expectations -
Ora credo che farò passare un po’ di tempo prima di leggere il terzo: voglio dedicare dicembre alla lettura dei fantasy e dei classici!
Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.

mercoledì 19 novembre 2014

Le Letture di Cerrie #30 La via di fuga di James Dashner


Buongiorno a tutti lettori!
Eccomi qui con una nuova recensione.. sarà difficile trovare le parole per parlarvi adeguatamente di questo libro. L’ho amato dalla prima all’ultima frase. Ho iniziato a capire quali sono i personaggi di cui ci si può fidare e di chi invece bisogna dubitare (a morte Teresaaaaaa *solleva l’ascia*).
Spero di riuscire a trasmettere tutto il mio amore in questa recensione.
Probabilmente ci saranno dei riferimenti al primo volume, quindi, se ancora non l’avete letto, vi sconsiglio la lettura di questa recensione.
TRAMA
Il Labirinto e i viscidi Dolenti sono ben poca cosa se paragonati alla lunga marcia che la Cattivo ha stavolta pianificato per loro attraverso la Zona Bruciata, una landa squallida inaridita da un sole accecante e sferzata dalle tempeste di fulmini, popolata da esseri umani che l'Eruzione, il temibile morbo che rende folli, ha ridotto a zombie assetati di sangue. Nelle due settimane in cui dovranno percorrere i centocinquanta chilometri che li separano dal porto sicuro, la loro meta, tra cunicoli sotterranei infestati da sfere metalliche affamate di teste umane e creature senza volto dagli artigli letali, i Radurai dovrannodar prova del loro coraggio e dar voce al loro istinto di sopravvivenza. In questo scenario da desolazione postnucleare, superando le insidie di città fatiscenti e foreste morte, il viaggio verso il luogo misterioso in cui potranno ottenere la cura che salverà loro stessi e il mondo diventerà per Thomas, Brenda, Minho e gli altri un percorso di scoperta del proprio mondo interiore, del limite oltre il quale è possibile spingere le proprie paure.

RECENSIONE

Forse per la prima volta da quando era entrato nella Radura settimane prima, Thomas non ebbe paura. Non sapeva se ne avrebbe mai più avuta. Non sapeva perché, ma qualcosa era cambiato.

Questo romanzo si apre con i nostri Radurai usciti sani e salvi dal Labirinto e che ora si ritrovano in un dormitorio periodicamente assaltato dagli Spaccati.
Lo scenario è cambiato: prima ci trovavamo al sicuro all’interno di una Radura, in questo secondo volume invece ci troviamo nel bel mezzo del nulla, in una terra desolata abitata solamente da questi nuovi personaggi.
Se nel primo volume i Dolenti dominavano la scena in quanto a creature spaventose, qui ci troviamo di fronte a ben altre paure: questi Spaccati sono tutti quei soggetti colpiti dall’Eruzione e nei quali il virus ha ormai intaccato il loro cervello, trasformandoli in psicopatici e, come se non bastasse, pieni di eruzioni cutanee. Insomma, uno schifo da vedere.
I nostri amici hanno fatto anche conoscenza con la CATTIVO che gli ha rivelato parte dei loro intenti: quello che vogliono è trovare una cura e i Radurai fuggiti dal labirinto sono tutti quei soggetti che possiedono le caratteristiche idonee per poter partecipare a questo progetto. Si tratta di una vera e propria sperimentazione, costituita da diverse fasi che hanno la finalità di testare la forza dei campioni: la FASE 1 era appunto il Labirinto, la FASE 2 invece è quella narrata ne La via di Fuga.
Come nel primo romanzo, anche in questo si è pervasi dalla costante sensazione di non sapere: il lettore è messo sullo stesso piano dei protagonisti che non hanno idea di che cosa li aspetti. Così succede a noi. Noi stessi facciamo parte della sperimentazione.
Scopriamo anche che vi è un altro gruppo con caratteristiche simili a quelle dei Radurai, se non per il fatto che è costituito da sole ragazze che sono state sottoposte allo stesso test.
I colpi di scena non mancano. Sappiamo di non poterci fidare di nessuno, nemmeno di quei personaggi che conosciamo fin dalla prima pagina de Il Labirinto, perché non sappiamo quanto la loro memoria sia stata alterata dalla CATTIVO. E questa è una cosa che davvero apprezzo dei libri di Dashner: il fatto di non saper distinguere il buono dal cattivo, perché ciò che potrebbe darci qualche indizio sulla natura di un dato personaggio potrebbe essere stato alterato, potrebbe avere delle false memorie che modificherebbero quindi il suo carattere.
Vengono introdotti alcuni nuovi personaggi come Brenda e Jorge, due Spaccati che si coalizzano con i nostri Radurai per aiutarli a raggiungere il porto sicuro dove finalmente verranno salvati in cambio però di una promessa, la promessa di ricevere anche loro la cura all’eruzione.
Un altro nuovo personaggio è Aris, che si unirà al gruppo dei Radurai e li accompagnerà per tutta la vicenda narrata. Non vi voglio dire altro su questo soggetto perché altrimenti vi rivelerei parte della trama e non voglio rovinarvi la sorpresa.
La scena che mi è piaciuta di più è quella in cui Thomas e Brenda vengono inseguiti da un gruppo di Spaccati: questi soggetti sono abominevoli, pieni di piaghe e carenti di alcuni pezzi di pelle.
Il loro “capo” ci viene dipinto così: La sua attenzione era rivolta perlopiù alla testa dell’uomo. Non riusciva a smettere di fissarlo, ipnotizzato. Sembrava che gli avessero strappato i capelli dallo scalpo, che era coperto da croste insanguinate. Il viso era pallido e bagnato, pieno di cicatrici e piaghe. Gli mancava un occhio, al posto del quale c’era una massa rossa e appiccicosa. Non aveva più neanche il naso, e Thomas riusciva a vedere persino le cavità nasali nel cranio sotto la pelle straziata.

“Gervaso mi ha rubato il naso, non fateci caso”

Questo Spaccato, che ormai non aveva più un briciolo di sanità mentale in corpo, vuole mutilare Thomas e Brenda rubandogli il naso. I due riescono a rifugiarsi in un’apertura nel muro del corridoio sotterraneo e attendono che il gruppo di Spaccati se ne vada. A parte l’ansia di vedersi comparire alle spalle un soggetto del genere, non ho provato paura.
Poi va beh. Ho dovuto ricredermi. Me la stavo facendo sotto dalla paura. Credo che non riuscirò mai più ad avvicinarmi ad uno schizofrenico, perché è proprio così che si comportano questi malati. Vedono cose che non esistono. Sarebbe il colmo se come primo impiego mi facessero lavorare in un reparto psichiatrico. Non dormirei la notte.
Quasi tutto il libro è pervaso da una sensazione ansiogena, dovuta principalmente al fatto che i protagonisti non hanno minimamente idea di che cosa vanno incontro. Non sanno cosa ne sarà delle loro vite una volta giunti al porto sicuro, ne hanno la certezza di ricevere quella santissima cura tanto osannata da quelli della CATTIVO.
Tuttavia, non hanno nulla da perdere, quindi si incamminano per quello che sarà un viaggio lungo e tortuoso, in mezzo ad un deserto sul quale si scatenano le peggiori calamità (vedi tempeste di fulmini).
Ancora una volta Dashner mi ha stupita. Nel primo volume ci ritrovavamo immersi in un Labirinto senza apparente soluzione. Qui invece siamo costretti a vagare per una landa desolata in compagnia dei Radurai rimasti per raggiungere un luogo fittizio che dovrebbe costituire la salvezza.
Ormai abbiamo capito che dalla CATTIVO ci si deve aspettare di tutto. quindi il finale è tutt’altro che inaspettato, ma per questo non meno sconvolgente. Perché diciamocelo. La speranza che questi ragazzi finalmente potessero vivere qualche momento in tranquillità, era veramente alta. Invece no. Non hanno un minuto di tregua.
Non vedo l’ora di iniziare La Rivelazione, per avere finalmente il quadro completo sulla faccenda.
Tuttavia dovrà aspettare qualche giorno. Ora mi immergerò nella lettura di Il Figlio di Nettuno (secondo volume della saga gli Eroi dell’Olimpo): purtroppo è della biblioteca e quindi devo leggerlo al più presto.
Mi sembra scontato dirvi che a questo libro assegno cinque stelline.

★★★★★
- Outstanding! -

Congratulazioni Dashner per aver creato questa meravigliosa saga, una tra le mie preferite!
Per oggi è tutto ragazzi!
Con affetto,
C.