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sabato 9 agosto 2014

Cerrie va in vacanza.


Ciao a tutti ragazzi!
Come state? Scusate tanto se questa settimana non sono stata molto presente, ma mia cugina ha deciso di passare qualche giorno qui a casa mia per disintossicarsi dalle sorelle e dalla sua mamma, che prontamente, sempre prima della partenza, viene colpita da attacchi di isterismo acuto difficilissimi da contenere e soprattutto sopportare!
Comunque sia, non sono qui per parlarvi della sanità mentale di mia zia, ma per dirvi che domani partirò e starò via due settimane.
La prima settimana sarò in un campeggio sul lago di Garda, mentre la seconda in Abruzzo, non so precisamente dove.
Non so quanto riuscirò ad essere attiva sul blog; volevo pubblicare la recensione di Demian, ma non l’ho ancora terminato e dubito di farlo entro domani mattina.
Avrò con me il mio fidato iPad e cercherò di pubblicarla da li, sempre se la mia imbranataggine me lo permette.
La mia TBR list per questa vacanza la conoscete di già, vi avrò tormentato con questi titoli per non so quanto; per chi non se lo ricordasse, ho deciso di portare Il Labirinto di Dashner, la trilogia di Beauty di Westerfeld e Demian di Hesse se non riesco a terminarlo prima della partenza (tanto è piccolino, occupa poco spazio).
Devo valutare se portarmi anche Il primo libro della Cronache del Ghiaccio e del Fuoco! xD sono indecisa. Adesso ci penso, ma credo proprio che prevarrà il mio istinto da BookManiac e verrà anche lui con me. Ora sono affetta dalla sindrome del “e se finisco gli altri due e non ho niente da leggere?!?!?”.
In compenso quest’anno sono stata molto più brava con i vestiti e le scarpe! Di solito mettevo nella mia valigia l’equivalente armadio necessario per passare un mese fuori casa! Oggi invece sono andata molto al risparmio!
Intanto vi saluto cari! Non assicuro niente per la recensione di domani mattina, ma voi non sperateci troppo! Quel libro è abbastanza impegnativo e non penso di riuscire a finirlo in tempo!
Vi auguro intanto una buona prosecuzione di agosto, sperando non continui ad essere così piovoso.
Anche se a me questo clima non dispiace affatto: almeno non si soffre per il caldo!
Ora vado per davvero! Voglio finire il secondo capitolo della mia tesi, così lo mando al mio referente e non ci penso più fino al 25 agosto!
Ci sentiamo presto ragazzi!
Con tanto tanto TANTO affetto,
C.

domenica 27 luglio 2014

DIECI VERITA’ SU DI ME.


Ciao a tutti ragazzi!
Oggi voglio proporvi un post un po’ diverso dal solito.. voglio provare ad elencare qui dieci verità che nessuno sa su di me; cinque riguarderanno il mondo letterario e il mio essere una fangirl.
Vediamo un po’ cosa ne viene fuori… ci sarà da divertirsi!

Ho un outfit progettato appositamente per essere indossato durante gli esami universitari.
Sono un po’ fissata su questo. Diciamo che quando devo andare a sostenere un esame devo avere addosso QUEI determinati vestiti (ho sia l’abbinamento estivo che invernale), QUEI determinati accessori e QUELLE determinate scarpe (ok vi confesso che ho anche le mutande porta fortuna.. andiamo chi non le ha?! E anche i calzini…). Sono fermamente convinta che quegli abiti mi portino fortuna.
Se l’esame si svolge in due giorni è un dramma.

Per preparare un esame solitamente mi riduco sempre all’ultimo minuto.
Immancabilmente mi ritrovo sempre con l’acqua alla gola, passando giornate intere in biblioteca per cercare di ricordare più cose possibili. Ogni volta mi riprometto di cominciare a studiare prima e ogni volta mantengo questa promessa con grande solerzia per tipo due giorni, poi la scusa del “ma si tanto c’è tempo” prevale sulle mie buone intenzioni.
Però dai, devo ammettere che mi è sempre andata bene! Sono arrivata al terzo anno, ho finito gli esami con ben tre sessioni d’anticipo e sono quasi prossima alla laurea.


Nascoste in un portamonete ho due foglie d’alloro. Me le porto dappertutto.  
Non prendetemi per stupida, ora vi spiego il perché di tutto ciò!
A novembre si è laureata mia cugina. A fine cerimonia vedo che si toglie la corona d’alloro e inizia a strappare le foglie e a distribuirle alle sue compagne di corso che dovevano ancora discutere la tesi. Poi arriva da me e mi porge una piccola foglia. Io la guardo un po’ stranita e lei mi spiega che è un porta fortuna. Dovrebbe portar bene per la mia laurea.
Quando un’altra mia amica si è laureata me ne son fatta dare un’altra!
Forse, dico forse, sono un po’ superstiziosa (magari l’avevate anche già capito :) ).

Al liceo ho fumato di nascosto per un po’ di tempo.
Non è proprio una verità che nessuno sa, a parte i miei genitori! E non devono assolutamente saperlo perché me ne vergogno da matti.
Non ho nessun problema con le persone che fumano (mio padre è un accanito fumatore.. sto cercando in tutti i modi di farlo smettere ma non ce l’ho ancora fatta! Ho usato tutti i mezzi di coercizione possibili.. immagini di polmoni neri.. immagini istologiche di cellule del carcinoma.. niente sortisce l’effetto però!) anzi sono molto tollerante, nel senso che se lo fanno quando io sono vicina non mi da assolutamente fastidio.
Il motivo per cui mi vergogno di questa mia rivelazione risiede nel fatto che avevo iniziato semplicemente perché lo facevano anche tutti i miei compagni di classe. In quel periodo ero molto influenzabile dagli altri.
Questo sbandamento però è durato veramente poco. Ho smesso nel giro di un mese perché proprio non mi piaceva (nel senso che non ci trovavo nessuna soddisfazione nel finire una sigaretta) ed era uno spreco di soldi assurdo.

Amo cantare, ma non l’ho mai fatto in pubblico.
Mi piace da matti cantare, soprattutto canzoni inglesi, anzi solo canzoni inglesi, quelle italiane le odio.
L’unico problema è che mi vergogno tantissimo. Se sono a casa da sola mi impegno come se fossi su un palco, chiudo gli occhi, prendo la mia colla Pritt da usare come microfono e inizio a cantare a squarciagola.
Se c’è qualcuno nei paraggi però non ce la faccio. È più forte di me.
In macchina, se ci sono altre persone, riesco solo a canticchiare.

Stamattina ho acquistato su Libraccio il libro Il Labirinto di James Dashner.
Ok detto così non c’è niente di segreto. Il problema è che è dal momento in cui ho schiacciato ‘conferma ordine’ che esulto internamente per averlo preso.
Io e la mia amica lo cercavamo da una vita.. pensate che lei voleva regalarmelo per il compleanno, ma non è riuscita a trovarlo da nessuna parte!
E ora finalmente potremo leggerlo!
Ovviamente sto anche fangirlando perché a settembre esce il film, e il protagonista è interpretato dal mio Dylan O’Brien.
Continuo ad esultare internamente. Da fuori potrei anche sembrare una persona sana di mente, ma dentro continuo a ripetere il nome di Dylan O’Brien all’infinito.
Oh my Dylan.




È matematico. In ogni libro/serie tv devo prendermi una sbandata per qualche bel personaggio.
Questa affermazione non ha bisogno di spiegazioni. E sicuramente non mi metto ad elencare tutte le mie cotte! xD

Sapere che c’è qualcuno con cui posso condividere il mio amore per i libri mi rende estremamente felice.
Uno dei motivi per cui ho iniziato a scrivere recensioni sul blog è proprio perché non avevo modo di poter condividere con nessuno dei miei amici i miei pensieri sui libri che leggevo (a parte una certa personcina, amica potterhead).
Ultimamente però anche la mia amica S. si è convertita, anzi l’abbiamo convertita regalandole per il compleanno la trilogia di Hunger Games.
Lei predilige i romanzi d’amore e Young Adult. Però è comunque fantastico poter parlare con lei anche di questo.
E amo quando mi chiede consigli. Vuol dire che si fida del mio giudizio.
Ok la smetto.

Raramente presto i miei libri.
Sono una persona molto gelosa delle mie cose. Se devo prestare un libro prima mi assicuro che la persona che me l’ha chiesto sia affidabile, igienica, senza precedenti penali e soprattutto che non faccia le orecchie alle pagine.
Odio le orecchie alle pagine. Perché piegare l’angolo per tenere il segno, quando esistono trentordici mila oggettini che possono essere usati come segnalibro?!
A me tante volte capita di utilizzare anche solo un semplice pezzetto di carta strappato da un foglio qualunque!
Ritornando alla questione prestiti.. se la suddetta persona non rispetta i miei criteri di accettazione, mi invento le scuse più strane per dire che non posso prestargli il libro.
Le più gettonate sono:
  1. “scusa ma in questo momento lo sta leggendo mia mamma, e poi devo darlo a mia nonna e molto probabilmente anche mia cugina lo vorrà leggere e sicuramente anche mia zia dopo”.
  2. Se la persona persevera allora inizio ad arrampicarmi un po’ sui vetri (con grandissima dignità però eh!) e solitamente dico che mia cugina è molto lenta a leggere i libri, quindi non so quando me lo riconsegna.
  3. Se ancora continua a chiedermelo, non c’è altra alternativa. Trasferimento in Burundi con cambio d’identità.
Fortunatamente non sono ancora arrivata al punto 3.

Ammetto di aver sognato una storia d’amore come quella di Twilight.
Okay questa è l’ultima verità, quindi deve essere una bomba, qualcosa di cui vergognarsi per tutta la vita.
Ebbene si. Ho letto la saga della Meyer ai tempi del liceo. E immaginavo di avere un fidanzato proprio come Edward, un vampiro strafigo. Peccato però che io non fossi minimamente simile a Bella: mi immaginavo come una ragazza con le contro palle che non ha bisogno del suo ragazzo per vivere.
Se ci ripenso mi viene ancora da ridere! Però me ne vergogno da matti! Non di aver letto la saga, ma di aver fantasticato così tanto su Edward.



Bene, oggi avevo proprio voglia di chiacchierare.
Spero che questo post vi sia piaciuto e se avete voglia, lasciatemi nei commenti le vostre dieci verità!
Con affetto,
C.


giovedì 17 luglio 2014

A volte ritornano #2

Facce di stupore!!
Hi guys!! I came back from the dead!
Come state?! Io sono al settimo cielo.. ieri ho dato finalmente il mio ultimo esame teorico all’università e ora sono pronta per laurearmi! Certo devo ancora sostenere l’esame di tirocinio e l’esame di stato, ma il più grosso è fatto ormai!
Mi sento molto vicina alla meta! Mi sento come un alpinista che scala l’Everest ed è ad un passo dalla vetta più alta! xD
A parte questo, sono contentissima. Sono la terza della famiglia a laurearmi.. prima di me ci sono passati due cugini più grandi. Ora è il mio turno!
Nella mia famiglia praticamente c’è la storia dell’infermieristica! La zia di mio padre, avrà più di settant’anni e lavora ancora, mia zia, sorella di mio padre, che lavora in un consultorio ed infine io, che sarò disoccupata! Ahahah
A parte questo momento di felicità volevo dirvi anche che ieri sono andata a prenotare il mio quarto tatuaggio! Non so se metterò la foto.. non ho mai caricato né su facebook né su altri social network le foto dei miei tattoo per paura che qualcuno potesse copiarmeli. Io son dell'idea che il tatuaggio deve essere personale e quindi detesto quando qualcuno lo fa identico al tuo senza il tuo consenso. Infatti cerco sempre di disegnarmeli da me, senza andare a cercare le forme che mi piacciono su internet. 
Quindi non penso caricherò la foto di questo. Comunque vi dico che sarà qualcosa di semplice e piccolino, niente di pretenzioso.
Lo farò sulla caviglia, sul malleolo interno. Saranno tre rondinelle che volano. Direte: molto originale, ormai le rondinelle le hanno tutti.
Su questo sono d’accordo con voi, però quello che conta per me è il significato che io gli attribuisco.
Comunque sia.. finalmente posso concedermi qualche giorno di dolce far nulla. Tra poco andrò a fare shopping con il mio amico P. e conto di comprare almeno due libri, quindi penso che domani sera pubblicherò il post con le New Entries.
Poi.. qualcosa da vestire. Visto che i miei outfits non sono molto variabili. Nel senso che metto sempre le stesse quattro cose e mia mamma continua a ricordarmelo.. quindi penso che la renderò felice e comprerò qualcosa di nuovo da mettermi.
E per non farmi mancare nulla, domani grande seduta dalla parrucchiera. Non ci vado quasi mai, forse una volta all’anno per fare i colpi di sole e qualche volta tagliarli.
I miei capelli sono indomabili. Sono ricci e stra ricci e li tengo sempre legati perché mi danno fastidio e non mi piaccio per niente quando li lascio sciolti.
Per cui pensavo di fare qualcosa per cambiare il colore. Sono biondo scuro e volevo farmi lo Shatush.
Spero non esca una schifezza. Altrimenti mi raso a zero così non avrò più problemi di questo tipo!
Per quanto riguarda le mie letture, sono sempre arenata su Wool per il gruppo di lettura di Giusy.. anzi sono rimasta indietro: questa settimana non sono riuscita a terminare i capitoli prima del recap.
Spero di finirlo entro settimana prossima, anche perché non mi sta piacendo molto.
E ovviamente, non mi chiamerei Cerrie altrimenti, lunedì mi scade il prestito di Ti Aspettavo, quindi devo leggere al più presto pure quello.
Poi finalmente potrò dedicarmi ai libri acquistati. Partendo da Cercando Alaska, Half Bad e poi in vacanza voglio portarmi la trilogia di Beauty (sono tre in uno, così non devo portarmi dietro mille mila volumi) e il libro primo delle cronache del ghiaccio e del fuoco! Non vedo l’ora di potermi spaparanzare al sole, a mostrare tutta la mia ciccionaggine con i miei bei libri da leggere!!
E siccome in questo periodo di esami ho lasciato un po’ andare l’aspetto ginnico del mio corpo a favore di spuntini/schifi culinari per ridurre l’ansia da esame, da oggi pomeriggio andrò a correre tutti i giorni e farò anche almeno mezz’ora di Pilates. Giuro. Davvero. picchiatemi se non lo faccio!
Ora vado a prepararmi, altrimenti P. si arrabbia!!
Buona giornata Bellezze!!
Con  affetto,
C.

giovedì 3 luglio 2014

I have a story to tell


Ciao a tutti!!
Come state trascorrendo queste giornate di vacanza!? Qui a Bergamo finalmente è spuntato il sole, dopo giorni e giorni di tetra pioggia (anche se io la preferivo, conciliava lo studio! Il sole invece sembra implorarmi di uscire!).
Io dovrei studiare: in effetti ho la dispensa di management infermieristico davanti al naso, ma la mia vicina non ha ben chiaro il concetto di “ora del silenzio” dopo pranzo, e ha invitato le amichette della figlia a giocare nel suo cavolo di giardino da mezzo metro quadro, e stanno facendo un baccano assurdo. Io non so più cosa inventarmi per riuscire a concentrarmi: ho provato ad urlare intimandogli di smetterla, ma forse non han sentito (anzi, penso proprio che abbiano fatto finta di non sentire).
La maturità di quella donna non conosce limiti.
Pensate che una volta, un po’ di anni fa, suo marito è venuto a suonare alla mia porta di casa alle 6 del mattino, dicendomi di far smettere di abbaiare il mio cane, perché sua moglie non riusciva a dormire per colpa sua.
Fortunatamente ero sveglia già da un po’ (stavo finendo i compiti). E altrettanto fortunatamente il mio cane era bellamente sdraiato sul tappeto del salotto e stava russando come se non ci fosse un domani.
Il povero zerbino si è beccato uno sguardo congelatore degno di Elsa di Frozen, ha raccolto quel che rimaneva della sua dignità ed è tornato dalla sua mogliettina.
Quindi si. Mi sta antipatica. Soprattutto adesso che non riesco nemmeno a capire cosa sto leggendo.
Il rispetto per le altre persone non sa proprio cosa sia. A me non importa se vuole far casino in casa sua, l’importante è che rispetti gli orari. Se è stato stabilito che dalle 13,30 fino alle 16 non è concesso fare rumore, tu non fai rumore!
Va beh.. le liti tra vicini non credo che vi importino.
Comunque volevo informarvi che ieri sera mi è venuta una strana idea in testa: la mattina ho parlato con un’amica, riguardo ad un argomento per me tabù, ossia gli individui dell’altro sesso.
Badate bene: lei è l'unica persona con cui riesco a confidarmi liberamente ed è anche l'unica in grado di andare oltre le mie battute e a capire quello che provo veramente, nonostante i chilometri che ci separano siano tanti. Troppi a volte.
Ho imparato a vivere senza la sua costante presenza intorno a me, ma questo non vuol dire che sia facile. Non vuol dire che a volte farei di tutto per potermi far abbracciare da lei. Sarei disposta anche a saltare sul primo treno e raggiungerla. 
comunque lei dice che, visto che esco poco, mi viene difficile entrare in contatto con uno di loro. A ciò ho risposto con un “perché, non posso sperare di incontrarlo in libreria?! Magari mentre sono incantata a fissare il reparto fantasy e a ciò che non potrò mai comprare?!”.
Ed è qui che è scoppiata la bomba.
Mi è venuta voglia di scrivere una storia.
Un mio alter ego che incontra la sua anima gemella in libreria.
Avevo in mente tutto. nomi dei personaggi. Location. Tutto.
Solo che poi, la paura di mettere nero su bianco quello che per me è molto più di una semplice battuta, mi ha totalmente bloccata.
Perché scrivere questa storia vorrebbe dire ammettere di sentirmi terribilmente sola. Vorrebbe dire ammettere di aver bisogno di qualcuno che ogni tanto mi abbracci senza alcun motivo. Vorrebbe dire abbattere la corazza di acidità che con gli anni mi sono costruita e mettere a nudo quello che vorrei tanto mi accadesse.
E poi avrei davvero vergogna a farla leggere a qualcuno. L'unica persona che avrebbe il diritto di leggerla sarebbe proprio lei, perché so che se anche dovesse far schifo, lei non mi giudicherebbe mai. 
Io non sono una che si lascia andare tanto facilmente.
Quindi si. Scrivo questo sul blog, perché spero di trovare in voi qualche parola di conforto.
Anche solo ammettere questi pensieri li ha resi un po’ meno spaventosi e vergognosi.
Ora provo a studiare, cercando di ignorare la vicina chiassosa.
Grazie per il vostro tempo che sempre mi dedicate.
Con affetto,

C.

mercoledì 25 giugno 2014

A volte ritornano.

Una gif un po' drammatica.
*toc toc* ehm ehm sono io.. si quella brutta persona che per quasi un mese non si è fatta sentire.. spero non me ne vogliate, ma ero davvero super impegnata e purtroppo ho dovuto abbandonare momentaneamente il mio blog..
Ora direi che sono ritornata, dopo sei settimane di tirocinio in sala operatoria. È stato, penso, il secondo tirocinio più bello che ho fatto in questi tre anni di scuola: dove ho imparato un sacco di cose, sia da medici che da infermieri, dove le persone erano tutte disponibilissime ad insegnarmi, nonostante non fossero dei tutor.
Per quelle sei settimane, mi sono dovuta trasferire a Brescia, come avevo fatto anche per il tirocinio di marzo. L’altra volta non ve ne avevo parlato, forse perché un po’ me ne vergogno, ma sapendomi dietro uno schermo mi sento un po’ più coraggiosa quindi sputo il rospo… avevo una tremenda nostalgia di casa, che voi non potete immaginare..
Soprattutto la domenica, quando mi toccava caricare la macchina e dirigermi verso Brescia, quello era il momento più brutto..
Però alla fine mi sono trovata benissimo con le mie coinquiline! Lo rifarei solo per stare ancora un po’ con loro..
Beh.. alcune di loro.. come in tutte le cose, c’è sempre qualcuno pronto a mettere i bastoncini tra le ruote e rompere le bollette per ogni minima fesseria..
È successo più di una volta che questo soggetto si arrabbiasse da morire con altre due coinquiline, perché non avevano voglia di uscire la sera e preferivano andare a dormire..
Ma dico io.. sono affari tuoi se loro preferiscono andare a letto presto?! Ti proibisce di uscire il fatto che loro non vengano?! Più di una volta le hai ritenute immature, argomentando questa affermazione con un debolissimo “ma loro non si fanno mai da mangiare, si portano sempre tutto da casa”.. e io, da brava stronza quale sono, che non riesce a tenere chiusa la bocca, le ho risposto “beh io se ne avessi la possibilità farei come loro e mi preparerei tutto prima così da non dover perder tempo a cucinare qui..”.
Poi, detto tra noi, questi erano affari delle suddette ragazze! A te che cosa importa di tutto ciò?!
Tra l’altro, mi sembra che anche tu, spesso e volentieri, avessi il cibo pronto da scaldare, quindi è inutile che fai i moralismi, quando sei tu la prima che si comporta così. A quanto pare l’ipocrisia era la sua compagna di stanza.
Comunque a parte questo piccolo neo, l’esperienza con queste ragazze è stata davvero positiva!
Ora.. voglio chiedervi una cosa.. vi piace la mia nuova grafica?! :D :D :D dato che non so proprio come muovermi con il codice HTML, cerco di fare le cose più semplici possibile..
A me piace molto, in tema TFIOS.. visto che in America è anche uscito da poco il film e il libro è stato uno dei migliori che abbia mai letto, ho deciso di dedicargli qualche tempo sul mio blog. In pole position.
Per ora vi saluto; il libro di psicologia dei gruppi mi aspetta!
Buona giornata piovosa!!
Con affetto,
C.

lunedì 5 maggio 2014

POST RANDOM: where do you read? I read...



Stamattina, mentre mi preparavo per andare a scuola, ho iniziato a pensare alla mia vita come lettrice e subito mi sono venuti in mente un sacco di pensieri riguardo ai posti dove mi piace leggere.
Ovviamente queste sono le idee che uno pensa alle sette del mattino, mi sembra ovvio. -.-‘’
E siccome con le mie compagne di università non posso parlare di libri, altrimenti mi additano come quella che “no adesso comincia a parlare di Harry Potter” (cosa, tra l’altro, assolutamente non vera! In questo periodo parlerei solo di Silver della Gier, ma purtroppo non ho nessuno con cui poter discutere, a parte voi qui su blogger!), ho deciso di pubblicare un post sui posti in cui di solito leggo!
Va beh il più banale è il letto, nelle più svariate posizioni! Da supina a prona con il libro appoggiato per terra, oppure seduta a gambe incrociate (questa posizione non riesco a mantenerla per più di due minuti, a causa di vari dolorini dell’età, tipo il mio dannato ginocchio o la schiena con la scoliosi!).
Solitamente, la sera, mi butto sul letto stile peso morto, così da distruggere la metà delle molle della rete e resto in quella posizione per almeno cinque minuti prima di decidermi a girarmi e adottare un atteggiamento più consono che si addice ad una ragazza!
Dopo un’ultima occhiatina a Facebook, prendo il mio libro dalla mensola e inizio a leggere.
Anche in questo caso, la mia schiena non sopporta la posizione supina per più di dieci minuti di fila, quindi dopo un po’ di tempo inizio a muovermi e spostarmi come se avessi una tarantola nelle mutande, finché non crollo sfinita e il libro rimane disperso nei meandri del mio piumone (e lo ritrovo la mattina, o scaraventato per terra – povero libro – oppure infondo ai piedi del letto)!
Il prossimo è davvero un posto strano, ma proprio strano.. sto parlando del bagno..
Si avete capito bene.. mi piace leggere in bagno! Del tipo che mi siedo sulla tavoletta del WC e sto li per ore e ore fino a che qualcuno non viene a bussare e a dirmi di uscire e “quel posto serve a fare altre cose, non per te che ti chiudi li a leggere!”.
Solitamente è mio padre che viene a chiamarmi e segretamente so che pure lui quando va in bagno, la metà del tempo la passa a leggere (ciò che io gli prenoto in biblioteca… non ringraziarmi padre, non ce n’è bisogno! xD).
La povera malcapitata è sempre mia madre, che poverina viene sempre sfrattata da quel luogo idillico (cosa alquanto assurda da dire, visto che sto parlando di dove si fanno i bisogni..).
Quando ero più piccola, soprattutto dopo il trasloco grazie al quale abbiamo ottenuto un bagno in più, ero solita mettermi li a studiare.
Mi sedevo per terra, con i libri sparsi in giro e facevo compiti e ripetevo le materie per le interrogazioni.
Questa abitudine non l’ho persa del tutto: il bagno verde (si chiama così perché ha i mobili verdi e “in teoria” era destinato a me e mia mamma, mentre mio padre possedeva quello blu. Tuttavia il lavello del bagno verde è inavvicinabile essendo fatto di un materiale non so che cosa e appena ci si versa sopra una minuscolissima goccia d’acqua rimane segnato; quindi guai a chi osa lavarsi le mani lì! E ovviamente non ho mancato di rinfacciare questa cosa a mia mamma che ha fatto prevalere l’estetica sulla praticità! Grazie madre che mi costringi a fare a gara con mio padre per chi ha il diritto di andare in bagno per primo, soprattutto la mattina! *chiusa parentesi xD*) è adibito al mio ripasso pre esame, così ho la scusa per stare lontana da computer e mezzi di distrazione vari! xD
Ora vi chiedere se per caso da piccola ho subito un forte trauma cranico che mi ha portata ad avere comportamenti strambi: ecco no. Cioè si. Da piccola ho avuto parecchie brutte cadute (come qualsiasi bambino spero…….), ma nessuna mi ha mai causato danni cerebrali, quindi purtroppo, questi comportamenti sono frutto del mio cervello sano.
Vi confesso che mi piacerebbe immergermi nella lettura anche in una di quelle belle biblioteche vecchio stile, con gli scaffali immensi in legno, le poltroncine e i tavolini su cui poggiare una dolcissima cioccolata calda arricchita di panna!
Se vincessi  al superenalotto penso che sarebbe la prima che mi farei costruire in casa!
Anche un cinema..
E un McDonalds personale aperto 24h su 24..
O una pizzeria con pizzaiolo sempre disponibile.. no forse meglio una pasticceria e il McDonalds.. si direi aggiudicato..
Aah si.. anche una bella piscina per l’estate! Anche se non amo particolarmente leggere sotto il sole: il caldo non mi fa rimanere concentrata su ciò che sto leggendo e il mio unico pensiero fisso è quello di tuffarmi in acqua e non uscire finché la mia pelle non inizia a corrodersi.
Preferisco leggere sotto l’ombra di un albero possente, magari in montagna, dove nessuno mi può disturbare, con un clima fresco e mite, con magari un venticello che soffia fra le foglie dell’albero, che emettono quel dolce suono rilassante.. si preferisco di gran lunga così!
Penso di aver finito di raccontarvi cose che magari non vi interessano, ma volevo parlarvi di qualcosa di mio, un po’ personale e che difficilmente riesco a condividere con altre persone!
Quindi eccoci alla fine!
E voi invece? Quali sono i posti in cui vi piace immergervi nella lettura? 
Spero di avervi fatto un po’ divertire!
Con affetto,

C.

giovedì 20 marzo 2014

Cerrie meet Gavin DeGraw!


Eccomi di nuovo qui, cari amici lettori, con una nuova avventura da raccontarvi, fresca fresca di giornata.
Ieri, io e la mia amica S., siamo andate a Milano al concerto di Gavin DeGraw *.*
Per chi non lo conoscesse, Gavin DeGraw è un cantautore statunitense, diventato famoso grazie alla bellissima Chariot.
Siamo partite con quasi 4 ore di anticipo da casa (avevamo paura di non arrivare in tempo! xD), ci siamo perse per il centro di Milano per colpa dei consigli fasulli dei nostri cellulari-navigatori:
“svoltare a destra” diceva il mio Galaxy
“ma Marti ma non possiamo girare a destra”
“continua ad andare dritta So, che prima o poi sti due stronzi ricalcolano il percorso e ci trovano un’altra strada!”.
Alla fine, dopo due ore di viaggio (si, avete letto bene: due ore per fare il tragitto Bergamo-Milano!), siamo arrivate ai Magazzini Generali, una discoteca abbastanza famosa tra la gente di Milano.
-apertura cancelli h.19,30-
*So mi mostra il biglietto* *guardo l’orologio: h.19,20*
“ehm ma tu avevi visto che era scritto?!”
“assolutamente no” *ridiamo come due sceme mentre ci mettiamo in fila per entrare*
Penso l’abbiate capito, che il nostro arrivo in tempo per l’apertura dei cancelli, non era un evento programmato, quanto più un graditissimo
colpo di fortuna.
19,45 siamo già all’interno dell’edificio. Il posto non è grandissimo, ma adatto per contenere i pochi (ma buoni) fan di questo fantastico artista.
Troviamo un posto per sederci, su un gradino, e, come se ci leggessimo nel pensiero, diciamo all’unisono “ok mangiamo!”.
Amica mia, se non fosse per i tuoi capelli neri e la tua altezza da ottavo nano, potrei quasi credere di avere una gemella dalla quale sono stata separata alla nascita.
Due panini più tardi, inizia ad esibirsi il gruppo di apertura.. nonostante fossero un gruppo sconosciuto, sono stati molto bravi. Le canzoni che hanno cantato erano tutte molto carine!
H. 21. Si spengono le luci. Entra un uomo con un cappello. È Gavin.
Non so descrivere l’emozione che ho provato quando l’ho visto entrare! Ho sorriso per tutto il concerto!
Ho cantato insieme a lui, sulle note di Chariot.
Ho silenziosamente dedicato Soldier al mio papà, visto che ieri era la Sua festa, e alla mia amica, perché farei di tutto per loro.

“I'd get it if you need it, 

I'll search if you don't see it, 
You're thirsty, I'll be rain, 
You get hurt, I'll take your pain. 

I know you don't believe it, 
But I said it and I still mean it, 
When you heard what I told you, 
When you get worried I'll be your soldier”


Ci siamo scatenate sulle note di Leading man, Make a Move e Heartbreak.
"can I take a picture with you?" of course you can, Gavin!
Abbiamo riso quando, con un’ironia spettacolare, ha raccontato la storia di lui che dice ai suoi genitori, dopo essere stati al concerto di Billie Joel, che da grande avrebbe voluto fare il cantante. “Watch the road” diceva sua madre, mentre suo padre si girava per guardarlo sui sedili posteriori, per cercare di capire se stesse dicendo la verità o fosse tutto uno scherzo.
Ora, quel ragazzo che “when I was sixteen years old.. the last year!”, si esibisce sui palchi più famosi del mondo e canta insieme al suo idolo al Madison Square Garden.
Non era tantissima la gente venuta ad ascoltarlo, ma meglio così; ci siamo godute lo spettacolo anche se non eravamo esattamente sotto il palco.
È stato davvero bellissimo, emozionante e non ho mai smesso di sorridere per tutto il tempo.
Ora ritornerò ad ascoltare le sue canzoni, nella speranza che non ci faccia aspettare tanto tempo prima di vederlo di nuovo in Italia!
Thank you, Gavin!
E voi? Conoscete Gavin DeGraw? se si, amatelo insieme a me!
Con affetto,

C.

sabato 8 marzo 2014

i want to be like... Hermione Granger!


Ogni promessa va mantenuta, ed io non vorrei mai e poi mai deludere i miei pochi lettori (pochi ma buoni…. :D).. come già annunciato ieri, questo sarà un post bello chiacchiericcio e, magari anche un po’ noioso per voi che magari non avete voglia di leggere del disastro che è la mia vita, ma io sento il bisogno di condividere con qualcuno le mie esperienze e, diciamocelo, ho anche bisogno di sfogarmi un pochino..
Come ben sapete (si perché ve l’avrò ripetuto mille mila volte) sono in fase tirocinio in questo periodo: all’inizio ero super contenta di poter fare pratica in Rianimazione, ho sempre avuto un debole per l’area critica e quale posto migliore per vedere se sei portato per le emergenze? Non potevo essere più felice quando ho saputo che la 2° CR sarebbe stata la sede del mio secondo tirocinio.
Tuttavia non posso nascondere l’ansia che ho provato la sera prima di iniziare: d'altronde quegli infermieri sono i grandi dell’ospedale, quelli che camminano per i corridoi fieri della loro divisa blu sporca di sangue e dio solo sa quale altro liquido biologico, quelli che non hanno paura di niente, quelli che, se dovesse scatenarsi l’apocalisse zombie, saprebbero cosa fare per mettere in salvo loro stessi e gli altri.
Insomma, quel reparto è l’Olimpo e le persone che ci lavorano sono degli Dei.. e io? Cosa sarei stata una volta li? Un piccolo esserino che gira intorno a tutte quelle divinità, che cerca di catturare quanto più possibile con i suoi occhi, per poter imparare a essere un po’ meno impacciata e spaventata da quello che le potrebbe succedere.
In un reparto del genere, impari guardando: come si comporta l’infermiere di fronte all’emergenza, la sua calma, il sangue freddo, la sua indifferenza nell’approcciarsi al paziente tossico che potrebbe magari anche ferirlo.
Loro sono quelli che sanno prendere la vena anche ad un paziente che di sangue in circolo non ne ha, quelli che iniziano il massaggio cardiaco senza farsi prendere dal panico.
Ma anche gli dei hanno un punto debole: quello comune a tutti loro è che non sanno assolutamente come rapportarsi con le persone, se non tra colleghi-dei. Non ho visto un infermiere costruire un minimo di relazione con il paziente, non li ho mai visti andare oltre l’approccio pratico e puramente tecnicistico di questa professione.
Quando l’unico paziente vigile aveva bisogno di essere imboccato per mangiare, ho sentito l’infermiere dire “guardi che ora arriva la signorina (che sarei io…. E in quel momento avrei voluto esclamare ‘ehi bello mio, anche io ho un nome sai? E signorina non è quello!’) e la aiuta a mangiare..” e, detto ciò, scompare.
A me fa piacere aiutare i pazienti a mangiare, ma questo l’ho visto proprio come un “non ho voglia di farlo io, aspetta che scarico questo peso alla tirocinante che tanto è qui per questo”. Un conto è se tu hai altro da fare, altri pazienti a cui badare, ma visto che l’unico tuo pensiero era stare al telefono, questa cosa mi è pesata eccome.
Ripeto! Dare una mano alle persone anche quando non riescono a compiere gesti a prima vista banali, fa parte del nostro lavoro. Ma non è giusto che io venga usata per svolgere compiti che voi grandi non avete voglia di fare. Perché poi, lo sapete solo voi! Io non trovo niente di più bello, che aiutare un paziente a mangiare, o a svolgere qualsiasi altra attività. Non sapete quanto sia bello sentirsi dire un timido “grazie” alla fine.
Quando condividi questo genere di attività, non puoi che diventare complice di queste persone, impari a capirle e a condividere, anche solo per un attimo, il loro disagio. Capisci quanto sia difficile per loro anche solo il semplice movimento di alzare la forchetta e portarsela alla bocca o bere un sorso di acqua.
Capisci cosa significhi per loro essere costretti a rimanere a letto, contro la loro volontà e non ti puoi permettere di giudicare perché non puoi fare a meno di immaginarti nei loro panni: cosa farei io se dovessi ritrovarmi costretta a letto, senza riuscire a muovere un muscolo? Vorrei avere accanto delle persone che svolgono il loro lavoro, tenendo conto anche di quanto la relazione significhi per i pazienti, non solo che dimostrino quanto siano bravi a fare l’emogasanalisi. Tutti prima o poi imparano a farlo, ma relazionarsi con il paziente è tutt’altra storia.
L’altro giorno ho assistito ad una scena alquanto raccapricciante: arriva un malato, già in coma, medio midriatico, con un emorragia sotto durale da far scappare dalla paura anche il più affermato ed esperto dei neurochirurghi.. insomma, non c’era più niente da fare, infatti avevano deciso di non operarlo e iniziare a prepararlo per il prelievo d’organi.
“si vede quando arriva un morto.. in sala d’attesa c’è la valle di lacrime”.. queste sono state le parole di un infermiere, appena entrato in stanza.
Ho avuto l’ennesima conferma che sono senza cuore.. magari non tutti, ma la maggior parte di loro si.
La parola empatia non sanno nemmeno che esista, visti alcuni loro comportamenti.
Va bene, passi il fatto di sdrammatizzare in ALCUNE situazioni, altrimenti da quel posto non puoi che uscire pazzo, ma almeno che si eviti questo tipo di commenti quando arriva un malato del genere.
Non tanto per il paziente, quanto più per i suoi parenti.
Cosa pensereste voi, se riceveste una telefonata “salve, sono l’infermiere della seconda rianimazione, volevo avvisarla che abbiamo appena ricoverato il vostro parente tizio. È caduto da un’impalcatura ed è stato portato da noi con un grave trauma cranico e un’emorragia cerebrale. Siete pregati di raggiungere l’ospedale, così da poter discutere per il prelievo d’organi”? Io ho provato a pensarci e mi si è accapponata la pelle.
Questa gente ha bisogno di una bella dose di umiltà, di ritornare a scuola per imparare cosa vuol dire mettersi in contatto con la persona malata, cercare di capire i suoi bisogni, e non solo alzare il culo per andare a vedere quale allarme suona, spegnerlo e tornarsene in box a cazzeggiare.
Vi prego, se dovessi diventare un essere così spregevole, ricordatemi che anche io sono stata una paziente e che l’amore dell’infermiere non lo si dimentica neanche dopo cent’anni.
Avrò ripetuto un centinaio di volte che non è la bravura nell’esecuzione della procedura che fa di te un bravo infermiere!
Per fortuna che, una volta finito il turno, posso tornarmene a casa, dalle mie coinquiline, e non pensare a questo tirocinio. Si perché non vedo l’ora che finisca.
L’unica nota negativa che accompagna la fine di tutto ciò è che dovrò abbandonare queste simpaticissime ragazze! Davvero ho creato un bel legame con loro, nonostante le conosca da poco più di una settimana!
Loro sono contente di ascoltarmi quando, a fine turno, arrivo a casa con la sola voglia di condividere con qualcuno le cose che ho visto. Grazie ragazze per ascoltarmi, nonostante a volte racconti solo cose orribili.
D’altronde, quando vedi una madre, maltrattata dal proprio figlio, picchiata e derubata della propria pensione e scopri che fine hanno fatto questi soldi (spesi in droga dal suddetto sporco individuo, che oltre tutto, era in cura per curare la dipendenza.), l’unica cosa che vorresti fare è liberarti di questo peso parlandone con qualcuno.
E pensi, che cosa ha fatto una donna per meritarsi tutto ciò? Che brutto male ha compiuto, per essere ripagata con la moneta più spregevole che esista?
Se c’è qualcuno li sopra (io non credo..) non sta facendo un ottimo lavoro. Ok probabilmente questa signora otterrà la gioia eterna, ma ora sta vivendo l’inferno! Una vita in cui il proprio figlio la picchia pur di avere i soldi per comprarsi la droga; ma nonostante tutto questa signora dorme in sala d’aspetto, in attesa dell’orario visita per entrare a tenere la mano di suo figlio, in coma per overdose.
Ecco dimostrato che l’amore incondizionato di una madre va ben oltre tutti i mali che i figli possono causare.
Un’altra eroina della quale potrò dire, fieramente, “un giorno vorrò essere una madre proprio come lei”.
Oggi oltretutto è anche la festa della donna.
Personalmente non l’ho mai festeggiata, semplicemente perché viene considerata solo come un modo per entrare gratis nelle discoteche, una scusa per andare nei bar e ammirare uno striptease senza pensare al fidanzato a casa.
Invece dovrebbe essere un modo per celebrare la figura della donna come simbolo di forza e tenacia la quale, dopo anni e anni di  mancato rispetto, finalmente è riuscita ad ottenere un minimo di ciò che le spetta.
Tante sono le figure femminili che ci hanno insegnato ad apprezzare il fatto di essere donna, che questo non implica essere inferiori agli uomini, ma ugualmente forti e indipendenti.
Nonostante la società di questi tempi trasmetta principalmente un immagine di noi donne come mero oggetto di pubblicità, abbiamo notevoli personalità da cui prendere spunto.. sembrerà banale, un po’ infantile e “cazzo stai dicendo, sono personaggi inventati!”, ma loro mi hanno insegnato più di quanto abbia mai fatto qualcun altro!
 
Un augurio a tutte le principesse guerriere, che non hanno paura di essere quello che sono!
Che vanno contro l’idea di donna barbie, anoressica e senza cervello!
Tanti auguri a tutte voi, mie care lettrici, se anche voi come me, vorreste essere un po’ più simili ad Hermione Granger, Katniss Everdeen o Annabeth Chase!

Dopo questo post chilometrico, direi che è giunta l’ora di prepararmi per la partita!
Tanti auguri a tutte!
Con affetto,
C. 

giovedì 30 gennaio 2014

1 down, 7 to go!

Ciao malandrini!
Non vi aspettavate di leggere qualcosa di nuovo così presto, vero? Sorpresa sorpresa!! Ieri ho sostenuto un esame in università, quindi oggi un po’ di relax è più che dovuto; anche se alla fine ho studiato qualcosa lo stesso, dato che il 10 ho un altro esame e poi il 14 ancora uno! Ok, non voglio tediarvi con la mia programmazione degli studi… volevo raccontarvi di quello che ci è successo ieri in sede di esame: dico “ci” perché quell’incresciosa situazione ha coinvolto tutti i miei compagni di corso.
Sto parlando dell’esame integrato di infermieristica clinica salute mentale e della comunità (notare l’elevatissima conoscenza della grammatica dei nostri professori): fino a una settimana fa sapevamo solamente che si trattava di un esame scritto a crocette, ma solo per il primo appello: in quelli successivi si sarebbe dovuto sostenere un’orale delle tre materie, psichiatria, infermieristica in psichiatria e infermieristica di comunità.
Fin qui niente di strano, certo non ci sembrava giusto utilizzare due metri diversi per sondare le conoscenze di noi studenti, ma una situazione simile si era già presentata per un esame del secondo anno, quindi non ci siamo opposti più di tanto. Ovviamente la maggior parte delle persone si era iscritta al primo appello, nella speranza di passarlo e di non dover sostenere poi l’orale.
Arriviamo alla settimana prima degli esami, ancora alle prese con il tirocinio; i nostri docenti si sono finalmente degnati di farci avere questo maledetto dapd, un documento in cui sono spiegati tutti i programmi di tutte le materie di tutti e tre gli anni con le relative modalità di esame.
Allora decido di andare a leggere il programma dell’esame che avrei dovuto sostenere a breve, ed è in quel momento che trovo una piacevole sorpresa: le domande della prova sarebbero state 30, ma con più di una risposta giusta, per un totale di 60 risposte esatte. E come se non bastasse, ad ogni risposta errata venivano tolti 0,2 punti. Alla faccia della correttezza: queste cose non si possono scoprire qualche giorno prima che inizi la sessione.
Ovviamente eravamo tutti molto arrabbiati, tant’è che avevamo trovato una scappatoia per “fregare” i nostri professori, ossia per ogni domanda segnare tutte e quattro le proposte come risposte esatte, cosi da ottenere il massimo dei punti  per aver azzeccato tutte le risposte giuste, ma togliendo i punti di quelle errate: il voto finale sarebbe stato comunque un bel 24, prospettiva più florida del misero 22 che mi è capitato tra le mani, ma di cui vado fiera vista la difficoltà delle domande.
Giunti in sede d’esame, ieri mattina, i professori han dichiarato che si potevano segnare un massimo di tre risposte per domanda, fino ad arrivare a 60; ecco che la nostra idea va in frantumi.
I voti che sono stati assegnati non sono stati per niente alti, e nemmeno lo specchio della preparazione delle persone: lo psichiatra che mette domande sui farmaci ci sta, ma non mi puoi chiedere quando sospendere la terapia, perché non è mia competenza. Ad un’orale avrei sicuramente risposto che sul profilo professionale e nel codice deontologico non viene detto che è compito dell’infermiere anche quello di stabilire quando una terapia può essere interrotta; ed è vero. È dal primo anno che ci inculcano l’idea che quello che c’è scritto in quei due documenti è veramente legge per noi. Svolgiamo le mansioni che sono di nostra competenza, non di quella medica; potrebbe succedere solo quando uno di loro si offrirà volontario per effettuare l’igiene ad un paziente che purtroppo è affetto da clostridium difficile (dio solo sa quanto feci sono in grado di produrre questi pazienti ;) ).
Per non parlare delle domande di infermieristica di comunità, per le quali le risposte proposte potevano benissimo andare bene tutte.
Al momento della registrazione del voto sento un medico dire che il test era effettivamente difficile e che l’orale sicuramente sarà più facile: beh grazie per l’informazione, la prossima volta però avvertiteci prima, che uno magari ci pensa due volte prima di rischiare di non passare un esame così e di doverselo portar dietro fino ad aprile!
A quanto pare io ho il radar per gli esami difficili: è sempre stato così da quando mi sono iscritta a questo corso. Mai una volta che io sia stata fortunata, mai una volta che abbia avuto accanto qualcuno con cui potermi confrontare (questo perché giustamente le mie amiche hanno tutte i cognomi che iniziano per S o R.. io invece l’unica scema che si trova tra le C…). Certo è bello poter dire di aver fatto tutto da sola con la propria testa, con nient’altro che le proprie conoscenze, però ogni tanto confrontarsi con il compagno è comodo, anche solo per le risposte di cui non sei sicura.
E con questo non voglio dire che copiare sia giusto: io stessa lo ritengo una cosa spregevole, infatti evito sempre di far copiare le mie risposte agli altri, anche se c’è una ragazza che ci riesce sempre e passa sempre tutti gli esami. Alla fine è sempre meglio fare di testa propria e se proprio non ce la si fa, le uniche persone da incolpare siamo noi stessi, non gli altri.
A me roderebbe parecchio sapere di non aver passato un esame perché ho copiato dalla persona sbagliata e magari, se avessi fatto di testa mia, sarei stata tranquillamente promossa, no?
E ora sono ad un esame in meno che mi separa dal traguardo tanto agognato.
Ne mancano ancora sette, come i libri della saga di Harry, come gli anni di scuola ad Hogwarts, come i fratelli Weasley… potrei andare avanti ma mia nonna mi aspetta per il pranzo, in più devo passare in pasticceria perché, non so se lo sapete, ma oggi è il mio onomastico!! Grazie alla mia adorata nonnina che ogni anno me lo ricorda!
Il mio nome deriva dal dio della Guerra, anche se io di guerriero non ho niente, né il coraggio, né l’audacia! Tuttavia a volte sarebbe comodo, essere la figlia di Marte!
Ora vi saluto che devo scappare! A prestissimo!
Con affetto, C.

domenica 26 gennaio 2014

I solemnly swear that I am up to no good.

Ciao a tutti amici e amiche!
Scusate per l’assenza ma questi ultimi giorni di tirocinio, mescolati all’imminente inizio degli esami, mi hanno tenuta a debita distanza dal web, per non incappare in piacevoli distrazioni che mi avrebbero inevitabilmente tenuta occupata più del dovuto!
Questi ultimi giorni di tirocinio sono stati i migliori di sempre. Non avrei mai pensato di legare così tanto con persone conosciute da così poco, tanto da sentirmi dire “aggiungimi su Facebook così ci sentiamo!”. È stato troppo bello sentirsi parte di quell’equipe: anche se sono solo una studente, potevo intervenire nei momenti di discussione, gli specializzandi ascoltavano quello che avevo da dire e non mi snobbavano con fare altezzoso tipico del più stronzo studente di medicina, con manie megalomani e personalità egocentrica (si vede che sto preparando l’esame di psichiatria, vero? *-*).
Non pensavo mi sarebbe piaciuto lavorare in un reparto psichiatrico, ho sempre provato un po’ di paura nei confronti dei malati mentali: il classico stereotipo del malato aggressivo. Invece non tutti sono così e soprattutto è molto bello vedere quanto la relazione giochi un ruolo importante nel processo terapeutico di questi piccoli pazienti. Ovviamente essendo io la più piccola del reparto (parlo di età), le ragazze si sono subito fidate di me, forse scambiandomi un po’ per una loro sorella maggiore e non tenendo conto della divisa bianca che inevitabilmente traccia un piccolo confine tra te e il paziente, confine che ti permette di non diventare troppo confidente. In questo reparto il rischio era davvero quello di diventare troppo amica di tutti e in un contesto lavorativo non è un comportamento adeguato. Tuttavia quando vedi che la ragazza ricoverata per TS ti chiama e ti confida un segreto, non puoi trattarla con quel distacco professionale che ti hanno sempre raccomandato di avere. No, in quel caso, la cosa giusta da fare, secondo me, è stata quella di abbracciarla, non importa se il suo fondotinta mi ha macchiato la divisa, l’importante è che abbia capito che li dentro c’era qualcuno disposto ad aiutarla.
Grazie per avermi fatto entrare nei tuoi pensieri, piccola G. e grazie per esserti fidata di me, come nessuno aveva mai fatto. Quel tuo piccolo segreto lo porterò sempre con me.
Siccome parlare di tutto ciò mi mette una certa tristezza e oggi c’è il sole ed è una bella giornata, cambiamo argomento!
Ho finito di leggere “la terra delle storie” di Chris Colfer: è un libro molto carino, anche se è evidente che sia scritto per bambini! Tuttavia adoro come l’autore abbia rivisitato le fiabe che tutti noi conosciamo (più che una rivisitazione è un racconto di quello che succede dopo il “vissero felici e contenti” alla fine delle fiabe) e ne abbia svelato il significato più profondo, il messaggio che ci vogliono trasmettere. Io che sono una sognatrice e adoro leggere di mondi incantati in cui esiste la magia, mi sono trovata a mio agio, insieme ad Alex e Conner, nella terra delle storie. Ho sempre amato il libri in cui si raccontano storie di fate, streghe, magia: non sapete da piccola quanto ero ossessionata da Harry Potter (penso di avervelo detto una volta o due…. xD); anche io volevo fare magie, e vi confido che per un certo periodo ho creduto davvero che fosse possibile. Del tipo che dicevo a tutti che finalmente a undici anni avrei ricevuto la mia lettera!
Tuttavia non ho mai trovato nessuna lettera proveniente da Hogwarts nella mia cassetta della posta, ma questo solo perché – e l’ho scoperto da poco – a quella scuola possono essere iscritti solo i ragazzi che abitano in Inghilterra o Irlanda. Non appena mi trasferirò finalmente potrò riceverla (la piccola Marti che è in me ci spererà sempre).
Scusate per la divagazione, comunque volevo dirvi che, se siete amanti delle fiabe, allora vi consiglio di leggere il libro di Colfer: sembrerà infantile, ma permette di vedere le fiabe sotto un altro punto di vista: permette di scorgere il vero messaggio per cui sono state scritte.
Ora, notate la logica con cui scelgo i libri da leggere, mi sono addentrata nella lettura della “biblioteca dei morti” di Glenn Cooper: un thriller che ancora non ho inquadrato bene, sono ancora all’inizio!
Tuttavia amo la sensazione di suspance che mi pervade ogni volta che leggo questo genere di libri, sono il secondo genere che preferisco! Appena l’avrò finito vi farò sapere cosa ne penso!
Ora, purtroppo, vi devo lasciare. Stasera ho la partita e devo prepararmi psicologicamente: sono anni che gioco, ma ogni volta, prima dell’incontro, ho sempre una paura stratosferica, un’ansia tale da farmi venire la tachicardia e farmi sudare le mani! La calma e il sangue freddo non sono mie virtù quando mi trovo sul parquet!
Buon pomeriggio a tutti!
E ora…… mischief managed.
C. 

P.S.: quanto li amo! Non potevo non mettere un disegno dei miei due personaggi preferiti, visto che dentro di me ci sono due piccoli Fred e George che richiamano le loro attenzioni! Vorrei avere un fratello gemello anche solo per condividere con lui quel legame indissolubile che lega Fred a George; questi due sono un’entità unica! Mamma e Papà: è troppo tardi per chiedervi un fratellino, vero? Voglio un Fred per il mio George! Vi prego regalatemelo!

domenica 12 gennaio 2014

Post della Domenica!

Ciao a tutti amici lettori!
Come avete trascorso queste primi dieci giorni di gennaio? Io nuovamente rinchiusa in quella gabbia di matti che è il reparto di Neuropsichiatria infantile e non potrei essere più felice di così!
Il tirocinio sta proseguendo alla grande, mi piace sempre di più lavorare con i bambini, soprattutto con quelli psichiatrici: è difficilissimo costruire una relazione con loro, ma appena riesci, si notano subito i cambiamenti nell’umore del bambino. Con le ragazze anoressiche è ancora più difficile, ma quando capiscono che si possono fidare e che da te non verranno mai giudicate male, allora ti donano tutto quello che hanno, senza riserve e senza pretendere niente in cambio.
Questo tirocinio mi ha dato tanto, non tanto dal punto di vista didattico, si è sempre in tempo per imparare a fare i calcoli delle dosi o a fare un prelievo ad un bambino, quanto più per quanto riguarda la relazione: ho imparato come rapportarmi con qualsiasi tipo di paziente, dal malato schizofrenico, alla ragazza anoressica che rifiuta qualsiasi tipo di cura, alla mamma del neonato con tumore cerebrale.
Sapersi rapportare con le persone che vengono a contatto con una realtà difficile come l’ospedalizzazione è una delle caratteristiche che distinguono l’infermiere dalle altre figure professionalizzanti all’interno dell’ospedale. Prima ero convinta che i medici non instaurassero nessun tipo di rapporto con il paziente, ma dopo aver passato quasi un mese in questo reparto, credo che dovrò ritornare sui miei passi: qui i medici (soprattutto gli specializzandi) parlano moltissimo con i bambini e li coinvolgono nel progetto di cura (come è giusto che sia).
Nei reparti con adulti non ho mai visto un medico parlare tranquillamente con un paziente semplicemente per il piacere di farlo (a meno che non si trattasse di un conoscente); forse perché si ritiene che gli adulti, in quanto tali, non abbiano bisogno di rassicurazioni, di essere ascoltati ne tanto meno capiti e si pensa siano a conoscenza del loro progetto assistenziale e diagnostico/interventistico.
Sbagliato! Tante volte ho assistito a scene del tipo “infermiera a questo paziente dovremmo fare un prelievo per vedere i livelli di PT PTT e INR per stabilire se è necessario iniziare una terapia TAO con coumadin”. Dopo aver dato la sua prescrizione, il medico esce dalla stanza senza salutare e il paziente, con uno sguardo che varia dall’impaurito allo sconcertato, chiede all’infermiera di spiegargli “cosa ha detto il dottore”.
Questo genere di situazioni non fa altro che aumentare la paura del paziente, che già si trova in una realtà estranea alla sua quotidianità, con un problema che lui non comprende e non è in grado di risolvere da solo.
Questo loro credersi onnipotenti è una delle cose che mi infastidisce di più ma, ora che sono solo una studentessa, non posso fare niente per ribellarmi, quindi mi limito a trattenermi in stanza e spiegare al paziente quello che ha detto il medico.
Cambiando argomento… ieri sono andata a sciare con le mie cugine e mio zio. Dire che ci siamo divertiti è riduttivo. Soprattutto alla fine quando, la più grande delle tre sorelle, è caduta (da ferma) da un tapiroulant che andava ad una velocità paragonabile a quella di una tartaruga paralitica! Anche adesso se ci ripenso mi viene ancora da ridere. La scena che si è presentata ai miei occhi è stata questa: lei che continuava a sedersi sugli sci mentre l’affare procedeva lento, a un certo punto scivola, si ribalta a testa i giù con gli sci che fendevano la neve accumulata ai lati del nastro e io in piedi dietro di lei che ridevo tanto da farmi venire le lacrime agli occhi!
Ieri ho anche iniziato a leggere un nuovo libro: si intitola la Terra delle Storie di Chris Colfer. Gli amanti di Glee sapranno sicuramente chi è, ma per chi non ne fosse a conoscenza questo ragazzo interpreta Kurt Hummel, l’unico ragazzo gay dichiarato che frequenta la scuola Mckinley.
È un libro molto carino nonostante sia per bambini, lo si capisce dal lessico semplice e dalla narrazione fiabesca. Tuttavia sono d’accordo con la frase che ha inserito Chris all’inizio del libro “un giorno sarai abbastanza vecchio da ricominciare a leggere le fiabe” (di C.S. Lewis); non posso dire di essere vecchia, ma leggere una fiaba vuol dire poter tornare bambini e dimenticarsi dei problemi dei grandi. Ogni tanto abbiamo bisogno di scappare, rifugiarci in un mondo tutto nostro dove poter stare in tranquillità per almeno qualche ora.
Ho finito di leggere Red per l’ennesima volta (bello quanto il canestro della vittoria fatto all’ultimo secondo dell’ultimo quarto della partita); non mi stancherò mai di rileggerlo!
Il prossimo in lista sarà La Biblioteca dei Morti di Glenn Cooper: una mia amica ha detto che è molto bello, quindi ho deciso di prenotarlo in biblioteca, appena l’avrò finito vi farò sapere!
Ora me ne torno a studiare! Purtroppo gli esami si avvicinano e io non sono nemmeno lontanamente preparata!
Buona domenica a tutti!
Con affetto

C.

martedì 31 dicembre 2013

il2013èStato


Su twitter dilaga la tendenza “il2013èStato”; per me è impossibile scrivere in 140 caratteri cosa è stato per me quest’anno, quindi ho deciso di farlo sul blog, visto che era da un po’ che non aggiornavo.
Il 2013 è stato l’anno in cui ho iniziato a fare le notti in ospedale: è bello parlare con gli anziani a tarda nottata, sono molto più saggi di quanto noi crediamo, perché loro la vita l’hanno già vissuta, sanno come vanno certe cose e ti aiutano ad aprire gli occhi su certi problemi che, in un primo momento ci possono sembrare irrisolvibili, ma alla fine si dimostrano cose banali. Ti ringrazio tantissimo per aver suonato il campanello quella notte, grazie per la chiacchierata e per avermi fatto commuovere a quel “non riesco a dormire.. hai voglia di farmi compagnia?”: come avrei potuto dirti di no?
È stato l’anno dei due tatuaggi, accompagnata dal mio papà. I miei “daily reminder”: non smettere di sognare e abbi sempre coraggio: è meglio affrontare la vita a testa alta, magari beccandosi anche qualche colpo basso, piuttosto che continuare con gli occhi bassi all’ombra degli altri. E ricordati che prima o poi anche tu otterrai quello che da sempre desideri. Lo spero vivamente!
È stato anche l’anno delle promesse non mantenute, delle amiche che ti abbandonano e che ti trattano come se fossi un escremento di cane; l’anno in cui ho finalmente capito di chi mi posso veramente fidare e di chi no.
L’anno in cui ho perso la speranza, in cui ho perso la voglia di fare l’infermiera, perché non sarò mai brava, non sarò mai in grado di gestire da sola un reparto, perché io non so inserire l’agocanula a meno che la vena non si veda e non sia bella grossa, perché io non ho mai messo un sondino.. e se il mio primo giorno di lavoro devo metterlo e non mi ricordo più come si fa?
L’anno in cui un infermiere un po’ meschino mi ha fatto capire che se mi impegno posso fare tutto, che mi ha lasciata in balia dei medici durante il giro visita, io che avevo paura a guardarli negli occhi perché mi sentivo inferiore. Ho imparato a chiedere, quando non capivo qualcosa, e loro si sono rivelati gentilissimi nel rispondermi ed aiutarmi. “mai giudicare un libro dalla copertina” mai proverbio è stato più vero di questo.
Anche nel 2013 avevo tanto sperato di trovare un ragazzo, ma alla fine, ancora non si è presentato alla mia porta; sarà uno dei propositi per il 2014.
Anche una persona solitaria come me ha bisogno di qualcuno ogni tanto. Mi piace stare da sola, ma vorrei davvero tanto qualcuno con cui confidarmi, con cui parlare di tutto e non sentirmi mai giudicata. Qualcuno che non mi prende in giro se a 21 anni leggo ancora i libri di Harry Potter e ogni volta piango quando finiscono “perché non è possibile che sia già tutto finito, la Rowling li ha scritti troppo corti”; a 21 anni ho pianto anche per Primrose, Finnick ed Annie e il loro bambino, per Gale che nonostante tutto non è riuscito a conquistare il cuore di Katniss, quello di cui ha bisogno lei è il dente di leone, e per Cinna “io scommetto ancora su di te, ragazza in fiamme”.
Anche quest’anno ho atteso con impazienza la mia lettera di ammissione ad Hogwarts ma non è ancora arrivata… speriamo nel 2014.
Anche quest’anno non ho smesso di sognare, nonostante mi sia ripetuta più volte di smettere di farlo perché mi fa solo soffrire. Ho sognato di essere tante cose: di essere laureata in fisica, di abitare in america, di avere un cane di nome Lea, di cantare ad XFactor insieme a Lea Michele, Darren Criss e Chris Colfer e di poter abbracciare questi tre miei idoli.
È stato l’anno della morte di Cory Monteith e di Nelson Mandela a cui ancora non riesco a credere.
È stato l’anno del Twerk e di Miley Cyrus e della sua lingua di fuori.
È stato l’anno in cui è stato rivalutato di nuovo il concetto di bellezza: quest’anno andava di moda il gap tra le cosce (cosa che io mai avrò)e le ragazze al limite dell’anoressia pur di averlo.
È stato anche l’anno in cui Blaine si è proposto a Kurt e finalmente si sposeranno, per la gioia di tutti klainers del mondo.
E' stato l'anno in cui ho conosciuto persone speciali: la mia squadra di basket e l'infermiera della Neuropsichiatria infantile. Grazie S. per avermi fatto credere un po' di più in me stessa!
Come a fine di ogni anno, è giunto il momento dei buoni propositi per l’anno a venire:
- finire gli esami in tempo e laurearmi
- dimagrire (tutti gli anni lo dico, ma mai lo faccio) così da potermi sentire anche io un po' bella e un po' meno a disagio con questo corpo
- credere di più in me stessa e smettere di farmi mettere i piedi in testa dalle altre persone
- non smettere mai di essere un po’ bambina, non smettere mai di credere nella magia, nell’amore e nell’amicizia; non smettere mai di credere in Harry Potter, non smettere mai di pensare che anche io avrei potuto vincerli quegli Hunger Games, perché anche io ho delle qualità speciali come Katniss: anche io so tirare con l’arco e non esiterei un minuto se dovessi salvare la vita alla persona che amo.
- essere più acida di quanto non lo sia già, rispondere a tono alle persone che mi fanno dei torti, e non ai miei genitori.
- non smettere di giocare a basket  
- non smettere mai di sperare che prima o poi i sogni si avvereranno anche per me.
Buon 2014 a tutti!
Con affetto
C.

mercoledì 18 dicembre 2013

You're my best friend.



Ciao amica mia,
mi sei mancata moltissimo in questi mesi. Ogni anno non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui tu prendi il treno per tornare qui tra i monti.
Non sei cambiata affatto, sei sempre uguale, a parte l’accento da donna del sud che ogni tanto sfoggi! Mi piace sentirti parlare in dialetto, mi fai ridere, perché la Assu che ricordavo parlava al massimo un pochino di bergamasco; ogni tanto però qualche parolina ti viene ancora: non ti sei liberata del tutto dell’odioso “Pota”, ti perseguiterà a vita.
Nonostante ci siamo viste solo per poche ore, è stato come prendere una boccata di aria fresca, dopo un anno in cui ho respirato solo cattiverie da parte di persone maleducate.
È bello vedere che sei ancora molto simile a me: anche tu odi quando le persone sparlano con te di altra gente, sapendo che molto probabilmente pure tu sei oggetto dei loro discorsi. Ami ancora il basket, nonostante non lo pratichi più; ho visto la luce che ti ha illuminato gli occhi quando mi hai chiesto se gioco ancora.
Ed è stato proprio quello a farci diventare le persone che siamo oggi: due amiche che, nonostante i chilometri, sanno che potranno sempre contare sull’aiuto dell’altra.
Sei un po’ la Rachel del mio Kurt: non so se guardi Glee, ma ad inizio terza stagione Rachel ammette a Kurt di non stare bene da sola a NY, e lui, come per magia, si materializza davanti ai suoi occhi.
Anche io avevo bisogno di vederti, e così è stato: sei venuta qui e mi hai dedicato un pochino del tuo tempo. Ed era proprio quello di cui avevo bisogno: parlare con una vera amica, senza la paura di essere giudicata.
E sai che anche io non ti giudicherei mai: mi hai confidato delle cose molto importanti e io custodirò quel segreto come se fosse oro.
Solo una cosa voglio dirti, da vera amica: non farti più mettere i piedi in testa dalle persone; sei forte come Rachel, quindi fai sentire la tua voce.
Le persone che non ti apprezzano, non ti meritano.
Visto che non so se leggerai mai questa lettera qui su internet, te la scrivo sul nostro diario, proprio come quando eravamo bambine e ci confidavamo li i segreti.
Vorrei tornare indietro: essere di nuovo bambina e averti vicina a me.
Perché mi manchi da impazzire.
Ciao amica,
all’anno prossimo.

C.

venerdì 13 dicembre 2013

happy days are here again.



Buona Santa Lucia a tutti!
Anche a casa vostra è passata questa signora vestita di bianco a lasciare dei regali? Qui da me si! Stamattina, appena mi sono svegliata, ho trovato un bel libro (Hunger Games, finalmente!) e tante tante caramelle ad aspettarmi sul tavolo della cucina!
È sempre bellissimo svegliarsi la mattina del tredici dicembre, con il pensiero che c’è sempre qualcosa per te sotto l’albero. È un po’ come tornare bambini: quando la sera prima si andava a letto presto e non si riusciva a prendere sonno per ore e ore. Quando sentivi dei rumori in salotto ma non ti azzardavi ad uscire dal tuo rifugio sotto le coperte per vedere chi c’era: perché se la Santa Lucia ti vede, ti butta la cenere negli occhi e ti fa diventare cieco come te. Al mattino trovavi la strada di caramelle che dalla porta della tua stanza arrivava al luogo in cui erano stati disposti tutti i tuoi regali, oltre ad un’infinita quantità di dolci!
La prima cosa che facevo era accertarmi che la colazione che le avevo preparato, era stata consumata; se l’asino aveva mangiato lo zuccherino che avevo lasciato vicino alla tazza con il caffè-latte, insieme ad un mandarino, qualche biscotto e un po’ di fieno. Perché non sia mai che la Santa non mangi niente durante tutto il suo lunghissimo viaggio per lasciare i giochi ai bambini.
E magicamente tutto era sparito!
Al posto del cibo trovavo sempre una letterina, scritta da lei, in cui mi diceva che aveva visto che ero stata brava tutto l’anno e che quei doni me li ero meritati; però ovviamente mi faceva promettere di imparare ad essere più ubbidiente e a non rispondere più male ai miei genitori: promesse che mantenevo con particolare solerzia fino al giorno dopo!
Quel giorno, uscire di casa per andare a scuola era un vero e proprio pugno al cuore; se non per il fatto che pure li ci aveva lasciato qualcosa.
Quando entravi in classe, tutta buia con le luci spente, un po’ di paura ce l’avevi, però poi, quando la maestra accendeva tutto, anche i tuoi occhi si illuminavano.
È il giorno che più preferisco all’anno. È un giorno magico, che rende i bambini veramente felici.
Quest’anno ho passato la mattinata di Santa Lucia in un posto un po’ diverso: nel reparto di Neuropsichiatria infantile.
Questi bambini non avevano aspettative, non sapevano cosa avrebbe portato, ma per loro qualsiasi cosa sarebbe stata il gioco più bello dell’universo.
Il mio piccolo L. si è svegliato alle 4 del mattino per vedere cosa c’era nel suo saccone rosso ai piedi del letto.
E ovviamente, così facendo, ha risvegliato anche tutte le altre tempeste del reparto!
Alle sette già tutti erano in giro per il reparto a far vedere agli altri i loro regali!
È stata una gioia, vedere la felicità nei loro occhi! Nonostante non sia il miglior posto del mondo per passare questa giornata!

Questo è stato il mio regalo di Santa Lucia: uno dei migliori che io abbia mai ricevuto.
C.

domenica 8 dicembre 2013

the path to heaven runs through miles of clouded hell.



Buon giorno a tutti!
Dopo aver passato i tre giorni più lunghi della mia vita senza il mio amato computer a farmi compagnia, eccomi ritornata nel mondo dei vivi, con un tatuaggio in più e molti ma molti soldi in meno, complici il regalo di compleanno per il mio papà e gli infiniti pieni che ho dovuto fare alla mia macchina per poter andare in ospedale a far tirocinio. Confido nelle paghette di Natale per rimpinguare il mio portafoglio che ormai piange la miseria.
Il tirocinio in ospedale sta andando a gonfie vele; è bello quando l’infermiera si complimenta con te per come lavori e per come ti impegni.
Ho sempre avuto degli ottimi tutor nei reparti, ma lei è la migliore di tutti: nonostante il casino di pratiche che ci sono da sbrigare in day hospital, riesce a trovare il tempo per seguirmi e per spiegarmi tutto.
Quando sarò infermiera, vorrò essere proprio come lei: educata, appassionata a quello che fa e soprattutto dolcissima con i bambini.
Ho avuto anche il piacere di condividere una chiacchierata con una dottoressa anestesista, la quale mi ha vivamente consigliato di cambiare lavoro, di andare a far la pasticcera o la cassiera all’ikea, e S., come se fosse quasi una croce, le ha risposto “è anche brava a far l’infermiera” e io, OVVIAMENTE (cit. una persona speciale…), mi sono gongolata tutta la mattina per quell’apprezzamento. 
Credo di non aver scelto la strada più facile di tutte, visto i venti che tirano in questi tempi qui in Italia, ma sono contenta di averla intrapresa perché mi gratifica tantissimo questo lavoro e non si tratta solo spalare quintali di m…a come molti credono. Alla base c'è molto di più: il rispetto per le persone, in qualsiasi momento della vita, capire quando è giunto il momento di smettere con le terapie e lasciar percorrere alla persona gli ultimi passi in questo mondo. Far si che le persone, soprattutto i bambini, si fidino di te. sono un insieme di elementi, che detti così sembrano inutili, ma in questo campo contano moltissimo. 
cambiando argomento...
Martedì era il compleanno di mio papà. Siamo andati a farci un altro tatuaggio, il terzo per me, il settimo per lui. Io mi sono fatta fare una frase sulla spalla, “the path to heaven runs through miles of clouded hell”, mentre lui ha continuato un bracciale che già aveva.
Quella frase diventerà il mio mantra, visto che rispecchia la realtà: sulla via per la felicità si possono verificare anche eventi spiacevoli, che metteranno a dura prova la nostra forza di volontà; ma se si persevera, l’obiettivo che ci siamo posti verrà raggiunto, e quello sarà il momento più bello, vuol dire che gli sforzi che abbiamo fatto sono serviti a qualcosa.
È un memo, per ricordarmi di non mollare, che prima o poi qualche gioia arriverà anche per me, la vita non potrà essere sempre grigia.
Per fortuna che ci sono delle persone che la colorano un po’, questa vita apatica.
Come le mie compagne di squadra: sono contenta di averle. Queste ragazze sono in grado di dipingere la mia vita ognuna di un colore di verso, ma comunque bellissimo.
C’è F. la capitana, colei che anche durante le partite se c’è qualcosa che la fa ridere, si accascia per terra con le lacrime agli occhi, facendo morire dalle risate anche noi.
Pollo, il grillo parlante, la nostra coscienza che ci tiene sui binari giusti, che ci fa mantenere la concentrazione.
C. l’animatrice dei villaggi, e dei campi da basket.
L. la pazza.
A. la ragazza seria un po’ timida, ma quando c’è da tirar fuori gli artigli è la prima a farlo.
G. la ragazza che conosco da più tempo e con la quale ho condiviso un’infinità di campionati e a cui voglio un bene dell’anima.
L’altra G. anche lei la conosco da molto tempo, abitiamo anche nello stesso paese; la nostra affinità in campo è micidiale, sarà forse dovuta al tempo che ho passato con lei, ci basta uno sguardo per capire le intenzioni dell’altra.
M. il fiore della vita (xD), un’attrice un po’ fuori dagli schemi.
Speedy, la sua forza è paragonabile al diavolo della Tasmania. Se sta correndo e tu sei sulla sua traiettoria faresti bene a spostarti, non ha paura di travolgerti.
E infine P. la stordita che immancabilmente dimentica la carta d’identità.
Voglio un bene infinito a tutte; questa è la miglior squadra con cui abbia mai giocato.
anche gli allenatori sono degli idoli, ma ce n’è uno che rimarrà per sempre nel mio cuore, e non a caso la sua iniziale è la stessa del mio allenatore attuale.
E. è una spanna sopra gli altri: lui mi ha portata fuori dal campo in braccio quando mi sono rotta il ginocchio, con lui ho ricominciato a giocare dopo un anno di stop e sempre con lui ho iniziato a credere di essere brava.
Gli devo tutto, anche se non ho fatto della mia carriera sportiva la mia vita, il basket ha giocato un ruolo fondamentale e lo sta facendo tutt’ora.
Oggi giochiamo la seconda di campionato, non abbiamo aspettative sul risultato, sappiamo già di perdere, ma speriamo lo stesso di divertirci come solo noi sappiamo fare.
Non vinceremo il campionato, magari (quasi sicuramente) perderemo tutte le partite, ma a noi poco importa, quello che conta è il premio “squadra del sorriso” e noi abbiamo tutte le carte in regola per accaparrarci questo titolo.
Ieri sera sono andata al cinema a vedere Hunger games: la ragazza di fuoco. Un film bellissimo, tanto che mi ha convinto ad iniziare a leggere i libri, che OVVIAMENTE non sono disponibili in biblioteca fino a febbraio.
Come in ogni film, c’è sempre quel personaggio che ti fa innamorare; in questo, tre hanno rapito il mio cuore:
il primo fra tutti è Gale: lui e quell’amore platonico, impossibile, che lo lega a Katniss. Super geloso del povero Peeta che ha conquistato il cuore della ragazza di fuoco, e anche il mio, per la sua dolcezza.
Infine Finnick, e il suo essere gentile con Megs, sua compagna e tributo volontario per salvare un’altra ragazza.
Quando inizierò a leggere i libri so già che mi innamorerò ancora di più di questi tre ragazzi, e come sempre inizierò a fantasticare.
Per concludere vorrei spendere due paroline per ringraziare una persona davvero speciale, nonostante non la conosca di persona, ci siamo scambiate un paio di messaggi via Tumblr.  
Grazie. Mi hai fatto ritrovare la forza per andare avanti in un momento di debolezza; stavo per mollare tutto ma non l’ho fatto.
È sempre bello condividere i propri demoni con qualcuno: visti da fuori può essere più facile trovare una soluzione per sconfiggerli.
E a volte bastano solo delle parole di conforto per farti ritrovare il sorriso.
Ovviamente (“perché non può essere altrimenti”), grazie infinite.
Un bacione a tutti.

C.